Carlo Gabardini alla Ubik

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Carlo Gabardini torna a Como con il suo esordio letterario Fossi in te io insisterei. Lettere a mio padre sulla vita ancora da vivere (Mondadori, 2015), una franca e coraggiosa lettera al padre, scomparso qualche anno fa, a cui era legatissimo. Il libro è un racconto intimo e coraggioso, ironico e struggente, in cui è impossibile non riconoscersi perché, come scrive Gabardini, il coming – out non è un’esclusiva degli omosessuali, ma di tutti. Perché venir fuori, mostrarsi per chi si è realmente, urlare cosa si desidera per la propria esistenza, non concerne solo la sfera sessuale, riguarda il nostro senso di stare al mondo.

Fossi in te io insisterei è l’invito che Carlo rivolge a se stesso, a un figlio che deve fare i conti con una realtà indicibile – l’addio al padre – per riuscire ad affrontare la vita da solo. A insistere è anche la felicità della sua scrittura, che riesce a comunicare al lettore quanto per ogni individuo sia importante essere lungimiranti nelle proprie scelte. Leggendo si scopre un Carlo Gabardini molto più ricco e complesso dell’uomo che, superficialmente il grande pubblico conosce come l’attore comico che interpreta Olmo, il tecnico informatico di Camera Cafè, o come «quello del coming – out», noto per aver dichiarato in un video su YouTube nel 2013 la propria omosessualità. È facile riconoscersi in questo memoir traboccante di storie famigliari. Ci si sente vicini all’autore, ci si immedesima nella sua generazione. Soprattutto, ci si sente accomunati a Gabardini da quella che Giuseppe Berto definiva «questa storia della mia lunga lotta con il padre»: tutti facciamo parte di quella catena d’amore che lega figli e genitori, da una parte e dall’altra, fino a quando il cordone degli affetti non viene reciso.

L’autore dialoga con Paola Minussi, musicista e presidente della Women in White Society e Alberto Terzi, sociologo, life coach e presidente di Stringhe Colorate.

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