Circo Fragile, il teatro diversamente abile diventa itinerante

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Chi, come me, lavora da anni con ragazzi e adulti diversamente abili, sa quanto sia fondamentale intraprendere un processo creativo che possa stimolare la costruzione di abilità e competenze, al fine di porre le basi di un progetto di vita il più possibile autonoma e soddisfacente. Questo può avvenire in molti modi, e Marina Girola, educatrice, attrice e performer Urban Action si è inventata qualcosa di davvero straordinario, capace di ribaltare stereotipi e pregiudizi, un Circo fragile, simbolo vitale di grazia e forza, dove il teatro, nella sua forma più versatile e poliedrica, diventa strumento e veicolo di crescita e cambiamento. Me ne parla, emozionata e felice, pochi giorni prima di un appuntamento di quelli davvero importanti, e io colgo l’occasione per conoscere meglio questa bellissima realtà.

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Marina, com’è nata l’idea di un percorso teatrale rivolto a ragazzi diversamente abili?

Ero in un periodo molto particolare a livello professionale, così mi sono buttata in questa nuova avventura. Inizialmente il tutto è partito come improvvisazione teatrale, poi con il tempo si è trasformato in teatro – danza, prendendo spunto dalla compagnia della quale faccio parte. Il gruppo, formato da giovani con disabilità psichica (e uno solo che presenta anche disabilità fisica) ospiti del centro diurno della cooperativa sociale Il Sorriso di Cernobbio, si è mostrato da subito collaborativo ed entusiasta, e io ho potuto godere di piena libertà creativa e d’azione. Sono quasi cinque anni che il progetto è in piedi, abbiamo allestito diverse rappresentazioni di Circo fragile e, nel frattempo, il gruppo è cambiato ed è cresciuto. Ora è composto da dodici ragazzi, che, anche grazie a questa esperienza, hanno acquisito maggiore sicurezza, hanno raggiunto un buon livello di autonomia personale e relazionale e sanno porsi nei confronti degli altri in modo positivo e stimolante. Hanno fatto del teatro una cosa di loro proprietà, e all’interno della struttura è diventata l’attività principale.

Di cosa parla questo spettacolo?

Circo fragile parla, appunto, di fragilità. Nel circo ognuno ha un ruolo e racconta il proprio modo unico di stare al mondo, ogni numero è inteso come metafora della vita, fatta di imprevedibili equilibri, orme in cammino, paure oscure, carezze nascoste, pugni invisibili e affascinanti sottosopra. Lo stile ricorda quello del teatro anni Venti, basato solo su musica e movimento, in un’atmosfera antica capace di trasportare l’osservatore tra le dolci note di un carillon. Ci sono pochissimi interventi di parlato nei quali io recito alcune poesie come se le dicesse il capocomico, che è un ragazzo sordomuto, e questa quasi totale assenza di linguaggio permette di comunicare con un pubblico misto di età, lingue e culture I momenti poetici si alternano ad altri divertenti, ogni attore esprime le proprie peculiarità e caratteristiche, in un susseguirsi di gesti ed espressioni che li rendono speciali.

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Per quale motivo hai deciso di portare Circo Fragile nelle scuole superiori?

Per questi ragazzi è fondamentale l’incontro e il confronto con la realtà e con ciò che sta all’esterno del centro, ma organizzando uno spettacolo in un teatro o in una piazza il pubblico è sempre piuttosto limitato, e spesso composto da parenti e amici che già li conoscono e provano per loro dell’affetto. In una scuola, invece, hanno la possibilità di esibirsi davanti a centinaia di studenti scettici, che non si aspettano proprio nulla, e vedono questa solo come una ghiotta occasione di saltare ore di lezione. Immancabilmente, però, questi stessi studenti restano spiazzati, quello che vedono li tocca nel profondo, ne ho visti tantissimi commuoversi fino alle lacrime e restituirci la bellezza del loro sentire. Abbiamo già rappresentato lo spettacolo all’istituto Gaetano Pessina (sia in sede che in succursale), a Villa Erba, a Villa Bernasconi e giovedì 15 dicembre saremo al liceo statale Teresa Ciceri. Il nostro obiettivo è quello di agganciare al progetto più scuole possibili, in un’ottica di integrazione ed educazione alla diversità.

«Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d’altri: di osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è», ha scritto Marcel Proust. Credo che non ci sia niente di più vero.

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