Ecco i muri a secco per il Monte dei Poeti

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Rimanga valida la massima “costruite ponti, non muri”, ma esistono sempre delle eccezioni. In via Pianazza 9 a Como infatti una quindicina di volontari e trenta rifugiati politici, provenienti da diverse realtà radicate sul territorio, hanno unito le forze per la costruzione di un muro a secco su una zona dissestata, che vantava un tempo forte valore agricolo. L’iniziativa, inserita nel più ampio progetto per la costituzione del parco letterario Monte dei Poeti, è stata promossa dall’associazione Sentiero di Sogni, dal Coordinamento CAS Comaschi e dalla Parrocchia di Rebbio. Scopo non solo rivalutare una porzione di territorio fortemente degradata, ma anche costituire sinergie fra i partecipanti e fornire ai migranti un’occasione, a scanso di pregiudizi, per inserirsi nella comunità comasca. Dopo una breve formazione teorica, i ragazzi, muniti di guanti e attrezzi da lavoro, si sono messi all’opera. Mostrandosi entusiasti e attenti ai consigli degli esperti che li affiancavano, hanno sviluppato dinamiche di gruppo efficaci, tanto da arrivare a edificare, in soli due giorni, ben trenta metri di muro.

Trenta migranti da diversi paesi africani partecipano all’iniziativa

Sovrastando il rumore di picconate, Luca Drovandi, docente del corso, ammette di essere rimasto strabiliato dal risultato finale. Ultimati i lavori, dopo una foto di gruppo per commemorare il momento si passa a una fase di raccoglimento, durante la quale Pietro Berra, organizzatore dell’iniziativa, mostra ai presenti foto che documentano l’evoluzione del territorio comasco negli ultimi secoli, sottolineando anche l’importanza a livello culturale della mulattiera Como – Brunate che ci si sta impegnando a riqualificare (si pensi, ad esempio, che è proprio lì che si sono conosciuti i nonni della nota poetessa Alda Merini).

Pietro Berra

La volontà di sensibilizzazione storica trova degli ascoltatori ricettivi, in breve si forma una catena di traduzioni e, mentre la volontaria Giulia Galera fa da interprete per l’inglese, alcuni fra i richiedenti asilo riferiscono a loro volta ai propri compagni nelle rispettive lingue d’appartenenza. Arriva l’ora del pranzo, nuova occasione di incontro fra culture. A cucinare per tutti sono infatti le donne marocchine dell’associazione I Ponti, che propongono specialità tipiche quali lo Rgaïf, una sorta di pane fritto molto simile alla cotizza, come fa notare qualcuno.

Regna un clima di festa, la soddisfazione generale si manifesta in balli e in un’allegria diffusa. Non rimane che consegnare gli attestati di partecipazione e, fra gli applausi generali e le reciproche congratulazioni, arriva il momento di tornare a casa. A ricordo dell’esperienza rimangono i nuovi legami instaurati, nella speranza che il progetto trovi il sostegno necessario per espandersi e permettere a chi vi ha partecipato di mettere a frutto, in occasioni future, le competenze lavorative acquisite.

 

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