Ricordo di Carrie, principessa del cinema

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Il cinema, si sa, regala emozioni. Queste ci vengono regalate da esseri immortali, le stelle che ne compongono il firmamento, che hanno la possibilità di persistere al tempo, alle intemperie della vita. È la testimonianza che rappresenta il passaggio in questo mondo, in questa vita. Ognuno di noi ha il suo rapporto spirituale e di pensiero sulla morte, il confronto con l’ultima delle sfide più grandi da superare, e, ipocritamente, rafforziamo i nostri compianti personaggi dello spettacolo, che scompaiono quasi come se fossero persone a noi vicine, disinteressati di chi se ne va senza troppi omaggi o memorie, seppur sono reali conoscenti o persone importanti per grandi azioni, probabilmente passate inosservate o dimenticate. Capita, non sarà il primo o l’ultimo caso che ci farà riflettere… Sono veramente tante le icone del palcoscenico che quest’anno ci hanno salutato, lasciandoci i loro patrimoni artistici come il transito di una stella cometa che ci abbaglia gli occhi passando sopra le nostre teste per l’ultima volta: David Bowie, George Michael, Leonard Cohen, Prince o ora anche Carrie Fisher, l’ultima in ordine cronologico a averci salutato.


A lei va il mio pensiero perché, fra le varie celebrità scomparse, mi stava a cuore più che lei, sinceramente e in tutta franchezza, il personaggio da lei interpretato. Sarà questo a mancarmi, quella principessa. La principessa Leila Organa che, nella trilogia di fantascienza più famosa al mondo, cult anni Settanta / Ottanta, è una ragazza combattente ribelle, che aveva sfatato il mondo incantato delle principesse, sempre descritte fragili e delicate. Tutt’altro, il contrario per Carrie che ha dato vita a una donna coraggiosa e temeraria, impavida e spontanea, con la D maiuscola, tanto per intenderci.


Vero che Carrie non ha interpretato solo quel ruolo, vero che le sue capacità non si limitano semplicemente alla recitazione, ma anche alla scrittura, confermandosi autrice di libri di successo e anche di alcune sceneggiature. La sua carriera comincia come showgirl a Broadway in diversi musical, ma la sua vita privata non tarda a pareggiare i conti con la sua giovane età, in cui si ritrova sommersa in problemi di droga. Problemi che le costeranno ben caro quando verrà allontanata dal set del film The Blues Brothers (nel 1980), fisicamente impossibilitata a recitare.

Con John Belushi e Dan Aykroyd, The Blues Brothers

Come in altri casi, viene da chiedersi a noi comuni mortali, cosa possa spingere un personaggio di successo, in carriera, a gettare la sua vita in un limbo di perdizione e droga? Dalle cattive abitudini? Dalla depressione? Non avremo mai risposta precisa, se non saremo noi in prima persona a passare situazioni simili, e non compete nemmeno a noi giudicare persone come Carrie, non così almeno, nella sua vita privata. Spesso si catalogano questi casi come gli ennesimi drammi pronti a trasformarsi in fenomeni di massa a uso commerciale, eppure dietro a tutto questo frastuono c’è quel triste silenzio di chi avrebbe potuto far qualcosa di più, di chi magari aveva la possibilità di stare vicino a queste persone prima che si arrivi al classico tragico epilogo, perché, prima di essere attori e divi, si tratta di essere umani come tutti noi, con sentimenti e problemi, con le loro solitudini che derivano dal loro fuggire da una realtà che li stringe in una morsa di ipocrisia e falsità. Anche il compianto Robin Williams, eterno giovane e difensore del felice pensiero, se andò nel più triste dei modi, suicidandosi dopo un periodo di isolamento, che pare non aver destato abbastanza interesse di chi aveva a cuore la sua vita. Forse non abbastanza almeno, e allora ci risiamo… L’ennesima scomparsa prematura di una star che, sebbene se ne sia andata per un infarto, più volte aveva rischiato grosso per colpa di tanto malessere e depressione.

Scherzando con Robin Williams

Migliaia di persone se ne vanno ogni giorno e migliaia ne nascono, e non bastano le parole per omaggiare tutti, ma, giusto o sbagliato che sia, Carrie Fisher, come Robin Williams, George Michael, Michael Jackson, e altri ancora, sono discutibili come individui, ma sono impareggiabili come artisti per quello che hanno fatto e che hanno lasciato come testimonianza della loro arte. È una cosa che va perfino oltre la morte e li rende immortali. In una scena clou di Star Wars: Rogue One, quasi come uno scherzo premonitore, compare la controparte virtuale della principessa Leila, è là dove tutto andrebbe a concludersi magicamente, volendo si ricomincia da capo, come se non fosse mai successo nulla, come se il tempo si fosse fermato, e in quel sorriso che noi tutti ricorderemo per sempre ritroviamo quella “nuova speranza” che ha fatto sognare tantissimi persone da molte generazioni e che, per l’appunto, è uno dei motivi per cui certi personaggi non muoiono mai, ma continuano a vivere nei nostri cuori. Ciao Carrie.

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