S is for Stanley (…e K is for Kubrick)

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Doveva stare in sala soltanto per un giorno, invece grazie allo Spazio Gloria, torna per due giorni sul grande schermo il documentario dedicato al grande cineasta visto da vicino da un occhio particolarissimo: quello del suo autista di fiducia.

Chiedete a un ragazzo di nominare almeno un film di John Ford e avrà delle difficoltà. Ripetete l’esperimento con Orson Welles e forse (ma forse) riuscirà a ricordare Quarto potere. Se la cava meglio Bergman con Il posto delle fragole e Il settimo sigillo, ma già andiamo in zona cinefilia mentre, tra gli italiani, di Fellini si dovrebbero ricordare almeno La dolce vita e 8 1/2 e poco più. Menzionate Stanley Kubrick: ecco spuntare Arancia meccanica, Shining e Full metal jacket, magari anche 2001: odissea nello spazio (più per sentito dire che per effettiva visione, ma la fanfara di Also spracht Zarathustra di Strauss e le note del Danubio blu dell’altro Strauss sono impresse anche nell’immaginario di chi non si è ancora cimentato con il viaggio oltre Giove e l’infinito).

Stanley Kubrick è il più giovane dei registi vecchi. Certo, nessuno dei suoi film ha il dinamismo e la velocità di un lungometraggio contemporaneo, ma la sua visione era così totale, la sua dedizione all’arte così assoluta da lasciare poche, ma ancora oggi significative opere che anche i più giovani non si stancano di rivedere. Film d’arte che sono stati anche successi di botteghino. Lungometraggi figli della magnifica ossessione di questo ex fotografo del Bronx, trapiantato nella vecchia Inghilterra (Kubrick è stato anche il più british dei registi americani), sempre più elusivo e autorecluso a cesellare fotogramma per fotogramma i suoi capolavori. Un uomo solitario, un monarca del cinema, un sovrano assoluto che guarda agli attori come a bestie al suo servizio e ai tecnici come pure estensioni esecutive dei suoi progetti. Oppure?

http://www.emiliodalessandro.it/wp-content/uploads/2012/09/Ryan-ONeal-Emilio.jpgOppure lo raccontano il regista Alex Infascelli e, soprattutto, Emilio D’Alessandro, un uomo rimasto dietro alle quinte fino a pochi anni fa. Dopo la scomparsa del regista, avvenuta nel 1999 mentre dava gli ultimi tocchi a Eyes wide shut (più fragile dei suoi predecessori anche perché il suo creatore non ha potuto mandare nelle sale quella che era al 100% la sua visione), trascorsi molti anni, questo piccolo italiano simpatico e umilissimo ha dato alle stampe la sua storia (Stanley Kubrick e me, edito in Italia da Il Saggiatore). Assunto come autista, tra mille esitazioni, nel 1971, divenne nel corso degli anni un insostituibile tuttofare per Kubrick, un vero e proprio braccio destro, confidente, anche amico del cineasta e di tutta la sua famiglia. Questo documentario restituisce l’immagine di uno Stanley privato, intimo, caloroso, capace di slanci di generosità e di un affetto che i fan di pellicole rigorose come Barry Lyndon non conoscono.

S is for Stanley (Italia, 2015, 95 minuti) di e con Alex Infascelli e con Emilio D’Alessandro e Janette Woolmore. Biglietti a 7 euro (under 18, over 65 e studenti a 5 euro). Ingresso riservato ai tesserati Arci.

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