Dal Gambia a Como, la Cucina di Alex si presenta

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Giovedì 9 novembre alle 20 i sapori del Senegal arrivano al Bebop Cafè di via Pasquale Paoli 49 grazie a La Cucina di Alex, servizio di catering fondato e gestito dal rifugiato gambiano Dembo Sillah. La cena prevederà piatti tipici quali Domoda (pietanza a base di verdure) e Thiakry (dolce a base di cous cous e yogurt), e sarà accompagnata dalle incursioni musicali di Cristiano Paspo Stella, che apporterà una quota italiana alla serata con una serie di canzoni d’autore incentrate sul tema del viaggio e della scoperta. L’evento è l’ideale per entrare a contatto con una cultura diversa e toccare con mano un progetto culinario senza precedenti a Como, facendo al contempo esperienza diretta della forza di volontà che anima questo giovane imprenditore. Per l’occasione, Dembo, in arte Alex, ci parla del suo percorso di vita e degli ideali che ispirano la sua cucina.

Dembo Alex Sillah

Come sei arrivato qui a Como?

Sono nato in Gambia. Quando vivevo lì, facevo il cuoco di professione e lavoravo in un hotel. Dopo molti anni di servizio ho avuto dei problemi nel mio paese e mi sono dovuto spostare in Senegal. Da lì ho effettuato una lunga serie di spostamenti. Ho vissuto per brevi periodi nel Mali, nel Burkina Faso, in Nigeria, poi ho attraversato il deserto e per qualche mese mi sono fermato in un villaggio in Libia, ma la situazione era troppo instabile per pensare di rimanere oltre, quindi sono andato a Tripoli. Da lì, finalmente, dopo sette mesi mi sono spostato via barca verso l’Italia, usando i soldi che avevo racimolato facendo lavoretti in giro, ad esempio come lavapiatti. Sono arrivato in Sicilia, ho preso un aereo che mi ha portato a Milano e ho raggiunto la mia destinazione finale, Como, nel 2014.

Quando hai realizzato che cucinare era la tua passione?

Ho iniziato a cucinare a 13 anni, i primi tempi per aiutare mia madre in casa. È stata lei la prima a insegnarmi le ricette tipiche del mio paese. Da subito mi è piaciuta la sensazione di rendere felici le persone attraverso qualcosa che mi divertivo a fare. Dopo qualche tempo mio padre, non potendo mandarmi a una scuola professionale di cucina, mi ha organizzato un colloquio con un suo amico, proprietario di un hotel. Ho ottenuto il lavoro e, per poter stare a stretto contatto con quell’ambiente e imparare il più possibile, mi sono trasferito lì. Anche fare gavetta è importante, quindi per un po’ ho semplicemente aiutato a lavare i piatti. Dopo uno o due anni sono stato promosso ad aiuto cuoco. Dalle quattro di pomeriggio alle dieci di sera affiancavo uno chef, che mi insegnava sul campo come preparare pietanze tradizionali e internazionali. Sono rimasto suo allievo per sette anni.

Quali sono stati i tuoi primi passi lavorativi qui a Como e com’è nata l’idea di fondare il tuo servizio di catering?

Il disegno di Tiziano Riverso

Credo che ogni persona debba avere uno scopo. Mi piace tenermi occupato, detesto stare fermo. Appena arrivato in Italia mi sono sentito libero e ho voluto pianificare il mio futuro. Mi sono messo in contatto con una cooperativa e ho detto loro che avevo due obiettivi: imparare l’italiano e mettere a frutto la mia precedente esperienza come cuoco, possibilmente imparando anche a cucinare piatti tipicamente italiani. L’Italia è molto famosa per la sua cucina ed ero emozionato all’idea di poterla approfondire sul campo. Ho fatto un corso base generale di tre giorni, poi uno di tre mesi per specializzarmi in panetteria. Trovare un impiego non è stato immediato. Prima di tutto sono entrato a far parte di Legami, un’associazione che si occupa di aiutare senza tetto italiani, ma anche rifugiati come me. Ogni sabato distribuivo cibo ai bisognosi insieme a loro, finché una sera dell’estate scorsa, passando per San Giovanni, dove si stava verificando una grave crisi migranti, sono venuto a conoscenza delle attività della mensa di Sant’Eusebio. Un amico mi ha detto che cercavano volontari per fornire servizi a persone in una situazione simile alla mia, allora ne ho approfittato per mettermi alla prova. Ci sono andato tutti i giorni per circa cinque mesi, ed è lì che ho conosciuto Cristiano [Paspo Stella]. Chiacchieravamo spesso delle nostre esperienze di vita e in breve siamo diventati buoni amici. È lui ad avermi consigliato di aprire un mio business, perché a Como nessun altro si occupa di cucina africana.

Sei soddisfatto del tipo di responso stai ricevendo?

Ho iniziato cucinando per gruppi ristretti di persone e ora mi occupo di fornire il rinfresco per piccoli eventi, aiutato da alcuni ragazzi conosciuti alla Parrocchia di Rebbio. Un noto vignettista, Tiziano Riverso, si è interessato alla mia storia e ha perfino creato pro bono il logo per il mio brand. In generale, quindi, mi sento apprezzato e supportato, posso dire di stare ricevendo feedback positivi, ora voglio solo continuare a impegnarmi e dimostrare a tutti che noi migranti non siamo qui per creare problemi, ma per costruirci un futuro migliore.

Il prezzo a persona per la cena è di 18 euro. Prenotazioni aperte fino a martedì 7 novembre al 3477260939.

(Foto di Carlo Pozzoni)

 

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