8208 Lighting design festival: Como si accende nel nome di Volta

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Per qualche giorno un numero misterioso, 8208, ha fatto capolino nei social media senza che venisse svelato nulla di più. Ora quel 8208 assume, finalmente, un significato. 8208 è il nome dell’asteroide che è stato dedicato ad Alessandro Volta insieme a un cratere lunare. E 8208 Lighting Design Festival è una manifestazione diffusa, promosso dalla Fondazione Alessandro Volta,  dal Comune di Como e dal Festival della Luce, con il contributo di Fondazione Cariplo e con il patrocinio de La Triennale di Milano. Si svolgerà dal 4 al 27 novembre, avrà «un respiro internazionale», nelle intenzioni degli organizzatori, coinvolgerà artisti, designer, università e professionisti da tutta Europa illuminando cinque luoghi significativi della nostra città: il Broletto, il Teatro Sociale, il molo di Viale Geno, piazza San Fedele e Porta Torre.

Il festival è stato presentato dal sindaco di Como Mario Lucini con l’assessore alla cultura Luigi Cavadini, il presidente Fondazione Alessandro Volta Mauro Frangi, il presidente del Festival della Luce Franco Brenna, Matteo Montini e Marco Pepe, questi ultimi rispettivamente project manager e art director della manifestazione.

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«L’accento sulla tecnologia vuole sottolineare il ruolo innovativo che questa svolge oggi nei confronti della creazione artistica, in un campo di espressione che sta tra il visivo, il sonoro e il corporeo. Ma tra questi, perché la luce? Da sempre il mistero della luce attraversa il confine tra l’arte e le scienze abbracciando un ampio spettro di discipline, dall’ottica alla fisica, dalla filosofia alla pittura. Solo la luce può darci la possibilità di modificare la nostra percezione visiva dello spazio. La luce è il contenuto e la forma. Le installazioni presenti a 8208 Lighting Design Festival renderanno la luce palpabile come un oggetto, mentre i confini dello spazio sembreranno distorcersi. L’ambito di questo festival è quello del cosiddetto augmented space, uscendo dagli spazi canonici dell’arte, come musei e gallerie, per inserirsi nel public space, nelle vie, nelle piazze, nell’ambiente urbano considerato non come sfondo, ma come opera. Le installazioni rimodelleranno questi spazi sollecitando una sensazione di spaesamento e di perdita dei punti di riferimento. Entrando nell’opera d’arte site-specific, gli osservatori non si troveranno di fronte un luogo fine a se stesso, ma una specie di passaggio intermedio, in cui emerga una tipologia di esperienza senza precedenti.
Flon Art 2016

Durante la durata di 8208 saranno proposti vari eventi speciali, workshop e lecture per affrontare la luce da più punti di vista. «I workshop, sia teorici sia pratici, affronteranno una serie di contenuti riguardanti la luce, ponendo in esame il tema dell’incontro tra arte contemporanea e innovazione digitale. Il tema della luce verrà approfondito anche in una serie di lecture con la partecipazione di università nazionali e internazionali in relazione allo spazio pubblico e ai beni culturali, così come in alcune mostre e nelle esposizioni».

Il festival sarà inaugurato il 4 novembre alle 18.30 a Villa Olmo con Punto zero una performance di luce e suoni spazializzati firmata Otolab, un collettivo milanese di musicisti, dj, vj, videoartisti, videomaker, web designer, grafici e architetti.


Ed ecco collocazioni, titoli e autori delle cinque installazioni:

Traiettorie oribitali di Carlo Bernardini al Broletto
Materializzato dalla luce fisica della fibra ottica, il progetto si basa sulla trasformazione dello spazio da contenitore dell’opera a forma aperta e permeabile. La forma astratta dell’opera visibile al buio è tesa a trasformare la percezione del luogo, inglobando in un illusorio volume il vuoto dello spazio. Le forme di luce si bloccano in una fissità apparente, determinando sottili giochi di equilibrio e una mobilità percettiva che permette di non vederle mai uguali a se stesse, da qualsiasi parte interna o esterna le si guardi. Il buio diviene la base di questo disegno mentale in quanto davanti a esso si è obbligati all’immaginazione. La riconfigurazione dello spazio in una nuova architettura di luce è ottenuta mediante la fibra ottica, mezzo atto proprio a trasmettere attraverso segnali ottici informazioni da un luogo ad un altro.

H-U-M-A-N-? di Sophie Guyot al Teatro Sociale
Il concetto di Umanità ha ancora il suo posto nel mondo in cui viviamo? Se lo guardiamo da vicino, e alla luce dei recenti avvenimenti – drammi della migrazione, chiusura delle frontiere, massacri e distruzione di massa – dovremmo dubitarne. L’umanità è una qualità, o al contrario, la fonte di tutti i mali? L’installazione di H-U-M-A-N-?, composta da una sola parola luminosa seguita da un punto interrogativo, pone una questione innocente, quasi ingenua nella sua semplicità: siamo certi di sapere cosa significa essere umani? A seconda di dove lo spettatore si posiziona, le lettere luminose appiano in modi incompleti o distorti. La parola risulta tronca. Non è leggibile e non si rivela completamente, se non da un punto ben preciso. E forse sta proprio qui il concetto stesso di Umanità. A seconda del punto di vista adottato, ciò che inizialmente si presenta come un insieme di elementi eterogenei e frammentati può rivelarsi come una costruzione armoniosa e integra, percepibile nella sua interezza.

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Rhizome di Tom Dekyvere al molo di Viale Geno
Rhizome esplora gli strati più profondi della realtà e della mente. Come gli alchimisti un tempo trovavano inaspettate connessioni, alla ricerca dei confini tra natura e tecnologia e tra materia morta e vivente, così Rhizome è un progetto in continua evoluzione e trasformazione che segue principi stocastici e formule apparentemente sconosciute. I fasci di luce rappresentano gli impulsi elettrici dei circuiti cerebrali, la fotosintesi delle cellule vegetali, la trasmissione di dati nelle estensioni digitali. Rhizome mostra una realtà invisibile, l’equivalente del nostro subconscio collettivo, esplora e rende visibili le reti di comunicazione invisibili tra uomo e natura, tra tecnologia e big data.

Frammenti di realtà di Alessandro Lupi in piazza San Fedele
Frammenti di realtà è un’installazione che si integra nello spazio. Una miriade di piccoli specchi rotondi ondeggiano con il vento e riflettono la luce diurna e notturna. L’opera segue i ritmi naturali, riflette lo spazio circostante e il sole dal suo punto più alto fino al calare della notte. Essa appare e scompare dipendendo dal punti di vista dello spettatore, mimetizzandosi, luccicando, e ricostruendo un’architettura che, resa dinamica dalle condizioni meteorologiche, non è mai uguale a se stessa.

Limen di Olo Creative Farm a Porta Torre
Limen, per gli antichi latini la soglia, l’inizio, il principio, offre una nuova chiave di lettura su un monumento storico di fondamentale importanza per la città di Como. Otto luci dal caratteristico raggio luminoso molto definito e puntuale, illuminano alcuni specchi collocati a pavimento, creando un gioco di riflessi luminosi in varie direzioni, all’interno della torre. Lo spettatore, passando attraverso la porta, entra all’interno dell’installazione diventandone protagonista. Grazie a degli speciali sensori collocati a pavimento infatti, il movimento delle luci cambia a seconda dal posizionamento della persona, creando un’immediata risposta tra luce fisica e presenza umana. Quando i sensori rilevano la presenza di una persona in un determinato punto, azionano i motori delle luci, che vanno a direzionarsi verso l’alto, fino a formare una colonna di luce puntata verso il cielo. A ogni luce corrispondono inoltre dei feedback sonori, che sommandosi tra loro producono una colonna sonora sempre nuova ad ogni differente interazione.
Si crea così un dinamico dialogo luminoso e sonoro tra spettatore e installazione. Come in un palcoscenico teatrale la maestosa torre si svela in una luce tutta nuova sopra gli occhi degli spettatori. Concept: Olo Creative Farm; interactivity: Laboratorio Creativo Geppetto; sound design: Lele Bardin & Max Colombo; service: All Party Service.


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Altri eventi il 6 novembre al Teatro Lucernetta con lo spettacolo per bambini Una Volta… in meno a cura della compagnia Teatro in Centro; l’11 lungo le mura romane di viale Cattaneo con Urban light writing a cura di Allineamenti e Studio Antimateria; il 13 novembre in un luogo a sorpresa con Glitch basement a cura del Lake Como Film Festival; un evento conclusivo in collaborazione con Marker.

I Talk: il 5 novembre a Borgo 35, in via Borgo Vico 35, Quale ruolo oggi per l’arte con l’artista Sophie Guyot, il fotogiornalista Mattia Vacca e il critico Alessandro Ronchi; il 10 novembre al Chiostrino di Santa Eufemia l’incontro con Fausto Galimberti Con occhi grandi e stralunati; il 23 novembre con la lecture all’Accademia di belle arti Aldo Galli – Ied Como Il lightning design nello spazio pubblico e nei beni culturali.

8208 Lighting Design Festival prevede anche tre mostre: Light from another room di Attilio Terragni all’Archivio Giuseppe Terragni (inaugurazione il 12 novembre); Atmosfere di Lorenzo Guzzini al Museo civico archeologico Paolo Giovio (inaugurazione il 18 novembre); Lumen 3 a cura di Ortica Contemporary Art al Chiostrino di Santa Eufemia (inaugurazione il 19 novembre)

Due i workshop all’Archivio Terragni; In ludus. L’uso della luce come strumento per creare illusioni ottiche a cura di Olo Creative Farm il 12 novembre , e  Leap motion a cura di Studio Antimateria il 12 novemnbre.

Per informazioni: www.8208.it, mail: info@8208.it, Facebook: fb.com/8208LightingDesignFestival.

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