Territori Cinema Architetture: la visione di Malle

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Dalla comune ricerca, svolta in questi anni, dal comune interesse per gli spazi reali e per la loro rappresentazione virtuale, dalla comune riflessione sugli scenari urbani a confronto/contrasto con i paesaggi naturali, nella dimensione urbana e naturale di Como e del suo lago, nasce Territori Cinema Architetture, rassegna ideata e organizzata dall’Ordine degli architetti ppc di Como e dal Lake Como Film Festival, unendo diversi interessi e sensibilità per cercare di raccontare le feconde relazioni tra architettura e cinema.

L’appuntamento di stasera alle 20.45 nella cornice razionalista del Novocomum di Giuseppe Terragni, proiezione di Place de la République (Francia, 1974, 94 minuti) di Louis Malle.

Nell’autunno del 1972, il regista Louis Malle decide di documentare con una troupe ridottissima la gente in transito a Place de la République, affollato snodo di Parigi reso ancora più caotico dai lavori in corso. A volte con interviste palesi, altre con tecniche da candid camera, interroga i passanti senza utilizzare uno schema stabilito.

Nuova declinazione del tema del documentario per Malle che gira, nella sua città, un’opera che è insieme tardo manifesto e pietra tombale di quella Nouvelle Vague che l’autore toccato (seppur trasversalmente) nella prima parte della sua carriera. L’assoluta libertà di tema delle interviste, la casualità degli incontri, il contrappunto quasi surreale della quotidianità dei lavori stradali mettono in luce con incredibile (poiché non pianificata) coerenza l’alienazione dell’abitante medio della capitale francese. Strettamente sociologico e di attualità, orgoglioso delle proprie lungaggini e nonsense, il film testimonia quella ricerca di un confessore nella telecamera, quel bisogno di mettere in mostra le proprie bizzarrie, quella malinconia nell’allontanarsi dal microfono che sono sia l’avverarsi della profezia di Warhol sul successo, sia i prodromi della (sotto)cultura televisiva. Ovviamente un po’ datato e privo oggi dello spessore dell’epoca, resta un’opera fondamentale per capire la sensibilità del regista e il suo contrastato amore per Parigi, la Francia, l’umanità.

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