Aperitivo con delitto, un successo firmato Parada par Tücc

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Ilia Piaia / Isiuret

Isiuret

Museo Giovio, un giorno qualunque alla fine di novembre. Dalle persiane accostate, entrano morbide le prime ombre di un tramonto precoce, a lambire pareti e oggetti in esposizione. Nella sua stanza la bella Isiuret, adagiata su preziosi cuscini, assapora con voluttà l’aria fresca, mentre, poco lontano, Plinio il Giovane si risveglia a fatica da un lungo e tormentato sonno. Accanto, l’eroe dei due mondi e la di lui moglie discutono, litigano e fanno pace, in un tono fiero e combattivo, come si conviene alla famiglia Garibaldi. In altre sale, una solare Lucia Mondella non si dà pace per l’assenza di Renzo, un accigliato Paolo Giovio è alle prese con i suoi pensieri e un presuntuoso Alessandro Volta si aggira imbronciato per i corridoi. Nulla di nuovo, all’apparenza, una tranquilla serata attende gli illustri abitanti di questo strano condominio, rassicurati dallo sguardo vigile e affettuoso delle loro premurose guardie. Ma manca qualcuno all’appello, qualcuno per il quale nessuno prova una particolare simpatia, qualcuno per il quale nessuno si preoccupa.

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Gabriele Penner

Alessandro Volta

Qualcosa sta per accadere, o è già accaduto, e questo è facile da percepire. D’improvviso, gli spazi vengono invasi da persone di tutte le età, spinte dal desiderio di sapere, conoscere, scoprire. Ben presto, ai sette personaggi viene riferita la spaventosa verità: in una stanza al piano di sotto giace, riverso su se stesso, il corpo ormai esanime di Plinio il Vecchio. A terra, vicino al cadavere, si trova l’arma del delitto, un pugnale del Cinquecento ancora sporco di sangue. La notizia si diffonde come un incendio: la seducente Isiuret non può nascondere il suo odio verso la vittima, accusata di essere razzista, ma si proclama innocente; Paolo Giovio ritiene Plinio il Vecchio una gran seccatura, a causa della sua antipatia nei confronti della star egiziana, che tanto lustro e vanto dà al suo museo, ma sostiene di non sapere nulla dell’omicidio, nonostante uno dei suoi pugnali manchi dal fodero appeso alla sua cintura. Alessandro Volta, che detesta un po’ tutti, dal momento che nel museo di lui non c’è traccia, si dichiara estraneo ai fatti; Lucia, alla notizia, casca dalle nuvole, sottolineando però la sua profonda invidia per chi, come la sua amica Giulietta, possiede almeno un balcone in cui poter attendere l’amato e sogna di sedersi accanto a Plinio il Giovane (che morto un Renzo se ne fa un altro, dice il proverbio) occupando il balcone del detestabile zio.

Fabio Vescarelli

Plinio il giovane

L’unico Plinio superstite si riprende a fatica dopo una notte di festa, e confuso e annebbiato non ricorda nulla di quanto accaduto la notte precedente, ma non nasconde una certa soddisfazione per la scomparsa del parente, che non gli ruberà più scena e visibilità; i coniugi Garibaldi, ottocentesca coppia alla Mondaini – Vianello, alle prese con piani espansionistici (lui) e desideri di open space e lavanderie super accessoriate (lei), negano ogni coinvolgimento ma ammettono che ricorrerebbero a ogni possibile strategia bellica pur di spodestare entrambi i romani.

Donne, uomini e bambini si avvicinano ai personaggi, li interrogano, cercano di capire chi mente, chi nasconde qualcosa, chi possa essere lo spietato omicida e quale sia il movente di questo gesto crudele ed estremo. Il tempo stringe, quaranta minuti corrono veloci, bisogna ascoltare con attenzione, guardare tutto, formulare ipotesi, cercare indizi, trovare prove. Al termine, ogni gruppo dà la propria soluzione, motivandola nei dettagli e sperando che sia quella giusta. Nell’attesa di scoprirlo, altre squadre si cimentano col mistero, in due giorni più di 160 persone varcano la soglia del Giovio, si perdono nelle sue stanze e tra le sue bellezze, per poi assaporare un buonissimo aperitivo targato Corto Circuito insieme ai personaggi che nel museo hanno preso vita.

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Marina Girola

Lucia Mondella

Questo è quello che è accaduto sabato 26 e domenica 27 al museo civico, grazie al progetto Musaico, all’associazione Parada par Tücc e a tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa con entusiasmo e spirito giocoso, dimostrando, una volta di più, che Como sa e può essere una città meravigliosa, aperta, sensibile e culturalmente stimolante, capace di valorizzare le proprie risorse e farne tesoro.

Aperitivo con delitto è stata per me un’esperienza bellissima, ho avuto la possibilità di interpretare una delle più grandi eroine di tutti i tempi e di lavorare con un gruppo affiatato, ben strutturato, creativo, attento, pieno di energia e vitale, come solo i paradisti sanno essere. Perciò, a costo di risultare sdolcinata e in prossimità di diabete, mi tocca ringraziarli davvero tutti, citandoli persino, perchè se lo meritano: in primis, le menti brillanti che hanno partorito l’idea, Adel Piaia e Mauro Pagani, seguiti dai preziosissimi Mauro Macorin e Fabio Giudici, dalla fantastica Claudia che ha provveduto agli abiti di scena, dalle ragazze del corso di estetica del Cfp di Monteolimpino e dalle insostituibili guardie Anna, Carlotta, Andrea, Chiara, Carlo.

Alexander Falzaroni e Alessia Roversi

The Garibaldis

Poi, loro, gli attori costumatissimi, ovvero Stefano Martinelli nei panni di Paolo Giovio, Ilia Piaia in quelli dell’ ammaliante Isiuret, Fabio Vescarelli alias Plinio il Giovane, Gabriele Penner nell’interpretazione di un impeccabile Alessandro Volta, Marina Girola in una perfetta Lucia Mondella, quel santo di Alexander Falzaroni ad indossare le vesti del buon Giuseppe Garibaldi e a sopportare pazientemente quell’isterica pazza di sua moglie Anita (negherò fino all’evidenza che ci sia qualcosa di autobiografico in questa mia personale visione del personaggio, sappiatelo).

Lo so, volete che sveli il mistero e vi dica il nome dell’assassino e il movente dell’omicidio, perché a questo punto siete curiosi. Ebbene, ecco la soluzione: il colpevole è quel borioso di Volta. Incattivito dall’assenza di sue tracce all’interno del museo e intenzionato a conquistare spazio e gloria, uccide il povero Plinio il Vecchio per accedere al suo balcone e cerca di far ricadere la colpa sul padrone di casa, Paolo Giovio, affinché perda prestigio e il museo cambi nome, possibilmente in Volta. Perchè accontentarsi di un tempio, di una via o di un liceo quando si potrebbe avere tutto il cucuzzaro? Un uomo senza scrupoli, l’Alessandro nostro. Non l’avrei mai detto.

Paolo Giovio

Paolo Giovio

(Scatti fotografici di Fabio Giudici)

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