Affinità e divergenze tra Collini, Guglielminetti e Philopat – Dell’apprezzamento di Anna Oxa

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La prima cosa che mi sono chiesta quando sono venuta a sapere che giovedì sera ci sarebbe stato un incontro tra Marco Philopat, Max Collini e Guido Guglielminetti allo Spazio Gloria è stata cosa c’entrassero questi personaggi tra loro. Se il primo lo conoscevo abbastanza bene, complice la mia fissa preadolescenziale per il punk italiano, del secondo avevo sentito nominare la band senza decidermi ad approfondirne la conoscenza e il terzo non avevo idea di chi fosse. Nonostante qualche ricerca, la mia domanda è rimasta irrisolta fino alla serata in questione, e in parte anche dopo. Il motivo è che senza dubbio risaltavano più le loro differenze rispetto alle somiglianze, specialmente quando parlavano dello stesso argomento. L’approccio alla musica, ad esempio, era vissuto da ognuno in modo diverso. Philopat, dopo un breve tentativo come cantante negli Hcn, racconta di essersi reso conto che ciò che gli riusciva meglio era lo scrivere, e in particolare il descrivere ambiente, contesto e universo del genere a cui più era legato, il punk. Max Collini descrive la sua esperienza da frontman – non lo si può chiamare cantante in quanto tecnicamente recita sopra la musica – in una band dal successo inaspettato, gli Offlaga Disco Pax, che nel 2005 con l’album Socialismo tascabile si guadagnano un posto d’onore nella scena indie italiana. Guglielminetti ripercorre la sua carriera da bassista, compositore e arrangiatore accanto a figure del calibro di Lucio Battisti, Ivano Fossati, Umberto Tozzi, Mia Martini e Francesco De Gregori, per il quale è tutt’ora capobanda dei musicisti da cui è accompagnato nei live.

Altro punto d’incontro in questa occasione è la scrittura: Guido ha appena pubblicato la sua autobiografia, «Con capitoli brevi perchè si possa leggere in metropolitana». Max e Phil si dedicano a letture dei loro testi, il primo con il tono gelido da «Speaker della stazione di Bologna» e al tempo stesso evocativo che lo caratterizza, il secondo mimando con trasporto il rumore delle bottiglie lanciate da Andrea Bellini addosso ai fascisti.

La conversazione, abilmente guidata da Alessio Brunialti, sfiora anche l’attualità, toccando la questione dei talent, sulla quale tutti concordano più o meno con le parole di Manuel Agnelli, secondo cui la motivazione artistica è data dalla volontà di sfondare e la diversità non tanto dalla proposta quanto dalla provenienza degli artisti. Il dialogare dei tre artisti in un’atmosfera da salotto porta effettivamente alla luce collegamenti imprevisti, come la scoperta di Max che Guido è l’autore di Un’emozione da poco di Anna Oxa, citata in Robespierre.

Max Collini e il suo ordinatissimo banchetto

La serata termina con l’assalto a un ricchissimo (e ordinatissimo) banchetto colmo di libri della ShaKe e Agenzia X, cd e vinili degli Offlaga e degli Spartiti (la nuova avventura di Collini) e l’autobiografia di Guido Essere… basso – Piccole storie di musica.

(Foto e video di Samuele Foriglio)

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