Quella “Bionda Atomica” che non delude mai …

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Atomica bionda parte con scarse premesse e delle recensioni che poco fanno sperare in una visione godibile e coinvolgente. Quindi, se prima di andare al cinema è vostra abitudine consultare critiche e siti internet specializzati, scartereste a priori questo film.

Ma… provate a mettere da parte pregiudizi e opinioni altrui e mettiamo il caso che vogliate addentrarvi in un’avventura di spionaggio e cospirazione da cardiopalma. Mettiamo il caso che vogliate estromettervi dalle normali vicissitudini di una storia già vista e rivista in diverse trasposizioni e in migliaia di storie a tema.

Tobi JonesJohn Goodman e Charlize Theron in una scena del film

Anche se, in fin dei conti, potreste anche fermarvi a riflettere e chiedervi: ma questa Charlize Theron, così brava, talentuosa e così accattivante come si vede nel trailer, perché mai dovrebbe fare un film così scontato e privo di punti di forza? Aggiungiamoci un James McAvoy e un John Goodman, due tizi di discreto successo, che nei loro film poco spazio lasciano alla superficialità. Un regista quasi esordiente dalle buone premesse, David Leitch, nato come attore e stuntman, ma con un solo film alle spalle che è John Wick (con Keanu Reeves), che fra le altre cose non è stato neanche male con un espediente originale.

Atomica bionda si presenta come un lungo aperitivo suggestivo e trascinante, un sorseggiare un cocktail accompagnato da una musica di sottofondo. Quel sereno star bene spensierato di chi, finita una giornata di lavoro, si rilassa in compagnia o da solo. Con quel misticismo dal retrogusto agrodolce delizia il palato con una visione estetica impeccabile e fluida. Non impegna mai troppo, ma non lascia  neanche spazio ai momenti morti, dando quella sensazione di salire a bordo di una giostra, dal percorso alternato da momenti di burrascosa velocità e suggestiva tratta panoramica.

Charlize Theron e James McAvoy

Nel 1989, alla vigilia del crollo del Muro di Berlino e del cambiamento nelle alleanze tra superpotenze, Lorraine Broughton (Charlize Theron), una spia del massimo livello dell’MI6, viene inviata a Berlino per smontare una spietata organizzazione di spionaggio che ha appena ucciso un agente sotto copertura. I motivi sono ignoti. Riceve l’ordine di cooperare col direttore della sede di Berlino, David Percival (James McAvoy), e i due formano un’incerta alleanza, scatenando tutto il loro arsenale di abilità nell’inseguire una minaccia che mette a rischio l’intero mondo delle operazioni di spionaggio dei paesi occidentali.

La pellicola è l’adattamento cinematografico della graphic novel The coldest city (2012), scritta da Antony Johnston ed illustrata da Sam Hart, e a tratti questo accostamento fumettistico lo si avverte nelle dinamiche di narrazione. Purtroppo, a mio avviso, vi sono alcuni piccoli buchi di sceneggiatura, ma va comunque considerato che per intero, la visone del film, non porta ad un calo di attenzione, soprattutto nei momenti di criticità a livello di suspence e adrenalinica azione.

Un pezzo forte del film è sicuramente la scena hot tra Charlize Theron e Sofia Boutella che si lasciano andare a un vorticoso scambio di effusioni

Ho amato le scene di combattimento, che ben descrivono l’affanno e l’ardore di certe situazioni. Ti lasciano con il fiato sospeso fino a fine sequenza. Inutile raccontarvi dell’immancabile presenza scenica della nostra Charlize che – sebbene, a film doppiato, non si possa giudicarla a 360 gradi – ti lascia comunque a bocca aperta, non solo per le sue sinuose forme, ma anche, e soprattutto, per la sua incredibile mimica facciale. Bisognerebbe guardare i film in lingua originale e in quelle circostanze ti rendi conto delle vere prestazioni degli attori esteri.

Nel film è presente una massiccia dose di violenza , sopratutto nelle fasi più concitate di azione e combattimento: non è adatto a tutta la famiglia

Atomica bionda non è un film pesante, non è un film impegnativo e profondo, non tratta di temi scottanti nè tantomeno racconta delle storie vere. Anche se è ambientato in un contesto particolare: in una Berlino di fine anni Ottanta, alle prese con un lungo e tormentato incubo che ha le sembianze di un muro che la divide e trasmette una sensazione di angoscia e paura complice, ovviamente, una dettagliata scenografia.

Allora sedetevi, pregustatevi il vostro cocktail, catapultatevi in questa giostra e lasciatevi coinvolgere da una serie di eventi cospirativi, dove nulla è mai come si presenta. Alla fine di tutto sarete d’accordo con me nel dire che… è stata un’esperienza convincente.

David Leitch, il regista di Atomica bionda, spera che il film possa avere un sequel e che, magari, possa dare il calcio d’inizio a una serie di film alla Jason Bourne o alla Mission: impossible

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