Dopo la festa le polemiche: non c’è pace a San Giovanni

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Gli artisti, si sa, son idealisti e, fondamentalmente, dei poveri illusi. Si illudono, gli artisti, che la loro arte sia utile, abbia una finalità, uno scopo. Come loro, peraltro, la pensano quelli che artisti non sono, ma che di quell’arte godono. Ammirano i quadri, leggono libri, poemi, contemplano architetetture, guardano film… ascoltano la musica. Già, la musica. È la più semplice delle arti perché, volendo, chiunque può farla, in qualsiasi momento: basta modulare, invece di parlare, basta picchiettare con le dita su un tavolo e anche se si è stonati, anche se non si possiede il senso del ritmo, quella sarà sempre musica, magari malriuscita, ma pur sempre musica.

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E i musici, quei poveri illusi, si sono illusi ancora una volta che la loro arte potesse servire a qualcosa. Suonano per le persone sui palchi, nei locali, per strada, talvolta negli ospedali, nelle case di riposo, spesso per pochi soldi, ancora più spesso per niente se non per il piacere di farlo, di condividere quelle note, di allietare chi è lì con loro. Dovrebbe, questo, capirlo anche chi sostiene che sia tutto inutile, che la musica non abbia finalità, dimenticandosi che quando poi salirà in macchina accenderà la radio e si ritroverà a canticchiare Vasco, i Pooh, i Pink Floyd, Casadei, gli Iron Maiden, qualsiasi cosa fornisca una colonna sonora che possa alleviare la noia mentre godono dell’operato di quei musicisti lontani.

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Musicisti di Como hanno scelto di stare vicini a un pubblico particolare, di cercarsi spettatori fino a pochi minuti prima completamente inconsapevoli: i migranti intrappolati nell’area della stazione ferroviaria di San Giovanni. La Svizzera li respinge, qui non trovano risposte diventando, invece, un immediato problema politico prima ancora che umanitario e sociale mentre attorno a loro, colpevoli di aver cercato una vita migliore, si agita lo spettro del razzismo – accusa che tutti respingono sempre al mittente con grande forza – condito dal pressapochismo e da una quantità imbarazzante di frasi fatte che poco hanno a che fare con una realtà fatta, in questo momento, di rassegnata disperazione.

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Così si è fatta festa dove gioia non c’era, cercando di suscitarla per lo spazio, troppo breve, di una mezza serata. Cosa ha risolto? Nulla: l’accampamento è ancora là. Cosa doveva risolvere? Nulla, perché non spetta agli artisti risolvere, ma portare arte. C’è chi ha portato cibo, vestiario, assistenza: Filippo Andreani e quelli che hanno risposto al suo appello, hanno portato chitarre e canzoni accolti quasi con incredulità per poi lasciar fare al linguaggio universale della musica – questa sì che è una frase fatta immediatamente verificabile – nei cori, nelle danze e nei sorrisi di tutti.

Non c’erano bandiere, non sono partiti cori politici, i presenti – comaschi e non aventi diritti, tanti bambini da entrambe le parti, che si sono subito mescolate – hanno commesso qualche ballo e una serie di canti, come accade ogni giorno ovunque nel mondo, ma – evidentemente – questi musici si sono scelti il pubblico sbagliato.

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Chi ritiene che si sia trattato di un gesto inutile aveva il pieno diritto di scuotere la testa e passare oltre. Ma nell’era dei social, dove non esprimere la propria opinione sembra un crimine, si è scatenata una guerra fatta di pixel: messaggi pubblici, minacce private, insulti, ingiurie, tentativi di depotenziare, escalation, deliri.

https://scontent-amt2-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/13654195_1724706577802877_2676927895283468984_n.jpg?oh=926b78004c48495e336d25434aee544b&oe=5815FAC7Intanto è partita una Interrogazione a risposta scritta all’indirizzo del Ministro dell’Interno da parte dell’Onorevole Nicola Molteni e ci piace pensare che Angelino Alfano si gratterà il capo domandandosi «Filippo chi?» prima di svolgere le severe verifiche del caso per appurare quali reati siano stati perpetrati (porto abusivo di fisarmonica?).

Lo stesso Molteni, invece, ieri ha visitato la stazione assieme all’assessore regionale alla Sicurezza, protezione civile e immigrazione Simona Bordonali e la consigliera Daniela Maroni: è stato promesso un presidio sanitario. «È una soluzione che abbiamo già avviato a Milano – è l’assessore che parla – la mettiamo a disposizione anche qui poiché la situazione è drammatica, bisogna tutelare sia queste persone che vivono accampate in stazione, sia i cittadini di Como che i turisti di passaggio. Questa situazione è la conseguenza della gestione criminale dell’immigrazione di Renzi, per il governo queste persone sono fantasmi, invece hanno diritto a una accoglienza dignitosa che in questo momento non è garantita».

Al dibattito che si svolge al 99% in rete, dove la gente si insulta a distanza per il ludibrio dei lettori, naturalmente non partecipano i pomi della discordia, più occupati a tirare a campare cercando di capire cosa ne sarà di loro e che futuro avranno mentre stazionano in stazione, probabilmente non comprendendo perché, contemporaneamente, ci sono persone gentili che li assistono, li accompagnano e li sfamano, e altre che li odiano, li additano, li insultano (queste ultime tenendosi precauzionalmente a distanza, che non si sa mai) mentre a Chiasso ci sono gabbie elettrificate ad attenderli prima di venire ulteriormente rimbalzati. E ci piace ricordare qui che, ogni anno, a giugno, la vicina Svizzera celebra con un’enfasi che in Italia farebbe saltare più di qualche nervo, la Giornata del rifugiato.


Intanto nella parrocchia di Sant’Eusebio è nata una mensa solidale dove ci sarebbero tutti i presupposti per ulteriori scintille. Scrive Flavio Bogani: «Siamo l’Arca di Noè, tutti diversi, chi la pensa in un modo chi in un altro: cattolici, pastafariani, agnostici, atei, tradizionalisti, conservatori o rivoluzionari». Ed è subito lite? No: «Un cosmo unito, coeso dal sogno di poter donare, con il proprio unico e irripetibile eccomi, una carezza a chi ci passa accanto. E, all’improvviso siamo travolti da una comunità di giovani mamme, bimbi e giovanissimi che nel silenzio, nell’imbarazzato sedersi ai tavoli accettano con semplicità il nostro povero pasto».

Perché il pasto sia meno povero, occorrono riso, cibo per bambini in età da svezzamento, pomodori pelati e qualche scatola di latte in polvere, ma ogni contributo è, indubbiamente, ben accetto. È nata una pagina Facebook a cui fare riferimento.

(Le foto sono di Andrea Butti che ha pubblicato un bellissimo album che testimonia tutta la serata)

4 commenti

30 luglio 2016 alle 9:26

Bravo Alessio

30 luglio 2016 alle 18:38

L’onorevole “Nicola Chi?” come mai non organizza presìdi davanti alle lombardissime fabbriche di armi che hanno triplicato le esportazioni presso aree di guerra e/o di crisi? Non si è domandato “Nicola Chi?” se per caso tra l’export delle armi e i profughi non vi sia qualche legame? Com’è facile essere forti coi deboli e deboli coi forti….. Bravo Alessio e bravi quanti sanno “restare umani”, senza perdere buon senso e soprattutto distinguendolo dal “senso del ridicolo”

30 luglio 2016 alle 19:12

Chi semina vento raccoglie tempesta…la lega sparirà ma i gesti buoni danno i frutti ognuno di quella sera porterà con se tanto bene…Grazie a tutti…

1 agosto 2016 alle 19:23

Alessio Brunialti ti ringrazio per l’articolo., sopra ogni strumentalizzazione HA vinto la solidarietá e la condivisione. Un abbraccio a tutti gli esseri umani che sono tanti in questa giungla di dementi

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