The Defenders, un crossover tutto da dimenticare…

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La Marvel studios e Netflix decidono di aggregarsi, ovviamente per un interesse commerciale comune e far nascere un universo web, proprio come sta succedendo nelle pellicole recenti dei famosi studios americani. Si tratta di progetti che narrano le vicende dei nostri beniamini mascherati, tanto per intenderci.

Curiosità: i membri fondatori dei Defenders sono il Dottor Strange, Namor, Silver Surfer e Hulk: in realta questo gruppo non corrisponde al fumetto Marvel

Fin qua nulla di male e, considerando che il pubblico interessato al mondo dei cinecomic è in continua crescita, c’è solo da ben sperare. Si dà il via a produzioni di una certa fattura, ben curate e originali. Parliamo del primo exploit che è stato Daredevil, il diavolo di Hells Kitchen. Poco più avanti arriva il momento di un’altra eroina molto conosciuta da noi Marvel zombies , stiamo parlando di Jessica Jones e della sua Alias investigation, e anche qui nulla di male. Entrambe le serie tv godono di una certa fluidità, sceneggiatura coerente al personaggio, atmosfere e caratterizzazioni  degne di nota.

Charlie Cox: interpreta Matt Murdock / Daredevil, qui alla sua terza apparizione nelle vesti del diavolo di Hells Kitchen. In produzione sempre da Netflix un nuova imminente stagione in arrivo.

Poi accade qualcosa di incerto. Un primo mezzo passo falso che si chiama Luke Cage, altra web series legata al mondo Marvel. Da qui in poi, esclusa la seconda stagione di Daredevil appena sopra la sufficienza, comincia il calvario per noi trepidanti fans. La delusione ha un nome: l’immortale Iron Fist. Ma non siamo qui per parlare di questo, purtroppo.

Scrivo recensioni ormai da parecchi mesi e chi mi conosce sa che, in fondo, sono molto buono su tutte le produzioni cinematografiche e televisive di cui parlo (tenendo soprattutto conto di quali e quante siano le complessità di trasporre fumetti e libri in audiovisivo). Ma non tollero una cosa: quando si abusa in maniera esagerata di un marchio, un nome, un trend. Hanno attirato milioni di spettatori per la loro fama e, una volta davanti agli schermi, la gente si ritrova certe boiate.

Sigurney Weaver la vera big star della miniserie, buona la sua prestazione seppur troppo breve e mal gestita per renderla una super villain di tutto rispetto.

In America hanno per caso decimato tutti gli sceneggiatori? C’è stato un virus che ha resettato tutti i neuroni di chi scrive script e copioni destinati al genere sci-fi? Perché se vogliamo veramente toccare il fondo, forse ci siamo. Signori, siamo davanti a un ipotetico crossover che poteva davvero rivoluzionare il modo di concepire serie tv, il modo di veder uniti web, tv e cinema. Invece cosa succede? Succede che, come al solito, si trascurano migliaia di dettagli e particolari, fino a dare vita a un progetto che non ha né capo né coda.

The Defenders è una miniserie in otto puntate, che racchiude le storie dei quattro personaggi citati in un’unica “grande“ avventura. I problemi nel confezionare un prodotto simile possono essere molti: per questioni di tempistica, la regia viene affidata per ogni puntata a una persona diversa, e questo pesa molto sul risultato finale, inoltre a produrre vi sono persone non del tutto preparate sull’argomento e terzo, cosa più importante, si percepisce palesemente che, in questo crossover non sono stati messi passione e cuore.

Interpreti di questo atteso crossover sono Charlie Cox che interpreta Matt Murdock / Daredevil, Krysten Ritter nei panni di Jessica Jones, Mike Colter è Luke Cage e Finn Jones nei panni di Danny Rand / Iron Fist

Tempistiche lente, modalità di narrazione confusionarie, dialoghi macchinosi, prevedibili e scontati, location simili a quelle usate nelle serie tv anni novanta dei Power Rangers, una color correction che mette i brividi, forzata dalla scelta di anteporre i colori di ogni personaggio nelle varie vicende che li rappresentano in situazioni diverse, ma soprattutto la storia, praticamente inesistente.

C’è di peggio, c’è sempre di peggio. Ad esempio basta guardare il trailer di Inhumans, che fa venire i brividi. Però qui si tratta di aspettative, forse troppo alte. Ma non chiedo tanto nel voler vedere un prodotto fatto bene, senza eccessi di visual effect, senza esplosioni enormi, ma con un briciolo di buon senso? Evidentemente non è così.

Per il futuro sappiamo già che ci sono conferme per tutte le serie dei personaggi protagonisti di The defenders, sebbene non abbiamo date d’uscita sicure. Il futuro dei Difensori è legato alla conclusione di questa prima stagione e possiamo scommettere sul fatto che altri eroi presto compariranno sul piccolo schermo.

Da citare la presenza di una big guest star come Sigurney Weaver il quale, a mio avviso, viene utilizzata non egregiamente considerando il suo altissimo spessore artistica. Daredevil (interpretato da Charlie Cox) è l’unico personaggio a reggere il confronto le serie precedenti e la compattezza manifestata nelle sue avventure solitarie, ma se dovessimo dare un voto in decimi a questo show non si va oltre al 5, e fidatevi, che come al solito, sono fin troppo buono.

Forse abbiamo parlato troppo presto definendo Netflix una piattaforma dai contenuti pregiati e originali, forse siamo noi a pretendere troppo ogni volta, ma sono dell’idea che un servizio a pagamento debba offrire una certa qualità, e Netflix potrebbe tranquillamente sostenerla. Ma non basta avere esclusive con Brad Pitt o Willy Smith, come sta accadendo per alcuni film prodotti dalla stessa piattaforma, se poi i progetti che ne escono non sono all’altezza delle aspettative. Preferisco avere un cast semi sconosciuto ma una storia che regga, preferisco avere meno premesse e tanta sostanza, perché una serie tv deve saperti emozionare, coinvolgere e stupire. Non è facile, vero, troppe le idee già usate e riusate, ma è per questo che si deve cercare sempre di distinguersi dalla massa. Offrire un buon prodotto non significa semplicemente investire grosse cifre, serve maggiore attenzione a quel che si fa, e maggior rispetto verso noi spettatori. A volte potrebbero risparmiarci certe perdite di tempo, soprattutto certe delusioni.

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