DOUBT, a Milano all’Hangar Bicocca

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Se soffrite di sindromi vertiginose, attacchi di panico, claustrofobia, acrofobia, kenofobia, non andate. La mostra DOUBT, all’Hangar Pirelli sino al prossimo 31 luglio, curata da Vincent Todolì, promette brividi e perdita delle coordinate spazio-temporali. Del resto Carsten Höller, tedesco, fra gli artisti oggi più quotati e che da anni si interroga sulla natura dell’uomo, si è formato come fitopatologista, ha un dottorato in scienze dell’agricoltura ed è specializzato in ecologia chimica.

Holler crede fortmenete nel potere dell’interazione che scaturisce dal binomio uomo-opera d’arte: è infatti il visitatore, a partire dalla prima installazione che incontra, Y, a scegliere il proprio percorso. E, diciamocelo, decidere fra il ramo destro e/o quello sinistro della Y non è facile. Da sempre, per sempre. Poi un lunghissimo – o quantomeno, a chi scrive è parso infinito – tunnel buio e nero conduce all’interno della mostra vera  e proria (ah, se decidete di entrare in mostra attraverso il tunnel, alla quale si accede sia dal ramo destro, sia da quello sinitro della nostra amata Y, non vale tornare indietro né, tantomeno, accendere la torcia dello smartphone).

sito_01Terminato il tunnel, funghi sospesi, due giostre-caroselli che fanno Luina Park anni Ottanta, un dispositivo luminoso sospeso composto da due sfere concentriche e lampeggianti, un’opera di Philippe Parreno che era parte della mostra precedentemente ospitata in Hangar, ricevono il visitatore bombardolo grazie a un perverso e subodolo gioco di luci colorate.

Su Double carousel si possono anche indossare occhiali speciali che provocano sentimenti di euforia e stupore. E perché riununciare alla sensazione del volo grazie a Flying machines? Ancora qualche passo con la testa che gira velocissima e si arriva al Cubo che ospita l’opera Two roaming beds (Grey): due letti si muovono ininterrottamente e in maniera impercettibile. Ed è proprio in questo spazio dell’hangar che si può addirittura trascorrere una intera notte, esclusivamente in coppia, cullati dalle opere di Holler e facendo bei sogni grazie a quattro dentifrici di quattro colori diversi che, se mischiati e inghiottiti prima del sonno, promettono effetti speciali indimenticabili (e se fossero solo dei semplici, ma molto trendy, Marvis?).

sito_04Più che una mostra di arte contemporanea, una strana esperienza sensoriale; potremmo lungamente dibattere sul fatto che l’interattività dell’arte sia forse un concetto superato o, quantomeno, assai scontato. L’interazione è qualcosa di insito in chi osserva, ascolta, partecipa. Di certo le opere in mostra risultano un efficace strumento, ad esempio, per avvicinare i più piccoli all’universo dell’arte.

Pensieri personali, condivisibili o meno a parte, andate a vedere DOUBT: è importante muoversi e scoprire. E magari tornare a Como anche dalla vicina Milano con qualche idea in più. La mostra, ultima cosa, è anche gratuita, come tutte quelle che si sussegono in HangarBicocca. Avete ancora dubbi?

 

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