Fabio Geda presenta le sue (e nostre) Anime Scalze alla Colombre di Erba

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Fabio Geda, torinese, classe 1972, ha un passato da educatore. Lo si capisce dalle parole, dal tono della voce, da quel misurare affetto e vicinanza pur restando discreto, quasi ad attendere che sia l’altro a chiederne, ma porgendo gli occhi, le orecchie, le mani. È questo che si percepisce nel suo ultimo romanzo, Anime scalze, edito da Einaudi, in cui racconta la storia di Ercole, un adolescente come tanti, forse, con un bagaglio di sogni, speranze, fragilità e delusioni, figlio di tutti e di nessuno. Un libro delicato e feroce, che l’autore presenterà alla libreria Colombre di Erba giovedì 25 maggio alle ore 21.

«Anime Scalze parla di adolescenza – dice – dell’importanza di essere e avere dei fratelli e delle sorelle quando per tanti motivi i genitori zoppicano e non ce la fanno. Nell’estate dei suoi quindici anni, Ercole deve fare i conti con le esplosioni emotive dell’età e della vita, con una madre che pensava essere scomparsa e invece gli abita accanto, con l’unico suo punto di riferimento, la sorella che lo ha allevato, in procinto di andarsene, per seguire la propria strada e il proprio cuore. Ercole è un’anima scalza, come lo sono tutti gli adolescenti, che flirtano costantemente con il pericolo e la libertà, e che della libertà hanno un impellente bisogno. Essere scalzi è percepirsi liberi, è il piacere di camminare a piedi nudi in casa, sulla spiaggia o dentro l’acqua, ma può essere pericoloso, perchè è necessario stare sempre attenti a dove si va, a cosa si calpesta, a quali ostacoli ci si parano davanti. Ercole è circondato dalle persone di buon cuore, che nel suo linguaggio sono coloro che vogliono curiosare, ficcare il naso nella sua vita polverosa e intermittente, per fare cose buone e dare una mano, ma corrono il grosso rischio di far emergere tutto ciò che non funziona o funziona male nel suo nucleo familiare, portando al suo sgretolamento e alla conseguente perdita di esso, portandogli via l’unica cosa che per lui ha valore.»

Un percorso che Geda conosce bene, che ha visto con i propri occhi e che riconosco anch’io, perchè l’ho vissuto attraverso la pelle dei tanti, troppi bambini e ragazzi che ho incontrato, abbracciato, sostenuto e consolato nella mia vita professionale.

«Ho fatto l’educatore per 12 anni e conosco bene il tipo di rapporto familiare che metto in scena – prosegue –  nel romanzo di formazione borghese si racconta l’adolescente turbolento che rompe con la famiglia e che odia i genitori, in un gioco delle parti che è possibile portare avanti perché c’è un affetto profondo e dalle solide fondamenta, grazie alle quali il figlio sa che il “ti odio” non porterà mai alla perdita dei suoi genitori. Quella con cui ho avuto a che fare io, invece, è una realtà molto diversa, abitata da ragazzi che avevano ben ragione di avercela con i loro padri e le loro madri, ma che non trovavano la forza di accusarli o di odiarli, perché così li avrebbero persi definitivamente. Privati persino il diritto di arrabbiarsi, costretti ad amare e difendere chi aveva fatto loro del male pur di mantenere quel poco di relazione che c’era.»

Ercole che si sente tutto e niente, cielo e inferno, pane e digiuno, in una Torino che compare, per la prima volta, in uno dei romanzi dello scrittore, stupito di quanto sia stato bello e facile, dopo dieci anni e il timore che la città imbrigliasse la sua immaginazione, far respirare i suoi personaggi in un luogo di cui conosce bene strade, paesaggi, bellezze e incredulità. Ercole che vorresti stringerlo tra le braccia, Ercole che vorresti schiaffeggiarlo, Ercole che è tutti gli sguardi di sfida e d’amore che possiamo immaginare.

«Da settembre porterò questo libro nelle scuole – conclude – come è già successo con i precedenti. Il confronto con i ragazzi arricchisce e fa riflettere, resta addosso come un abito prezioso. Ricordo ancora, durante la presentazione di Nel mare ci sono i coccodrilli (la storia vera di Enaiatollah Akbari, della sua fuga dall’Afghanistan e del lungo e travagliato viaggio affrontato per arrivare in Italia), la grande partecipazione emotiva della maggior parte dei presenti, coetanei del protagonista, e le loro domande smarrite sulla veridicità del racconto e la reale esistenza di situazioni di questo tipo. Ho ben impressa nella mente le loro espressioni di stupore e il loro desiderio di capire, conoscere, approfondire, imparare, avere risposte. Gli adulti, in fondo, servono a questo.»

Ingresso libero.

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