Un padre, una figlia per i lunedì del cinema

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Il regista rumeno Christian Mungiu è l’esponente migliore e più celebre di quella che la critica internazionale ha definito scuola postdecembrina, ovvero nata dopo la rivoluzione del 1989 che portò alla caduta del regime del dittatore Ceaușescu. E la sua visione non può essere slegata da eventi vissuti quando il regista aveva poco più di vent’anni, che hanno cambiato per sempre la vita della Romania. Christian Mungiu è stato giornalista e insegnante prima di terminare l’Accademia di teatro e cinema di Bucarest diventando poi assistente di Radu Mihăileanu (l’autore di Train de vie). Si è distinto sin dai cortometraggi degli esordi per presentare Occident, il suo primo lungometraggio, direttamente alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes. La croisette gli ha assegnato anche una Palma d’oro nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, mentre questo Un padre, una figlia, in programmazione il 20 febbraio alle 21 allo Spazio Gloria per la rassegna I lunedì del cinema, gli ha fruttato un’altra palma per la miglior regia.

Un padre, una figlia (Romania / Francia / Belgio, 2016, 128 minuti) di Cristian Mungiu con Adrian Titieni, Maria – Victoria Dragus, Lia Bugnar, Malina Manovici e Vlad Ivanov
Romeo Aldea è medico d’ospedale una cittadina della Romania. Per sua figlia Eliza, che adora, farebbe qualsiasi cosa. Per lei, per non ferirla, lui e la moglie sono rimasti insieme per anni, senza quasi parlarsi. Ora Eliza è a un passo dal diploma e dallo spiccare il volo verso un’università inglese. È un’alunna modello, dovrebbe passare gli esami senza problemi e ottenere la media che le serve, ma, la mattina prima degli scritti, viene aggredita brutalmente nei pressi della scuola e rimane profondamente scossa. Perché non perda l’opportunità della vita, Romeo rimette in discussione i suoi principi e tutto quello che ha insegnato alla figlia, e domanda una raccomandazione, offrendo a sua volta un favore professionale. Biglietti a 7 euro.

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