Thor: Ragnarok, il revival che non ti aspetti

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Thor il Dio del tuono, ovvero, lo zio del tuono! Eh no! Non sto sbagliando. Parliamo di Thor, epico condottiero figlio di Odino , fratello di Loki e guardiano di Asgard  nonché , naturalmente, supereroe Marvel per eccellenza. Paragonabile per i suoi poteri al Superman della DC comics, imponente come solo un Dio può essere ma qui così tanto umano e così tanto autoironico da sbalordire. Chi pensa di entrare in sala e gustarsi un film di spessore e impegnativo, si sbaglia di grosso. Chi penserà di entrare in sala e guardarsi il classico film cinecomics resterà sbalordito. Consiglio? Se volete vedere questo film non pensate a nulla, non createvi aspettative o non abbiate pregiudizi.

Ecco la strepitosa Valkyrie (Tessa Thompson) in una epica scena del film

In casa Marvel l’indice di gradimento alto, inaspettato e soprattutto fruttuoso dei Guardiani della galassia, ha ispirato sicuramente questo film, rendendolo fluido, spassoso ma assolutamente privo di alcun tipo di spessore, capace quindi di spaccare in due fazioni i Marvel fan di questo genere.

C’è chi, dopo un inizio epico e tuonante di questa saga, si aspetta un film incentrato su un onore e un valore del tutto diversi da quelli scanzonati visti nei film di James Gunn e la combriccola di Star Lord e Groot. Eppure il film, se preso singolarmente, funziona, e fa dannatamente ridere. Magari in alcune occasioni ti chiedi se stai guardando Thor o uno spin off dei Guardiani della Galassia, ma stai comunque ridendo e lo fai con gusto.

Chris Emsworth alla sua quinta presenza nei panni del dio del tuono: per lui in previsione i prossimi film : Avengers Infinity War e Avengers 4 ( titolo provvisorio)

Taika Waititi, regista di questo film, adotta un modo simpatico e alternativo per concludere la saga del tuono. Gli attriti tra Thor (Chris Emsworth) e suo fratello Loki (Tom Hiddleston) sono ben studiati, ma gestiti con una certa leggerezza e spensieratezza, il che fa diventare Loki immune a tutte le punizioni che dovrebbe subire dopo quanto causato negli ultimi film trascorsi.

Il rapporto tra Hulk (Mark Ruffalo)  e Thor è esilaranti. Il golia verde acquisisce la parola e formula dei pensieri pungenti e maliziosi come fossero espressi da un bambino di 6 anni, mentre, tornando nelle sembianze del dottor Banner, riprende la sua verve intellettuale e goffa. Tra una risata è l’altra il mondo si ferma quando in scena entra una figura elegante e sensuale come quella di Cate Blanchett, qui nel ruolo di Hela, la dea della morte. Prestazione ottima. Riesce praticamente a essere uguale alla sua controparte cartacea attraverso un mimica facciale impressionante e a una gestualità che caratterizzano il personaggio come cattivo e seducente. A completare il cocktail psichedelico vanno aggiunti uno pizzico qua e là di Anthony Hopkins (Odino) e della fascinosa Thessa Thompson (Valkiria)

Hulk ripreso da una scena del film, molte le somiglianze con il personaggio tratto dalla graphic novel Planet Hulk, storia a fumetti in cui il mostro verde fronteggia altri pericolosi individui partendo da schiavo e gladiatore fino a sfidare un intero impero

Ecco la trama: Thor è imprigionato dall’altra parte dell’universo senza il suo potente martello e deve lottare contro il tempo per tornare ad Asgard e fermare il Ragnarok — la distruzione del suo mondo e la fine della civiltà asgardiana (con in sottofondo i Led Zeppelin) — che avverrà per mano di una nuova e onnipotente minaccia, la spietata Hela (supermegagnocca). Ma prima dovrà sopravvivere a un letale scontro fra gladiatori che lo metterà contro il suo vecchio alleato e compagno nel team degli Avengers, l’Incredibile Hulk.

Io so già di esser strano, di avere gusti particolari, passando da una recensione negativa in maniera spropositata a una positiva del tutto ingiustificata, ma io non mi reputo un critico d’arte, e se leggete le mie recensioni sperando di avere un’analisi competente dei film, allora vi sbagliate di grosso. Come ho sempre detto, e non mi dimenticherò mai di ripeterlo, guardare film significa entrare in un mondo parallelo, con personaggi, luoghi, musiche e percezioni che sono sempre soggettive a seconda del nostro gusto e di quello che proviamo, ma soprattutto dei nostri ricordi. Ciò che ci fa stare bene sono le situazioni che ti inducono ad assimilare in un scena ciò che siamo.

Uno storyboard dalla scena del film in cui avviene la spettacolare battaglia tra Hela e l’esercito di Asgard

Il cinema è intrattenimento, e ciascuno di noi ha svariati modi di poterlo vivere in base a come sta vivendo la sua vita in quel momento, se ha voglia di piangere, di ridere, di aver paura o di commuoversi. Thor: Ragnarok non ha grosse pretese, ma per me è stato come fare un tuffo negli anni Ottanta e ricordare quei film con i quali sono cresciuto e con i quali ho imparato ad apprezzare il cinema, a sognare… Quei film che ti facevano sorridere emozionandoti, ma soprattutto estraniandoti completamente dalla realtà, senza comparazioni e precisazioni. Quando ero bambino non mi importava se un uomo sapesse realmente volare, se sapesse sconfiggere da solo centinaia di nemici, mi piaceva come lo faceva, se le battute facevano ridere, se le musiche sapevano farmi vibrare il cuore.

Certo, ci sono delle scelte che non sono funzionali ai fini dello svolgimento narrativo. Non si possono ignorare i buchi di sceneggiatura o la frettolosità con cui hanno fatto uscir di scena personaggi secondari (Volstagg, Hogun e Fandral) rendendo la situazione alquanto confusionaria. La totale assenza di Jean Foster (Natalie Portman) non accuratamente spiegata e quella di Sif (Jamie Alexander) neanche menzionata, i ruoli di Heimdall (Idris Elba) e quello del Doctor Strange  (Benedict Cumberbatch ) non sono del tutto chiari. Questo insieme di cose scatena, indubbiamente, delle forti perplessità,

Simpatiche le parti di Karl Urban (Skurge) e di Jeff Goldblum (Grandmaster) che rendono vivace lo svolgersi della vicenda. Film come Thor: Ragnarok, pur avendo le loro pecche, andrebbero prodotti più spesso e forse parecchie persone dovrebbero guardare questi film con una certa spensieratezza. Preferisco sapere di vedere un film che ha una certa autoironia e ne è consapevole, rispetto a vedere un film che cerca di essere a tutti i costi serio cadendo nel patetico perché forzato o rimarcato in certi contesti.

Io per due ore ho riso, mi sono esaltato, non mi aspettavo nulla e forse per questo che ha funzionato. È quando ho sentito chiamare Thor «lo zio del tuono» che ho capito che sarebbe stato un film diverso, ed è allora che ho cominciato a guardarlo con un occhio meno critico e più fanciullesco. Lì mi si aperto un mondo, ho fatto un tuffo nel passato e mi sono divertito. Questo è quello che conta.

 

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