Dentro a Una crepa nel muro di Paolo Moretti

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Di nuovo all’Ostello Bello, di nuovo la presentazione di un libro. Stavolta si tratta di un romanzo, quello di Paolo Moretti: Una crepa nel muro. Ne abbiamo già parlato e scritto su Bibazz e CiaoComo Radio ma questo piccolo gioiello merita che se ne parli e scriva ancora: questo è quello che hanno pensato, di sicuro, i molti che hanno presenziato all’incontro. Dialogando con Andrea Quadroni, Paolo ha raccontato – senza mai rivelare troppo – qualche dettaglio della storia, a quali personaggi si sia ispirato e quali, invece, siano reali, al motivo per cui abbia pensato di ambientare questo giallo tra la Berlino del muro e la Como dei giorni nostri – la città non è mai citata apertamente ma alcuni luoghi sono facilmente riconoscibili per il lettore attento. Così, dunque, ci ha spiegato che i flashback e i salti temporali sono funzionali al racconto, che è quello di un delitto ma anche quello dei personaggi che ruotano attorno alla vittima e le cui vicende, si scoprirà leggendo il libro, sono molto più connesse di quanto essi stessi possano immaginare.

Una crepa nel muro di Berlino

Lo spunto – ma solo per quanto riguarda le modalità – arriva anche da un delitto realmente avvenuto sul lago di Como e ciò deriva dall’esperienza di cronaca giudiziaria che l’autore segue da anni e che gli ha permesso di raccontare dettagliatamente e correttamente le modalità di indagine e di interrogatori, così come di caratterizzare alcuni investigatori che non sono reali ma che sono l’ “insieme” di persone esistenti. Personaggi reali invece sono due giornalisti che nella storia vengono ricordati per due episodi storici: si tratta del primo cronista che – anche grazie al lasciapassare di cui godeva in quanto componente del corpo diplomatico USA – il 14 agosto 1961 registrò i primi reportage tra Ovest e Est e le prime impressioni. Il secondo è il corrispondente italiano Ansa Riccardo Erhman, che il 9 novembre 1989 chiese al Ministro Günter Schabowski a partire da quando sarebbero entrate in vigore le nuove norme relative alla libertà di viaggio: questi, impreparato, rispose «Da subito», dando vita a una corsa verso la libertà nelle strade di Berlino Est.

Sebbene per il libro ci sia un comprensibile amore totale, le parti di ricostruzione storica sono, ha spiegato Paolo, quelle preferite per il lavoro di ricerca che hanno comportato. La sensazione è, peraltro, che il 9 novembre del 1989 tutti sapessero di stare vivendo un momento epocale nella storia mondiale, cosa che non sempre è facile realizzare istantaneamente. Il muro aveva diviso famiglie e creato tragedie e la sua caduta era un vero segnale di speranza; Roger Waters eseguì The tide is turning durante il live di The wall a Berlino del 1990 e il testo della canzone stesso era manifestazione dello spirito di miglioramento che oggi, purtroppo, non è più tale a causa di tante – troppe – divisioni non fisiche ma allarmanti e di un odio che riporta ad allora.

La città tedesca e la sua storia hanno affascinato Paolo durante alcuni soggiorni lì e l’idea di ambientarvi il suo primo romanzo è venuta naturalmente, così come naturalmente sono “nati” i personaggi che animano il libro: il “cattivo” Wolf è stato il primo, più precisamente studiato, a cui poi sono seguiti gli altri durante l’evoluzione della storia.

Andrea Quadroni e Paolo Moretti

In tanti ancora non hanno avuto la fortuna o il tempo di leggere Una crepa nel muro e quindi non è opportuno scendere nei dettagli (o spoilerare, come si dice in gergo) ma è stata molto interessante la domanda di Andrea rispetto al colpo di scena al termine: è giustizia finale o l’indicazione che violenza chiama violenza? La risposta che Paolo si è dato – forse inconsciamente – è che la storia doveva andare così e che l’epilogo è quello più connaturato alla vicenda.
Un ultimo spazio è stato lasciato alla musica, naturalmente, data la passione di Paolo: fondamentale nella sua vita, è parte di ogni momento della giornata e, quindi, anche della scrittura: sebbene fanatico di Bruce Springsteen, questo è l’unico artista che non ascolta nei momenti di concentrazione perché rischia di distrarsi ma senz’altro può essere un buon sottofondo per la lettura del romanzo, così come il concerto The wall del 1990, che ne è la colonna sonora naturale. Chi si è appassionato di questa storia e chi ama lo stile di Paolo deve stare attento, perché ci ha dato anticipazioni succose, in merito a un nuovo lavoro che potrebbe dare vita a un personaggio – un giornalista – che potrebbe diventare seriale…

(Foto di Andrea Butti)

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