Ai Weiwei: la curiosità e l’azione dell’arte

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Guardando l’intervista Life is in danger everyday, Ai Weiwei racconta brevemente istanti della sua vita passati a studiare animazione a Beijing, arti visive a New York e a prendere parte in numerose petizioni internazionali oltreché all’attivismo politico. Esiliato col padre in tenera età, emigrato in America e arrestato poi nel 2010, Ai Weiwei denuncia e svela, attraverso l’arte, il volto della Cina post Mao e le vicende che accadono nel mondo odierno. Nell’intervista che ho citato poco fa, si osserva un uomo dall’aspetto saggio e dal vissuto eroico; gli occhi calmi e sapienti sembrano bisbigliare alcune verità. Attraverso le parole, il vissuto e l’esperire dell’artista è possibile entrare nel suo mondo e capire il ruolo e il peso sociale che l’arte ha nell’era post-moderna o se si vuol chiamare “contemporanea”.

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Oggigiorno è raro che le persone si chiedano il perché delle cose del mondo, del ritmo imposto dalle società e dai governi, del mettere fuori il naso dalla propria porta per conoscere le realtà che circondano il globo. Ecco allora che la figura dell’artista diviene portavoce di un mondo silenzioso ma visibile che ha bisogno dei suoi Botticelli e Michelangelo come di Ai Weiwei o di Jenny Holzer. Ai Weiwei è un artista che ha sperimentato e affermato il suo lavoro attraverso l’indagine come Citiens’ investigation (2008), la curiosità e la tradizione millenaria cinese come Sunflower seeds (2010) e According to what (2014).

Performance, documentari, installazioni e retroscena caratterizzano l’arte di Ai, portavoce di artisti che in Cina (e non solo) ancora non hanno ottenuto libertà espressive bensì repressive.

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Curioso l’allestimento della mostra Ai Weiwei. Libero a Palazzo Strozzi, luogo a Firenze dove nasceva nel quattordicesimo secolo l’attività bancaria occidentale (da cui il termine strozzino); o forse è stato scelto dall’artista stesso come speculazione sulle tristi vicende politico-economiche attuali? Un chiaro messaggio sui diritti civili (a proposito di immigrazione) è dato dai gommoni arancioni che tappezzano la facciata. Una mostra che vale la pena scoprire e un artista che merita d’essere conosciuto oltreché studiato.

A Firenze fino al 22 gennaio 2017 a Palazzo Strozzi: don’t miss it, please!

http://www.palazzostrozzi.org/mostre/aiweiwei/

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