Albert Espinosa, braccialetto rosso in tasca e Lario nel cuore

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«Per me è un sogno stare oggi qui, amo il lago. È bellissimo». Abbiamo fatto un’altra vittima, anche Albert Espinosa si è innamorato del Lario e ha ambientato tra Lecco e Lezzeno il suo ultimo romanzo di grandissimo successo in Spagna e di prossima pubblicazione in Italia sempre con l’editore Salani. «È il racconto di un papà in cerca del figlio perduto. Arriverà in libreria in Italia a maggio e aspettatevi tanti turisti spagnoli in visita sul lago questa estate». Albert Espinosa ieri sera al Teatro Sociale di Como nel dialogo con Diego Minonzio direttore de La Provincia ha raccontato di sé, la sua storia, ma anche tanti episodi della sua vita di oggi, sempre con un irresistibile ottimismo.

Il direttore de La Provincia Diego Minonzio accoglie lo scrittore Albert Espinosa

Dai 14 ai 24 anni Albert Espinosa ha lottato e vinto il cancro, nella battaglia ha perso una gamba, un polmone e parte del fegato. Ora è uno scrittore, sceneggiatore, universalmente noto per Braccialetti rossi, un libro tradotto in oltre 50 paesi, una serie tv in Spagna, Italia, Germania, Francia, presto in Russia e in Ucraina, sarà un film di Spielberg. «È incredibile che da una storia che ho vissuto in una piccola stanza in ospedale sia nato tutto questo successo». Dalla passione per il teatro a quella della scrittura: lo spirito con cui ha attraversato quei durissimi dieci anni è diventata una storia che supera ogni confine, forte di emozioni universali e di un argomento, la paura o meglio la non paura della morte, che è compreso in ogni cultura. «questo è l’elemento che unisce tutti. L’importante è capire che ogni perdita è una cosa positiva. Quando si prepara una nuova serie di Braccialetti rossi parlo con gli attori, con i produttori e registi – per questo conosce così bene l’italiano e l’Italia, perché ha collaborato alle prime due serie della fiction di RaiUno, la versione più bella – ma per me è importante che la sceneggiatura sia libera. La mia storia ora è come il mio Star wars e tutto è nato dal mio braccialetto rosso – lo conserva sempre nel portafogli – è il mio tesoro. I bambini malati di cancro che incontro dicono che non porto il mantello degli eroi, ma il braccialetto rosso».

Lo forza e la simpatia di Albert Espinosa, entrambe contagiose

Ieri sera Espinosa è stato introdotto, come consueto, da una sequenza cinematografica selezionata dal Lake Como Film Festival. È stata scelta per lui l’ultima scena di Anna dei miracoli, di Arthur Penn. Albert aveva visto il film la settimana scorsa, a Barcellona, per prepararsi alla serata di ieri. «Un film molto bello che parla della forza di credere, è una storia molto vicina a Braccialetti rossi, per il messaggio di credere nei sogni. Lottare e credere sono le due cose più importanti». Tutto quello che il cancro gli ha insegnato è nei suoi libri, in particolare ne Il libro dei segreti rossi dove accompagna il lettore, attraverso le sue famose liste, al messaggio, semplice e quindi geniale, che essere vivi è essere felici. Ad Albert Espinosa piace il tennis e giocare a rete, non è un giocatore di fondo. È un bel modo per immaginare un approccio alla vita in attacco, scandito a giornate intense. Resta la curiosità di sapere perché ama così tanto il nostro lago da ambientarci il suo ultimo romanzo e da volerci tornare presto. «Ho visitato il Lago di Como dieci anni fa, ma l’anno scorso sono stato a Lecco ed è lì che ho scritto le prime venti pagine della storia. Per me il lago è fonte di emozioni, quando lo guardi il tuo spirito interno, la tua anima si calma. È il sito perfetto per scrivere un romanzo e rappresenta anche una parte della mia vita perché mio papà è morto l’anno in cui sono stato a Lecco». Ha imparato così e di nuovo il valore della perdita.

Platea del Teatro Sociale gremita per il secondo appuntamento con Le Primavere de La Provincia

«Come non essere felici se fai una serie tv e poi ti portano sul Lago di Como! La vita è una felicità continua». E il Lario è anche coprotagonista del suo prossimo libro, per ora distribuito solo in Spagna, dal 23 marzo scorso, con il titolo Lo que te dire cuando te vuelva a ver (il titolo italiano è ancora in via di definizione come la distribuzione). «Porterà molti spagnoli al lago – avverte Espinosa – perché in Spagna si è fatta molta propaganda di questa storia di un papà che arriva sul lago per cercare un bambino perduto e lo ritrova a Lecco. Il lago mi comunica una sensazione di emozione, l’anima si calma e ho pensato che era un luogo perfetto dove ambientare la storia. Il libro è dedicato alla mia mamma ed è legato ad un ricordo particolare: mio papà è morto a pochi giorni di distanza dalla mia visita a Lecco, con lui avevo un legame molto forte».

(Foto di Andrea Butti)

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