Boeri e Giorello alle Primavere: periferie urbane e umane

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Il parco Sempione, piazza Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II, un capoluogo lombardo a colori, anni Settanta, ritratto in Milano calibro 9, film del 1972 di Fernando Di Leo, ha aperto ieri sera al Teatro Sociale di Como l’incontro Intorno al colore dei sogni: le città costruite di desideri e paure con Stefano Boeri, architetto e urbanista, e Giulio Giorello, filosofo, con la mediazione di Diego Minonzio.

Ancora una platea gremita per il nuovo appuntanento con Le Primavere de La Provincia

Il direttore de La Provincia ha commentato in apertura «Le Primavere più piovose della storia» ringraziando il numeroso ed “eroico” pubblico in sala e introducendo le realtà che hanno contribuito a costruire la serata. Un evento che si iscrive nella collaborazione tra Le Primavere e il Festival della Luce – Lake Como 2017, omaggio alla tradizione scientifica di Como.

Il direttore de La Provincia Diego Minonzio con Enrico Lironi (Fondazione Volta)

Fondazione Volta è stata rappresentata da Enrico Lironi, che ha sottolineato il grande valore divulgativo delle rassegne culturali che in questa serata si sono incontrate. Lorenzo Spallino assessore all’urbanistica per il Comune di Como ha spiegato, in relazione al tema della serata, Periferie urbane, «Como è fortunata, abbiamo quartieri e non periferie perché molte aree della città erano municipalità indipendenti e quindi hanno conservato una forte identità». Federico Canobbio è intervenuto per la collaborazione con l’associazione Città della Luce e del suo comitato scientifico e ha ricordato Platone per dare senso al legame tra la filosofia e l’urbanistica rappresentati dai due relatori del dibattito. Focus quindi sulla nozione di Periferie urbane e molto milanesi per gli esempi e i riferimenti che sono stati portati sul palco. Per questo proprio alla città di Milano è stato dedicato l’incipit cinematografico proposto dai critici del Como Lake Film Festival «un omaggio a Milano – ha spiegato Alberto Cano, ma anche a un cinema periferico anni Settanta, definito in qualche modo così ma che non era affatto di serie B se non perché di basso costo, ma grande palestra per i registi che poi sono diventati importanti».

Alberto Cano racconta Milano calibro 9

Nell’avvio del dialogo, Boeri ha tenuto a definire il perimetro del significato di periferie. «È un termine ambiguo con un grado di genericità molto ampio che necessita di essere specificato. Periferia oggi, se cerchiamo di applicare questa parola alle metropoli contemporanee, è una condizione che varia da come guardiamo la città, da quali valori e caratteri attribuiamo al centro. Periferia è una nozione oggi che si declina nel tempo, non è una condizione stabile né univoca, ci sono molte e diversificate periferie e lo sono per un lasso di tempo limitato». Tre le descrizioni delle parti di città che consideriamo periferiche. Prima è la connotazione di distanza dal centro. È la formula con cui le politiche pubbliche guardano a una città, riconoscono la condizione di periferia come luogo più o meno distante da dove si concentrano i servizi e, soprattutto in Europa, il patrimonio della storia. La distanza però va intesa in modo critico, precisa Stefano Boeri «porto l’esempio dell’alta velocità. C’è una città che è stata una delle protagoniste del triangolo industriale insieme a Torino e Milano, Genova, rimasta ora tagliata fuori da questo nuovo sistema e quindi, da questo punto di vista, periferica».

L’architetto Stefano Boeri saluta Minonzio e Giulio Giorello

C’è poi la definizione di periferia come assenza di servizi al cittadino. Infine Boeri definisce il significato più deleterio e la deriva più temuta delle periferie: «l’isolamento delle diversità che porta all’omologazione culturale di alcune zone». La mancanza di scambi, relazioni conduce alla diluzione della varietà culturale e all’impoverimento delle città. «In questo modo – ha spiegato Stefano Boeri – si perde l’empatia tra le persone che è la caratteristica principale della città».

L’intervento del filosofo Giulio Giorello

La periferia come condizione umana è invece il tema di Giulio Giorello che si dichiara «ragazzo di periferia» ricordando la zona di Città studi prima che le università, i servizi e appunto la vivacità culturale la rendessero un quartiere contrale. Un esempio di come «la periferia più che un luogo geografico è una condizione umana e come tale può cambiare anche molto radicalmente e in tempi brevi – ha spiegato Giorello – soprattutto in tempi come questi in cui le città sono soggette a delle forme di mutamento difficili da prevedere e anticipare».

(Foto di Andrea Butti)

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