Daverio: quando arte e luce si incontrano

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«Dio disse Sia fatta la luce! e luce fu. Da allora in poi, di luce non ne abbiamo più fatto a meno». Con queste parole Philippe Daverio, storico dell’arte e docente di architettura all’Università di Palermo, introduce la conferenza dal titolo Luce e colore nell’arte. Conferenza, questa, tenuta nella magnifica sala del Teatro Sociale di Como, una delle prime manifestazioni aperte al grande pubblico nel contesto del Festival della Luce 2017, quarta edizione di un evento che coinvolge l’intera città durante le prime settimane del mese di maggio.

Quest’anno, il Festival ha come tematica non soltanto la luce (che è il fil rouge dell’evento stesso), ma, nello specifico, il colore e a proposito di esso sono state organizzate conferenze, incontri, concorsi e anche giochi per il pubblico di ogni età. E così il comitato organizzatore, composto dall’associazione Città della luce e dalla Fondazione Alessandro Volta, con la collaborazione di una fitta rete di enti culturali cittadine (non ultima l’Università degli Studi dell’Insubria), ha assegnato a Daverio la narrazione del profondo legame tra arte, luce e colore.


Un intervento conciso ma efficace, di enorme statura culturale, fatto di una lucida analisi delle società umane di ogni tempo e di voli pindarici attraverso la Storia, per mettere in mostra come l’uomo di ogni tempo non abbia potuto fare a meno di mettersi in relazione con la luce, anche se in maniere differenti in base al periodo e al luogo di provenienza. Hanno fatto la loro comparsa nomi illustri come Giotto, Rubens, Vermeer e Le Corbusier, a sottolineare il continuo conflitto tra la luce naturale e la luce prodotta dall’uomo (quella di Alessandro Volta, in fondo), che ha come campo di battaglia gli infiniti spazi della società umana e del cielo stellato. Il tutto, condito da un’ironia pungente ma bonaria, che non ha risparmiato né gli italiani («Che videro la polvere da sparo dei cinesi e, invece di farne fuochi d’artificio, decisero sapientemente di spararsi tra loro»), né i francesi, il mondo della stampa e di Internet (in cui tuttavia è possibile leggere una forte potenzialità estetica) e neppure il pubblico stesso in sala. E come sfondo a questa serata magica, i quadri del Caravaggio, proiettati sul sipario chiuso, promemoria eterno di ciò che ci colpisce, a nostra insaputa, in ogni momento.

(Foto di Andrea Butti)

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