Bortolaso e Totaro, bilancio positivo per Miniartextil 2016

0 1344

Arrivando allo Spazio Ratti a Como si ha immediatamente la percezione che, una volta varcata al soglia, lì dentro possa e debba accadere qualcosa di straordinario. O che sia già accaduto, ma che l’eco non si sia ancora spenta. Tutto merito di Miniartextil, rassegna internazionale di fiber art contemporanea, dedicata al tema Tessere sogni, che si concluderà domenica 20 novembre. È proprio qui, tra arte e meraviglie, che incontro Nazzarena Bortolaso e Mimmo Totaro, fondatori dell’associazione culturale Arte&Arte e organizzatori della mostra, ai quali domando di stendere un bilancio di questa 26° edizione.

Como Spazio Ratti San Francesco inaugurazione Miniartextil

«Siamo sorpresi e davvero soddisfatti, quest’anno – mi raccontano – c’è stata una grande affluenza di pubblico eterogeneo per età e interessi, quasi il triplo rispetto all’anno scorso, soprattutto grazie ad alcune installazioni, a prova del fatto che la cosa più importante è porsi davanti all’arte contemporanea con umiltà e lasciarsi coinvolgere da essa, vivendola in prima persona e facendone esperienza. Ad esempio, abbiamo visto un grosso entusiasmo intorno all’opera Tape, non solo da parte dei bambini delle moltissime scuole in visita, ma anche da parte degli adulti, che si sono divertiti a intrufolarsi in questi incredibili tunnel di scotch.

suoni-darte-a-miniartextil-2016

Janet Echelmann

Janet Echelmann

Grande successo ha riscosso anche la rete di Janet Echelman, americana, una delle artiste preferite di Michelle Obama, alla sua prima esposizione in Italia. Janet è stata presente anche all’inaugurazione della mostra, e questo ci piace molto, soprattutto quando gli artisti partecipano in prima persona e creano occasioni di scambio tra loro, mettendo in circolo cultura, esperienza  e creatività.

Un’altra cosa fondamentale è che per la prima volta abbiamo potuto collaborare con una scuola, l’Istituto Da Vinci – Ripamonti di Como, la quale ha permesso a una classe di sedici alunni di venire ad aiutarci durante le installazioni: i ragazzi sono stati preziosi, senza di loro probabilmente non ce l’avremmo fatta, ed è stato bello vederli lavorare a stretto contatto con gli artisti. L’unico piccolo dispiacere che proviamo è quello di non aver ancora ricevuto la visita dell’assessore alle culture, identità e autonomie della regione Lombardia, ma da sempre abbiamo il sostegno delle istituzioni, che ci supportano e ci incoraggiano a proseguire nel nostro percorso».

Como Spazio Ratti San Francesco inaugurazione Miniartextil

Miniartextil diventerà itinerante, a febbraio sarà a Parigi e a giugno a Venezia, al museo di Palazzo Mocenigo, che ospita il centro studi del tessuto e del costume. «Sono 54 i minitessili esposti, creati da artisti provenienti da tutto il mondo e scelti tra numerosissime richieste di partecipazione in base ad alcuni requisiti molto precisi, quali l’aderenza al tema, la tecnica utilizzata, la misura e il risultato ottenuto. Le opere sono ogni anno più interessanti e innovative, e questo ci permette di portare la mostra fuori dai nostri confini. Incredibile, se pensiamo che ventisei anni fa abbiamo iniziato quasi per gioco al Chiostrino di Sant’Eufemia con una ventina di artisti italiani, mentre ora abbiamo un archivio vastissimo, che contiene migliaia di contatti, pezzi e fotografie. Per questa edizione ci siamo avvalsi di una cinquantina di collaboratori, molti dei quali volontari, che credono in questo progetto e amano l’arte. Il nostro sogno sarebbe quello di avere un team fisso di almeno trenta persone, per non dover ogni anno ricominciare da capo. Un gruppo che potrebbe specializzarsi e crescere, acquisendo abilità e competenze in questo campo, e che renderebbe il lavoro molto meno faticoso».

miniartextil-uno-sguardo-ravvicinato-ai-minitessili

Al termine dell’intervista, finalmente mi concedo una visita alla mostra, con Nazzarena e Mimmo a farmi da premurosi e pazienti ciceroni, mentre io mi aggiro tra opere e installazioni con un’espressione di rapito stupore stampata in faccia. «Vedi? L’arte contemporanea non è incomprensibile e non deve spaventare», mi dice Totaro, congedandosi alla fine del tour. «Bisogna solo lasciarsi attraversare. Il segreto è tutto lì».

(Foto di Carlo Pozzoni e Andrea Butti)

Lascia un commento