A Lodi il Festival della fotografia etica

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Quando ho sentito parlare del Festival della fotografia etica, (solo) due anni fa, non pensavo che sarebbe diventato un appuntamento per me fisso e irrinunciabile. Quel primo manifesto, condiviso da un’amica che lavorava lì come grafica per la promozione , mi aveva colpito moltissimo e mi ha fatto scoprire un evento che davvero arricchisce l’animo e allo stesso tempo ti destabilizza, per via dei contenuti. Ho visitato solo le ultime tre edizioni, per cui me ne mancano più di metà – siamo alla settima – ma ne sono sempre rimasta affascinata.

© Laerke Posselt

© Laerke Posselt

Il programma è densissimo e arricchito dalle visite guidate che, nell’arco della giornata, gli stessi autori conducono. Inutile dire che sentirsi spiegare una foto o un intero progetto e, in alcuni casi, anche intere storie di vita, da chi ne è stato autore o protagonista è ben altra cosa che osservarle da soli.

Il titolo stesso del festival fa intendere che non si tratti proprio di fotografie delle vacanze al mare o della gita di Pasquetta, ma la forza di queste immagini è in alcuni casi indescrivibile.

Quella prima fotografia che mi aveva tanto colpito nel 2014 era una di quelle contenute nella mostra Beautiful child di Laerke Posselt: ritraendo la storia di Sophia ed Evie, concorrenti di due anni di età, la fotografa mostrava il mondo dei concorsi di bellezza per bambini, che negli Stati Uniti hanno avuto un drammatico boom negli ultimi anni, pur esistendo da decenni.  Il ricordo era andato subito alla storia di JonBenét Ramsey, che tanto mi aveva colpito da adolescente, e che la fotografa stessa citava.

Where the children sleep © Wennman Magnus

Where the children sleep © Wennman Magnus

Bambini e ragazzi sono spesso presenti, tra le foto in mostra al Festival: in questa edizione molte loro storie sono raccontate in  The factory boy di Laura Aggio Caldon, in  Where the children sleep di Magnus Wennmann, in  Revogo di André Lion.

Revogo © André Lyon

Revogo © André Lion

Ragazze giovanissime sono protagoniste anche della mostra che ha vinto il Short Story Award nell’ambito del World Report Award 2016; in Iran la pena di morte viene applicata ai bambini per crimini quali l’omicidio, il traffico di droga e la rapina a mano armata: Waiting girls, di Sadegh Souri, testimonia l’attesa  delle giovani  condannate in carcere.

Waiting girls © Souri Sadegh

Waiting girls © Sadegh Souri

Accanto ai drammi, però, nelle mostre si raccontano anche realtà di Paesi lontani e molto diversi da quelli che, magari, crediamo di conoscere meglio: Norilsk, nel nord della Russia, è la seconda città più grande del Circolo Polare Artico e conta oltre 177mila abitanti. Ex gulag sovietico, nonostante molti altri cambiamenti ancora oggi  non ha alcun collegamento via terra con il resto del mondo ed è raggiungibile solo in aereo o per mare. Il susseguirsi di giorni e notti polari influenza pesantemente le condizioni fisiche e psicologiche dei cittadini ma le loro vite costituiscono un esempio emblematico di come l’uomo possa adattarsi a condizioni climatiche avverse, al disastro ecologico e all’isolamento, vivendo in condizioni di autosufficienza: la fotografa  Elena Chernyshova descrive tutto ciò attraverso immagini molto intense.

In questa edizione l’impressione è che il numero di mostre sia leggermente inferiore ma ciò, a mio avviso, non toglie nulla alla soddisfazione generale. Il Festival è peraltro sempre l’occasione per visitare Lodi, che è forse poco (ri)conosciuta ma davvero incantevole, e per entrare in alcuni luoghi affascinanti a prescindere dagli allestimenti: le ex Chiesa dell’Angelo e di San Cristoforo, ad esempio,  il Collegio San Francesco e, su tutti, Palazzo Barni.

Non manca la parte rilassante e mangereccia, perchè in molti ristoranti e locali cittadini sono esposte le mostre del circuito Off – Fuori festival.

Se non si fosse, capito, insomma, io sono sempre entusiasta di questa gita annuale – in cui mi accompagna sempre una cara amica: se anche voi siete interessati potete approfittare dei due prossimi fine settimana per visitarla. Buona mostra!

(In apertura Days of nights. nights of days © Elena Chernyshova)

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