Aspettando AllineaMenti 2: i reader

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La prima serata di AllineaMenti all’Ultimo Caffè ha avuto un grandissimo successo. Non solo per la buona risposta di pubblico, ma anche e soprattutto per la qualità degli interventi originali. Nell’attesa del secondo appuntamento, alla storica Birreria 35 di via Rovelli 35 mercoledì 18 maggio, BiBazz ospita alcuni dei contributi del reading (senza alcun lavoro di editing, così come sono stati scritti nella loro interezza, quindi… certi termini potrebbero urtare animi sensibili: in realtà tutto sta nel non urtarsi). Meritano lettura e… c’è anche il filmato. Iniziamo da Davide Curcio.

SULLO SCRIVERE

Alle volte ti sembra che ti basti un taccuino ed una penna per diventare scrittori; o perlomeno per farti sentire tale. Poi ti rendi conto che in qualsiasi libreria entri, ci trovi esposti in vendita diecimila librettini diversi dalle pagine bianche e ti rendi conto che o si sono trasformati tutti in scrittori, o l’azienda che li produce sta per fare un enorme e inaspettato bagno di soldi.
Quello che va per la maggiore è quello nero. 12 € la versione più economica, ma la puoi trovare anche a 10,99 € se in sconto. Oltre i 30 € i formati più grandi e dalle pagine più lussuose.
Hanno anche iniziato a vendere dei soffici porta taccuini per proteggere al meglio i tuoi 12 € di finta pelle nera. Come se le tasche non bastassero più per i novelli poètes maudits del ventunesimo secolo. Ah si, perché , a quanto pare, il taccuino in finta pelle nera, ci dicono fosse il preferito dei nostri eroi maledetti.
“Io dico che a quel tempo le resine poliuretaniche non l’avevano ancora inventate”.
Ma in fondo li paghiamo volentieri i nostri 12 €, proprio per sentirci anche noi un po’ poeti. Dodici euro valgono il prezzo per un po’ di notorietà, quando sfoderando il nostro passaporto per la gloria, leggiamo negli occhi dei passanti un alone d’invidia e curiosità, mentre cercano di buttare il naso sulle nostre paginette e magari ci trovano un bel cazzone formato mandingo, degno dell’arte di Jackie Treehorn – “Ah che soddisfazione in quel caso”.
“Certo che l’ho comprata anch’io. Che domande?!”
Finta pelle, copertina cartonata, pagine belle spesse e pratico taschino porta ricordi. Un vero lusso che a 20 anni ti veste d’un fascino inaspettato; a 21 quando la riapri e mostri ad un’ingenua e dolce ragazzetta le tue prime poesie, ti rendi conto che è stato decisamente un ottimo acquisto. A 22, quando è già da buttare, piena di scemenze e biglietti della metro; e comunque non sei riuscito ad inciderci nulla di decente; nulla di cui valga la pena raccontare ai tuoi figli, se mai ne avrai.
Ma il gioco funziona e così ne compri una nuova: 13,50 € – “Maledetta inflazione!”.
Scrivi di lei in rima; lei è felice quando glie lo mostri e così te la dà. Non fai in tempo a riprenderti dalla sbornia che quel taccuino non è già più tuo. Lei lo brama ogni secondo, vi ci vuole trovare ancora e ancora la sua vita dipinta di rosso indelebile e tu oramai sei schiavo dei tuoi tredici euro e cinquanta centesimi; lavori per lui ogni volta che puoi e lo riempi di minchiate. Pensieri da giovane ubriaco convinto di aver trovato la risposta a: dolore, passione, amore, rassegnazione, colazione, ventilazione…insomma non ci hai capito niente come al solito!
Ma non importa; sei arrivato alla fine di questa tragicomica farsa dello scrittore: le pagine sono tutte finite. Rileggi i tuoi ricordi e ti rendi conto che non sei affatto un poeta, nonostante il passaporto nero che avevi appositamente acquistato per l’occasione.
Quand’eri piccolo la maestra ti lodava sempre le tue belle filastrocche, ma adesso cazzo ti sei ridotto a ricalcare le frasi dei cioccolatini, a odiare con le parole degli altri e a sognare con le immagini della pubblicità. Basta! Sei sicuro, non ci ricascherai più in questa pantomima dello scrittore e così abbandoni la penna e in futuro, quando entri nelle librerie, guardi un po’ con nostalgia a quei piccoli libri dalle pagine bianche, in vendita a 14,60 €; ma non ci ricaschi più.
Arrivano i 25 che oramai hai smesso di recitare un ruolo non tuo, ma è il giorno del tuo compleanno e i tuoi amici ti hanno fatto una sorpresa.
Un taccuino tutto nuovo – “ce l’avevi sempre, che fine ha fatto? Così ci abbiam pensato noi!”.
“Li adoro i miei amici.”
Pagine più grandi, comoda taschina porta ricordi, fogli più spessi per piangerci sopra sicuri che non li bucherete, elastichino per tenerlo bello compatto, ma soprattutto niente più nero. È rosso cazzo! Tutto rosso fiammante, un vero splendore. Con il rosso ci puoi rompere gli schemi in cui oramai il nero ristagnava inconsapevole.
Mi sa proprio che ci ricascherai. Così scarabocchi sopra qualcosa: un paesaggio naif, una canzone che non saprai mai cantare, un numero di telefono senza nome.
Il vecchio trucco del taccuino con le ragazze funziona sempre e vai a casa pronto ad ascoltare il ticchettio della macchina da scrivere di cui hai tanto letto da quei Beat del ventesimo secolo. Perché questa volta ti senti pronto; ti dici che tutti quegli anni di palestra ti hanno finalmente forgiato in uno scrittore; anche la ragazza del bar a cui hai mostrato le tue pagine ne è convinta.
Così attacchi!
Il ticchettio della macchina da scrivere però non c’è. Il tuo laptop emette più che altro un fastidioso tapp tap, tipo quello che senti provenire dal tuo vicino di banco quando sei rinchiuso in biblioteca a studiare e lui s’è reso conto prima di te che per scopare può fare a meno di spendere 14,60 €, ma che gli basta l’accesso ad un social network.
Comunque stringi i denti, metti su della musica, della buona musica, e vai fin in fondo.
Questa volta ce l’hai fatta non v’è dubbio, sei uno scrittore.
Rileggi tutto.
Cazzo mi sa che ci sei ricascato con tutte le scarpe. Una merda, proprio una vera merda.
Maledetto marketing con la tua copertina rossa.

Davide Curcio

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