Allineamenti: the secret step

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Il prossimo appuntamento di Allineamenti si terrà in un luogo non ancora rivelato. Una sorpresa per tutti: basti sapere che sarà la sera di giovedì 16 giugno, alle 21, chesi tratta di un appuntamento al buio, quello vero, e che quindi è consigliato munirsi di cuscini, sedie a sdraio, puff, tutto quanto può servire a star comodi, che l’ospite della serata sarà Stefano Greco, che parlerà della sua esperienza di autopubblicazione e delle potenzialità degli strumenti online. In preparazione, ecco tre letture dalla serata vissuta all’Archivio Terragni (un’altra location rivelata quasi all’ultimo minuto).

Prima gli onori di casa di Attilio Terragni.

Stefano Dragone legge passi da Le città invisibili di Italo Calvino.

Mattia Stancanelli interpreta L’altruismo degli scoiattoli ­ di Mario Frigerio

Bisognerebbe fare come gli scoiattoli
No, non dico saltare sugli alberi o nutrirsi di ghiande (per quanto…). Ma, insomma, lo sapete come fanno dispensa, no?
Lo immaginavo. E non lo sapevo neanche io fino a poco tempo fa.
È una cosa particolare… deliziosa, oserei dire. Loro fanno grosse scorte durante la stagione estiva: trovano il loro rifugio, e ci buttano dentro i loro piccoli tesori: ghiande, noci, frutta, semi, quel che trovano. Grazie al piffero, direte voi, questo lo sapevo da Cip e Ciop. Sì, ma la cosa deliziosa è che gli scoiattoli hanno poca memoria. E prima di dire che non ci trovate niente di particolare, men che meno di delizioso in questo loro difetto, state a sentire un altro po’.

Non hanno memoria, gli scoiattoli, e per questo non si ricordano dove hanno messo i loro tesori, perché la loro abilità nel nascondere le scorte è inversamente proporzionale a quella di ritrovarle. Per cui, al momento buono (ossia al momento brutto, quello del bisogno), sono assai incasinati. Devono girovagare per il bosco in cerca del loro nascondiglio, del loro cibo.
E questo sarebbe delizioso?! Brutto sadico del cavolo!
Nah, non è delizioso il fatto che nei momenti di scarsità vaghino per il bosco come delle donne d’affari isteriche in cerca delle chiavi della macchina (alle casalinghe succede molto meno, sono più organizzate e meno isteriche, o almeno recitano meglio. A volte).
La cosa deliziosa è che alla fine trovano il cibo, solo, non è il loro. In poche parole, lo ciulano ad un altro scoiattolo. Non si può dire che sia un furto, però. Perché è condizione necessaria del furto, per essere tale, il fatto che uno sia consapevole di rubare qualcosa. Se prendo qualcosa che penso sia mia, e non so di essermi dimenticata che invece è dello zio Pippo, lo zio Pippo può darmi del demente, ma non del ladro.
Posso capire che se sono uno smemorato e ti prendo le su citate chiavi della macchina dimenticando che siano tue e vo in giro scorrazzando con quest’ultima ormai convinto che sia mia non saresti tanto pignolo sulla semantica, però a grandi linee è così.
Per uno scoiattolo lo è sicuramente, ok?
Ma pensate… pensate alla caccia del tesoro di questi scoiattoli, che scorrazzano in giro per il bosco, cercando le loro gran riserve nascoste, insultandosi da soli perché non si ricordano dove le hanno cacciate, pur  ricordando di essersi sbattuti come dei facoceri (o degli scoiattoli) l’estate scorsa per radunare quel ben di Dio. Immaginateli poi esultare, quando trovano infine il loro tesoro.
Perché in fondo non è importante di chi sia, è importante averlo trovato. Pensate anche che in tutto ciò contribuiscono naturalmente ed inconsapevolmente alla semina: un po’ cercando, un po’ bestemmiando, un po’ giocando.
È delizioso il fatto che sopravvivano grazie ad un altruismo perfettamente puro. Talmente perfetto da essere involontario. Come una gemma genuina, ripulita da ogni perbenismo, da ogni orgoglio, falsa coscienza, ipocrisia. Tanto che nella sua naturalezza, nel suo gioco dell’oca, nella sua smemoratezza, lo scoiattolo corrisponde alla speranza di Giorgio Gaber: «C’è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel voler aiutare gli altri che se per caso mi capitasse di fare del bene a qualcuno mi sentirei più pulito se potessi dire «non l’ho fatto apposta». Forse solo così, tra la parola aiutare, e la parola vivere, non ci sarebbe più nessuna differenza».

(La bella immagine in bianco e nero è di Paolo Chinazzi, come sempre grazie a Greta Molteni per i video e a Matteo Mendolicchio e Gastone Grasso Terragni per tutto il resto)

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