A light beyond the boundary al Teatro Sociale

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Sabato 11 novembre alle 21.30 fasci di luce ipnotici e ritmi pulsanti per A light beyond the boundary, serata organizzata dal Teatro Sociale come parte integrante della Stagione notte per l’inedito format Links, in collaborazione con Marker e 8208 Lighting Design Festival. In programma, oltre a Olo Creative Farm, Moth e Aqua Preta, figura Manuel Oberholzer, in arte Feldermelder. L’artista svizzero proporrà una rottura della quarta parete, suonando dal vivo nella platea del teatro e lasciando che sia il pubblico a popolare il palco. Intrecciandosi agli effetti visivi di Erratic, installazione progettata da Supermafia, le sue armonie promettono di generare effetti dirompenti.

Manuel Oberholzer a/k/a Feldermelder

Quando hai iniziato a fare musica?

Quando ero molto giovane, verso la fine degli anni Ottanta, non appena ho ricevuto il mio primo computer. Da lì, non so come, non mi sono mai fermato. Verso la fine degli anni Novanta ho iniziato a lavorare come dj, poi la mia carriera si è evoluta e in breve ho cominciato a dedicarmi esclusivamente ai miei show dal vivo e a creare e proporre a un pubblico delle sonorità che mi appartenessero completamente.

Quali sono le tue influenze, da un punto di vista artistico?

È un discorso complesso, innanzitutto direi che anche se la mia musica è principalmente elettronica, molti degli artisti che ammiro e a cui mi ispiro fanno ambient o acustica. Apprezzo infinitamente, ad esempio, la ritmica brasiliana abbinata a modulazioni sinuose della voce. Sono affascinato anche dalla musica che non segue un genere preciso o molto comunicativa a livello puramente testuale, come può essere l’hip hop delle origini, coi suoi testi duri e un andamento secco e ben scandito. Chiaramente guardo molto anche alla musique concrète [N.B. La musica concreta inaugurò uno dei primi modelli di manipolazione del suono per fini compositivi ed è considerata la prima scuola di musica elettronica, ndr]. In questo senso apprezzo molto la vecchia elettroacustica sperimentale di Steve Reich, Don Preston e Delia Derbyshire, o alcune colonne sonore dei gialli italiani anni Settanta. In genere dico che mi piace la musica che non ho ancora ascoltato.

Come è iniziata la tua collaborazione con Supermafia?

Ci conosciamo da moltissimo tempo, la Svizzera è un paese piccolo quindi è inevitabile che chi lavora nello stesso campo finisca per incontrarsi, prima o poi. La nostra collaborazione però è iniziata solo nel 2015, perché in quel periodo avevo vinto un premio per le mie produzioni musicali, il che mi aveva dato la disponibilità economica per sperimentare con diverse idee per show dal vivo. Per prima cosa abbiamo analizzato limiti e potenzialità di questo tipo di progetto con l’installazione site – specific Alcove, che abbiamo poi arricchito e reso esportabile in altri contesti, trasformandola in quello che proporrò stasera.

Come hai concepito la perfetta colonna sonora per quest’esperienza?

La natura delle mie performance dal vivo è decisamente flessibile, non segue alcuno schema o struttura predefiniti. Sapevo solo che la mia necessità era che ci fosse una buona interazione fra suono e immagine, quindi oltre a suonare dal vivo avrei dovuto controllare io stesso l’installazione. Ho giocato molto sul fatto che diversi sentieri e atmosfere sonore funzionano molto bene come performance in diretta, mentre ascoltati come semplice registrazione avrebbero un impatto decisamente meno forte. Di fondo, comunque, avevo il desiderio di creare uno spettacolo audiovisivo, ma senza che ci fosse bisogno della presenza di uno schermo. Oggigiorno le persone si distraggono quando vedono uno schermo, la loro ricettività scende e i loro sensi risultano quasi ovattati. Quindi, la direttiva generale era creare un’opera immersiva, che garantisse un’esperienza a tutto tondo grazie alla forte carica attrattiva della musica e della scenografia.

Che tipo di reazione speri di ottenere attraverso la tua musica?

Le mie creazioni sono un fatto davvero molto personale, quindi è difficile pensare a cosa potrebbero provare altre persone ascoltandole. Di certo nasce per generare sensazioni intense e portare gli spettatori in un viaggio durante il quale i confini cessano di esistere. In qualche modo ci si deve perdere in uno spazio in continua evoluzione, catapultati per un’ora in un universo distopico, colorato, dominato da miriadi di ritmi e input sensoriali. Lo scopo è portare gli spettatori ad aprirsi completamente, far sì che si concentrino sul momento e ne colgano a pieno il senso.

Biglietti in vendita alle casse del Teatro e online su www.teatrosocialecomo.it. Ingresso a 10 euro.

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