Aperitivo con delitto vol. 2, un successo firmato Parada e Musaico

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Cala la sera novembrina sulle stanze della Pinacoteca Civica di Como. Nell’angusto cortile dell’improvvisata prigione, l’ora d’aria concessa ai detenuti è prossima alla fine. Il silenzio secolare viene, all’improvviso, interrotto dalle parole rabbiose di una guardia, che riconduce gli illustri prigionieri alle proprie celle. La storia ricomincia da qui, esattamente da dove si è interrotta un anno fa, perché Alessandro Volta, non si sa come, è riuscito a insinuare dubbi sulla sua colpevolezza, quindi tutti al fresco, amici miei, che la questione non è chiara. Un caso che pareva risolto, quello della morte violenta di Plinio Il Vecchio, le prove a carico del perfido Volta parevano inconfutabili, per tutti. Parevano, appunto. Ma un dubbio, un’ombra di sospetto si sono insinuati tra i protagonisti, strappati dalle loro dimore sicure all’interno del Museo Archeologico Paolo Giovio ed esiliati ora, loro malgrado, nelle sale della Pinacoteca, reietti, reclusi, furenti.

La bellezza di Isiuret minacciata dal clima freddo e umido della gabbia, Anita e Giuseppe Garibaldi, separati fisicamente e alle prese con una grave crisi matrimoniale, Alessandro Volta in isolamento forzato per ovvie ragioni (se riesci a dimostrare la tua innocenza a scapito degli altri sarà meglio stare alla larga per un po’), Paolo Giovio, irritato e preoccupato per la sua reputazione, Lucia Mondella che sgrana rosari (e quando mai?), smaniosa di tornare a casa propria, Plinio il Giovane… Ah, già. E Plinio il Giovane? La notizia si diffonde in meno di un minuto per l’intero edificio. Plinio il Giovane è fuggito, evaso, sparito. Ma dove? E con la complicità di chi? È questo uno dei misteri che gli investigatori sono chiamati a risolvere, mentre si aggirano per le stanze, osservandone le bellezze e interrogando i carcerati, fino all’ennesima, macabra scoperta. In un angolo nascosto del cortile, proprio lo stesso cortile di cui sopra, viene rinvenuto il cadavere del povero Plinio (niente, se ti chiami Plinio devi guardarti le spalle, c’è poco da fare), che, a quanto pare, di fuggire non ha proprio avuto tempo (e noi che già lo immaginavamo alle Maldive in bermuda e occhiali da sole!). Accanto al corpo, su cui è facile individuare la profonda ferita alla testa, un manganello insanguinato ed un biglietto scritto a mano, un avvertimento dall’inchiostro sbavato. Sotto di lui, un indizio prezioso, un bottone rosso, probabilmente strappato dalla giacca dell’assassino. Un altro omicidio, dunque (manco fossimo a Cabot Cove, santo cielo!), un’altra indagine da condurre, un altro colpevole da individuare.

È questo quello che è accaduto durante Aperitivo con delitto vol. 2 – esilio in Pinacoteca, l’evento organizzato da Parada par Tücc nell’ambito del progetto Musaico, il cui ente capofila è il Comune di Como, affiancato dall’impresa sociale LarioLHUB57, dall’associazione di promozione sociale L.A.L.T.R.O., dall’associazione Gruppo Fata Morgana, dall’associazione Partucc, dalla cooperativa sociale Coop AttivaMente e dall’ente di formazione Cias scuola, con il contributo di Fondazione Cariplo, frutto di un percorso di co-progettazione partecipata tra pubblico e privato, promosso e accompagnato dal servizio fundraising del Centro culturale urbano diffuso Artificio Como.  Un’iniziativa che, sabato 25 e domenica 26 novembre, per il secondo anno consecutivo, ha coinvolto quasi duecento persone e ha visto uno dei luoghi della cultura più importanti di Como riempirsi di persone di ogni età. Uomini, donne, bambini (dotati, tra l’altro, di un acume e uno spirito di osservazione che Sherlock Holmes nasconditi) che, con entusiasmo e attenta partecipazione, si sono lasciati trasportare all’interno di un mondo immaginario, fatto di storia, intrighi, passioni, delitti e segreti oscuri.

Io, dal canto mio, mi sono davvero divertita e nei panni di Anitona nostra mi ci sono trovata (e di nuovo!) proprio bene, seppure incatenata alle colonne della sala dedicata al Medioevo, e lo stesso si può dire dei miei celebri colleghi, Ilia Piaia (Isiuret), Alexander Falzaroni (Giuseppe Garibaldi), Luca Biotto (Alessandro Volta), Alessandro Ciaudano (Paolo Giovio) e Greta Colombo (Lucia Mondella), a cui vanno i miei grazie più belli, come alle guardie tutte, Carlo, Chiara, Stefano, Andrea, Marco, Laura, Romina, Daniela, Mauro e a chi non ho nominato ma c’è stato, alle menti geniali dietro a tutto questo, Mauro Pagani e Adel Piaia (a cui vanno anche dei super auguri, e lui sa il perché), a Francesco, Andrea e Donato, fotografi preziosi, al meraviglioso e disponibile personale della Pinacoteca, ai bravissimi ragazzi di Enaip Como che hanno preparato e servito un aperitivo delizioso e abbondante, all’amministrazione comunale che sostiene il progetto, a Musaico e a tutti coloro che in esso hanno investito e continueranno ad investire energie, tempo, idee e passione. Ma il grazie più grande va al pubblico, capace di sposare sempre con gioia le iniziative folli di un gruppo di sognatori incalliti, dimostrando così, una volta di più, che Como è una città viva, curiosa, interessata e attiva, che c’è un altro modo di fare cultura, che la storia può essere anche divertente e che perdersi in un museo o in una pinacoteca può rivelarsi un’esperienza sorprendente.

A questo punto immagino vorrete conoscere la fine della storia e, soprattutto, sapere se giustizia è stata fatta. Ebbene sì, il colpevole è stato smascherato, e tocca rivelarlo con la morte nel cuore. Perché lo spietato omicida, a questo giro, è proprio quel disgraziato di mio marito Giuseppe (chi altro mai avrebbe potuto indossare una giacca rossa coi bottoni in tinta?), il quale, innamoratosi della splendida Isiuret (che non se lo filava di pezza, oltretutto), ha deciso di eliminare il di lei amante, Plinio il Giovane, per poter accedere liberamente al suo cuore e alle sue grazie. Ecco. Povera Anita. Imprigionata, cornuta e sposata ad un assassino. Provate ad immaginare con quanto equilibrio e pacata compostezza abbia potuto incassare la notizia. Ma attenzione, perché non è saggio far arrabbiare una tipa come lei. Qualcosa mi dice che non finirà qui. Garantito.

(Foto di Andrea Allevi e Francesco Piovesan, gruppo fotografico Camerabox)

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