Alle Primavere Springsteen & Dylan raccontati da Assante & Castaldo

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Ernesto Assante e Gino Castaldo raccontano Bob Dylan e Bruce Springsteen per le Primavere de La Provincia, il ciclo di incontri promossi dal quotidiano, quest’anno incentrato sulle Periferie. Un doppio appuntamento al Teatro Sociale di Como mercoledì 26 aprile per celebrare l’autore di Born to run e giovedì 27 al Teatro della Società di Lecco per quello che, ancora oggi, qualcuno definisce con il poco felice epiteto “menestrello di Duluth”. E Duluth, Minnesota, è un puntino in alto sulla cartina degli Stati Uniti, a pochi chilometri dal Canada. Con i suoi 86mila abitanti è una metropoli, si fa per dire, rispetto a Hibbing, qualche chilometro più in giù, 16mila anime, oggi, molte meno negli anni Quaranta. Tra quelle due località si è svolta l’infanzia di Robert Allen Zimmerman, il figlio di Abraham, proprietario del negozio di elettrodomestici, destinato alla fama imperitura, sfociata addirittura in un Premio Nobel, il primo, l’unico finora, concesso a un cantautore, con il nome d’arte di Bob Dylan. Pochi sanno che, dal 1962, non si tratta più di un alias: Robert Dylan è il suo nome legale e, per quanto riguarda le sue origini, mentì fin da subito affermando di essere scappato di casa sei volte tra i suoi 10 e i suoi 18 anni. Mentiva, probabilmente, ma il dato reale è che quella periferia gli stava stretta. Sognava in grande, ma non sapeva cosa lo aspettava quando partì, una volta per tutte, alla volta di New York. La musica era la sua unica compagna: il rock’n’roll di Little Richard quanto il folk di Woody Guthrie. Voce spigolosa, tecnica chitarristica non impeccabile, ma funzionale, una manciata di canzoni autografe sempre più numerose che tradivano ottime letture: William Blake e Arthur Rimbaud, Jack Kerouac e Allen Ginsberg, Robert Frost e, inevitabilmente, Dylan Thomas (anche se ha sempre negato di essersi ispirato a lui per il suo nome di battaglia). Nel giro di pochisismi anni passò dai piccolì caffè del Greenwich Village ai palchi più importanti, dalle ballate per voce, chitarra e armonica al ruvido rock blues che fece fischiare i puristi del folk, dal fatalismo pacifista di Blowin’ in the wind al pugno nello stomaco di Like a rolling stone.

Bob Dylan e Bruce Springsteen a metà anni Settanta

Il colpo di rullante che apre quest’ultima canzone suonò, per il giovane Bruce Springsteen, come il calcio che spalancò la porta della sua vita a cui già Elvis e i Beatles avevano bussato. Long Branch, la sua città natale, e Freehold, quella dove stava crescendo, erano alla periferia della Big Apple, dall’altra parte del fiume, nel New Jersey che, prima di lui, era uno di quegli Stati che rischi di dimenticare quando fai l’elenco, un po’ come il Minnesota. Due uomini nati in periferia, che hanno fatto di tutto per lasciarsela alle spalle, che hanno conquistato le platee di tutto il mondo, che hanno riempito copertine, puoi non avere mai ascoltato una nota delle loro canzoni (ed è quasi impossibile), ma non puoi non averli mai sentiti nominare o non riconoscerne il viso. Bruce era “nato per correre” e in quel disco, autentico spartiacque della sua carriera e anche del rock anni Settanta, mise tutto se stesso, le sue origini, i suoi sogni, come racconteranno i due giornalisti sul palco del Sociale. In una carriera lunga 55 anni, Dylan ci ha mostrato innumerevoli volti: cantore della protesta, poeta beat, rocker anfetaminico, gentiluomo di campagna, padre e marito inquieto, cristiano rinato, soprattutto performer impegnato in un “never ending tour” a cui si piegano anche le autorità svedesi per conferirgli l’ambitissima medaglia nei tempi a lui più congegnali. “A song and dance man”, come si è definito ironicamente, con la cui poesia e sulle cui musiche ci si confronta ancora oggi, come spiegherà sempre l’affiatata coppia al pubblico di Lecco.

Gino Castaldo e Ernesto Assante

E i “docenti” di queste peculiari lezioni non potevano che essere Assante e Castaldo, una coppia giornalistica e televisiva ormai inseparabile, due autentiche celebrità, oltre che autorità riconosciute. Assante ha iniziato la sua attività giornalistica quarant’anni fa esatti, collaborando con il Quotidiano dei lavoratori. Nel 1978 inizia a collaborare come critico musicale a Il manifesto, per il quale ha scritto fino al 1984. Nel 1979 inizia a scrivere per La Repubblica, dove è stato critico musicale e caporedattore e attualmente è inviato. Ha collaborato con numerosi settimanali e mensili italiani e stranieri, tra i quali Epoca, L’Espresso, Rolling Stone. Ha ideato ed è stato responsabile dei supplementi Musica, Computer Valley e Computer, Internet e Altro di Repubblica. Consulente e autore per alcuni dei più importanti programmi musicali televisivi della Rai dal 1982, ha lavorato anche a Radiorai. Dal 2003 al 2009 ha insegnato Teoria e tecnica dei nuovi media e, in seguito, Analisi dei linguaggi musicali, alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’università la Sapienza a Roma. Castaldo scrive, a sua volta, per la Repubblica e ha curato lo storico inserto settimanale Musica dello stesso quotidiano, ha condotto programmi per Radio3 Rai insieme a Filippo Bianchi (critico e divulgatore musicale, organizzatore e operatore culturale, poi direttore di Musica Jazz, storica rivista specializzata). Dal 2005, insieme ad Assante, tiene le Lezioni di rock. Viaggio al centro della musica con lo scopo di approfondire, grazie anche all’ascolto guidato e all’ausilio di video e filmati, la storia di coloro che sono entrati nella leggenda del rock. Dal 2011 la domenica pomeriggio dalle 15 alle 17, sempre insieme ad Assante, conduce il programma Playlist su Radio Capital. Dal 2013 Assante e Castaldo sono ideatori, autori e conduttori di Webnotte, trasmissione dal vivo che è on line su Repubblica.it e in onda su Radio Capital Tv. Entrambi hanno scitto libri di critica e storia musicale, assieme e da “solisti”, proprio come un gruppo rock, ma a differenza di un gruppo rock (e quando si tratta di un duo accade ancora più spesso) non hanno mai litigato né interrotto un sodalizio che si svolge in perfetta sintonia. E così si snodano anche le loro Lezioni di rock: aiutandosi con supporti audiovisivi, i due giornalisti hanno raccontato Elvis Presley e i Beatles, i Pink Floyd e Prince, per Le Primavere riprendono questi due monumenti della canzone americana, Springsteen e Dylan.

Tutte le serate delle Primavere de La Provincia sono gratuite, aperte a tutti, con una priorità di ingresso a chi effettua la prenotazione on line al sito leprimavere.laprovincia.it. Nella pagina di presentazione di ogni incontro, sulla destra, si può indicare il numero di persone e poi conferma presenza. Compilata una scheda con i propri dati, la si invia e si riceve una email di conferma: è la prenotazione che permette l’ingresso prioritario. Tutti gli altri potranno entrare in sala solo dopo che saranno stati assegnati i posti alle persone prenotate e fino a esaurimento. Il sistema di prenotazione al Teatro Sociale di Como prevede la priorità di ingresso per coloro che si presentano con la ricevuta della prenotazione mentre l’accesso al Teatro della Società di Lecco è regolato dalla priorità di arrivo a teatro. È tuttavia gradita la prenotazione sempre al sito leprimavere.laprovincia.it da intendersi come segnalazione di interesse alle serate previste a Lecco questo 27 aprile e il 22 e il 24 maggio.

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