Rs – Ricerche speciali: parla Federico Tagliabue sceneggiatore e interprete del film girato a Como

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Il 12 maggio al cinema Gloria uscirà il film Rs – Ricerche speciali ma prima di questa fatidica data facciamo qualche passo indietro nel tempo e scopriamo come è nato questo progetto con un’ospite d’eccezione: Federico Tagliabue coprotagonista e cosceneggiatore del film, insieme a lui tutto ha preso vita e quello che sembrava essere una storia irreale e strampalata è divenuta realtà sul grande schermo. Ho incontrato Federico e dopo una lunga chiaccherata ho voluto intervistarlo per condividere con voi le sue impressioni e le sensazioni che sta provando a distanza di pochissime ore dalla prima del film.

Federico, come è nato il tuo coinvolgimento in questo progetto ?

È passato ormai molto tempo per ricordare il momento esatto, ma ricordo distintamente che un amico comune mio e di Alex mi informò dell’esistenza di un associazione cinematografica a Maslianico e, visto il mio interesse per la scrittura e la recitazione, accettai l’invito per andare a vedere di cosa si trattasse. Arrivato in associazione scoprii che Alex ne era il presidente, la cosa buffa è che non molti anni prima ci eravamo già incontrati, in caserma, durante il servizio di leva obbligatorio. E poi, si sa come vanno queste cose, Alex mi parlò di un progetto cinematografico importante, in cui riponeva molte speranze e che, dopo averne letto il soggetto trovai estremamente stimolante anche io, ed ecco pronta la collaborzione, o un embrione di collaborazione, che col tempo e l’impegno ha portato allo sviluppo di Rs.

Da sinistra Federico Tagliabue, il regista Fabio Blanco e Alexander Falzaroni durante l’inaugurazione delle riprese nel 2012

Hai realizzato gran parte dei dialoghi presenti in sceneggiatura seguendo una determinata linea di narrazione. Qual è stata la più grande difficoltà che hai riscontrato durante la lavorazione dello script?

Sì, ho scritto i dialoghi di ogni personaggio del film ma, per fortuna, ho anche collaborato attivamente come co-sceneggiatore allo svolgimento della trama. Questo mi ha molto aiutato a strutturare i dialoghi seguendo un filo logico preciso, facendo incastrare ogni singola frase nel posto giusto. Secondo me per scrivere dei dialoghi fatti bene è necessario che ogni frase abbia un senso più ampio nella trama. Ogni dialogo DEVE dare dei riferimenti per il susseguirsi organico degli eventi della storia e ogni singolo dialogo deve anche essere in grado di delinare le caratteristiche del personaggio che lo utilizza. È quest’ultimo motivo che mi ha obbligato a reinterpretare ogni personaggio del film, in modo da immaginarmi come pensasse, come agisse e quindi anche come dovesse esprimersi e parlare. Non è stato facile immergersi nella psiche di tutti questi personaggi, alcuni dei quali veramente molto complessi e ricchi di sfaccettature, ma credo, sia stato il fulcro dei miei dialoghi, senza il quale molte frasi sarebbero sembrate inutili e mal poste nello scorrere degli eventi. Poi, è chiaro, che ogni attore li ha reinterpretati a suo modo, ma credo che l’essenza finale e la trama non siano andati persi, anzi si siano arricchiti dell’arte di ogni singolo interprete.

Quali sono , secondo te, le morali o comunque le tematiche che il film vuole affrontare ed esprimere allo spettatore attraverso la sua visione?

Quando iniziammo a scrivere la sceneggiatura di Rs, io e Alex avevamo ben in mente che cosa volevamo trasmettere. Un’idea che entrambi abbiamo apprezzato e abbiamo sempre portato avanti con convinzione. Premetto che non è per nulla facile trasmettere un concetto come quello che ci siamo prefissati, soprattutto se per farlo devi renderlo intrigante e se si presenta la necessità di sviluppare una trama intensa e ricca come quella che abbiamo scelto di sviluppare. Ciò nonostante credo che parte di questo concetto traspaia nel film. È un’idea attuale e antica al tempo stesso, in pratica, e in poche parole, non conta ciò in cui un individuo crede, bensì conta che egli creda in qualcosa e si batta per essa. Ogni giorno vediamo quanto la verità non sia mai assoluta, ma al contrario dipenda dalle prospettive e da migliaia di fattori esterni che la influenzano, la cambiano, a volte la nascondono o, cosa che oggi spesso accade, la mostrano troppo, rendendola una verità ancora più confusa. Se ciascuno di noi ha il coraggio di credere in qualcosa, che sia una religione una fede politica un impegno sociale o anche che gli alieni esistono e sono in mezzo a noi, ed è pronto a impegnarsi per sviluppare il suo credo (sempre nel rispetto degli altri, ovviamente) allora tutti insieme potremo costruire una società migliore, più libera e più ricca, di idee, di sentimenti e, in definitiva, di passione, che è il vero motore che ci spinge ad andare avanti, ed ecco che forse questa è l’unica verità conclamata. Credere per vivere, punto.

Tagliabue e Falzaroni durante una scena girata a Villa Geno

Ci sono degli spunti particolari che hai preso in considerazione durante il tuo lavoro di sceneggiatore e successivamente di attore all’interno del film ?

Beh, il film è nato sulla falsa riga di X – Files (di cui entrambi andavamo pazzi da ragazzini, io non me ne sono perso un episodio), è chiaro che mi sia ispirato molto alle atmosfere cupe e oniriche di quel telefilm. Ciò non di meno ho voluto, per ogni personaggio, costruire una storia che, anche se non si vede palesemente, nè definisse i tratti e le peculiarità. Ecco perché ho preso ispirazione da altri film e libri che ho visto e ho letto, anche da reinterpretazioni personali del mio quotidiano, come la dottoressina di paese, che ho modellato su un mio ricordo d’infanzia di una vera dottoressa di paese che mi visitò dopo un incidente, o il pazzo invasato che crede agli ufo, preso e rivisitato direttamente da un vecchio personaggio comico di un film degli anni Ottanta a cui ho voluto aggiungere suspance e un pò di sfondo horror. E poi mille e mille altri riferimenti che mi hanno aiutato a delineare i personaggi. Per il mio ruolo recitativo invece è stato facile, ho solo immaginato me stesso ma con tre lauree e due dottorati, ovviamente con anche un buon addestramento militare alle spalle. È stato insolitamente divertente. Credo di essere stato spocchioso e rompi scatole quel tanto che bastava al mio personaggio.

Mi basta già poterlo gustare al cinema, in compagnia di amici e parenti. Sarà una serata molto divertente ed emozionante. Certo, se poi volessimo far galoppare liberamente la fantasia, spero sempre di essere notato da qualche grande produttore di Hollywood e ritrovarmi fra qualche anno a Miami o Los Angeles a cena con i miei amici del jet – set internazionale mentre sviluppiamo la trama di un nuovo filmone blockbuster. Ma ovviamente è solo un sogno e ripeto, sarà già bello vederlo al cinema a Como e poi forse, con meno voli pindarici, chi lo sa, potrebbe essere proiettato in altre sale in Italia. Sarebbe già un bellissimo risultato. Magari qualcuno mi riconoscerà e mi chiederà un autografo. Ma ve lo immaginate ?! Tutta da ridere.

Federico Tagliabue qui in una foto di scena del film. Il suo personaggio Alessio DiBiagio è un agente scelto del Sismi

Qual è la situazione a livello di cultura e arte a Como? Come possono, secondo te, esser condivise maggiormente queste passioni e questi lavori affinché si possano valorizzare i talenti dei nostri artisti?

Como è una fucina di artisti, un inesauribile crogiolo di idee, innovazioni e arte. Una volta ho letto una frase di un famoso attore (non ricordo chi, aimè) che diceva pressappoco così: «La gente del lago di Como è malinconica e appassionata al tempo stesso e altro non potrebbe essere per chi è nato e cresciuto innanzi a tanta meraviglia della natura. Questo connubio trasforma ogni persona del lago di Como in un artista nato, senza se e senza ma». Credo veramente in questa frase (ammetto di averla un po’ rivisitata ma, non la ricordavo proprio a memoria). Credo fermamente che l’animo dei comaschi sia, per natura, artistico. Sfortunatamente Como è sempre stata chiusa nella sua mentalità troppo provinciale, incapace di spiegare veramente le ali. Ci vorrebbe uno scossone che risvegli le istituzioni e soprattutto la gente di Como, obbligando un po’ tutti a “tirar fuori” questa arte innata. Dalla scrittura alla pittura, alla recitazione fino alle tecniche video e audio, ma parlo anche di arti ritenute meno, come dire, “artistiche”: la cucina, l’artigianato, i semplici lavori manuali e di pensiero che molti comaschi fanno con amore e passione giorno dopo giorno. Credo sia necessario investire a 360° su queste qualità, e non parlo solo di soldi o risosorse ma, come per la nostra idea nel film, è necesario crederci e investire nella passione. Non dimentichiamoci che fino a pochi anni fa Como era considerata una delle capitali del tessile nel mondo, come prodotti e idee innovative, un motivo ci sarà pur stato, no?

Tagliabue e Falzaroni sul set , lo script della sceneggiatura è stato riadattato tre volte prima della versione definitiva e ha portato via quasi due anni di lavorazione ai due sceneggiatori

Saluto Federico e cerco di riassumere quanto ci siamo detti, ricordi di un progetto che ci ha visto complici e affiatati creando un legame indissolubile. Scrivere storie è un’arte che solo a pochi è concessa e lui è sempre stato in grado di sorprendermi in tutti i racconti che mi faceva leggere. Abbiamo appurato che non è da tutti avere la possibilità di veder prender vita personaggi che ti sei inventato di sana pianta, storie e avventure che erano solo nella nostra testa e tutt’ora, quando ripensiamo al film, rimaniamo ancora un po’ sconcertati.

Non esiste un segreto particolare, bisogna volerlo fare, esprimere un talento che, forse, è celato dentro ognuno di noi. Federico, a mio avviso, ha questo talento. Ha una bacchetta fatata con la quale trasforma ogni parola che compone un qualcosa di unico e coinvolgente. Rs nasce da questo: una fervida fantasia, un formidabile estro artistico e tanta, tanta magia, quella che compone un’arte meravigliosa come quella del cinema, anche e soprattutto quello indipendente.

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