Da Como a Taranto e ritorno sulla rotta dei migranti

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Taranto per noi. Non un titolo di una canzone italiana degli anni Settanta: piuttosto, la risposta ad alcune domande incocciate quest’estate quando Como, con la cosiddetta emergenza migranti, si è scoperta città di frontiera e noi ci siamo trovati a raccontarne le diverse inclinazioni. Ne parleremo giovedì 8 febbraio, all’oratorio di Menaggio, in un incontro pubblico organizzato dalle associazioni In Viaggio e Settima Generazione. Appuntamento alle 21, ingresso gratuito (e ci mancherebbe anche).

L’hotspot di Taranto

Ma qual è il collegamento? Innanzitutto, i bus. Sono tanti quelli che hanno trasportato in maniera coatta circa 3mila migranti dalla città di Volta (e Ventimiglia) all’hotspot della città pugliese. Costo totale, aggiornato a fine ottobre: 770mila euro.
In un documento pubblicato alla fine di agosto l’Associazione studi giuridici per l’immigrazione (Asgi), denunciava come molti dei migranti respinti alla frontiera di Chiasso (300 nei mesi di luglio e agosto secondo l’associazione Firdaus) fossero stati trasferiti direttamente dal posto di polizia di frontiera all’hotspot di Taranto. «Non sono fornite informazioni circa la meta finale di destinazione – scrive l’Asgi – e le stesse vengono trasportate su pullman di aziende private con personale di polizia di scorta». I viaggi con cadenza bisettimanale sono stati confermati da molti migranti tornati a Como e da informazioni raccolte presso la polizia di frontiera di Chiasso. «Posto che i migranti trasferiti sono già stati identificati – continua il documento – e considerate le gravi difficoltà che la Puglia incontra nell’accogliere tutti i migranti che giungono sul proprio territorio nell’ambito degli sbarchi, è difficilmente comprensibile la ratio di tali trasferimenti, che rischiano di apparire non tanto come interventi finalizzati a una gestione efficiente dell’accoglienza e delle procedure d’identificazione, quanto come misure punitive volte a scoraggiare i cittadini stranieri respinti dal tentare nuovamente l’attraversamento irregolare della frontiera italo – svizzera: misure che ledono i diritti delle persone coinvolte oltre a comportare uno spreco di risorse pubbliche».

Sullo sfondo resta un confine, quello svizzero, con le sue regole e la sua spietata efficienza applicata alle speranze dei migranti. E l’Ilva, col suo odore penetrante, proveniente dal complesso industriale attorno al varco nord del porto. E se dalla statale si guarda il mare, oltre i tendoni bianchi della struttura interdetta alla stampa, si sviluppa l’Ilva, grande due volte e mezzo la città con i suoi 15mila addetti, Cementir e la raffineria dell’Eni. Una città, quella pugliese, in cui il doloroso conflitto fra diritto alla salute e al lavoro, con la vicenda nota alle cronache dell’inquinamento ambientale, vive una delle sue declinazioni più eclatanti.

Intanto, la Prefettura pubblica sul proprio sito una «Manifestazione d’interesse per affidamento servizi trasporto migranti» per i mesi di marzo, aprile e maggio. Scadenza candidature: venerdì 10 febbraio (http://www.prefettura.it/como/contenuti/2349230.htm).

Di numeri, costi, motivazioni e punti di vista, comaschi e tarantini, ne abbiamo scritto a novembre in un ampio reportage. Ne parleremo volentieri giovedì.

Andrea Quadroni e Michele Luppi

(Foto di Mauro Oricchio)

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