Orrori per ragazzi in Stranger things

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Immaginatevi di trovarvi in una piccola stradina. È la notte del 6 novembre 1983. Siete in un paesino sperduto nello stato dell’Indiana, negli Stati Uniti. Siete in sella a una bicicletta e state pedalando a più non posso per tornare a casa dopo una giornata passata a divertirvi con i vostri amici del cuore. Dopotutto avete solo 14 anni e la vita è nel fiore della sua giovinezza e spensieratezza. Il problema principale è capire quale scusa raccontare a mamma e papà per aver fatto tardi a cena anche questa volta. Improvvisamente sentite attorno a voi un po’ più di freddo rispetto al solito: forse avreste dovuto mettervi quel giubbottino più pesante per andare incontro ai primi giorni di autunno, ma piuttosto che assecondare le scelte di vostra madre, avete preso la prima cosa che capitava dentro l’armadio e ve la siete messa addosso. La strada è deserta e quell’ultimo tratto da fare sembra lungo svariati chilometri in più rispetto al solito. Il bosco attorno a voi si fa più fitto e l’assenza dei lampioni a bordo strada rende la cosa ancor più difficile, se non fosse per quel piccolo faretto a dinamo montato sul vostro manubrio, che a malapena riesce a farvi vedere dove state passando con le ruote. Inspiegabilmente cominciate a sentire dei rumori tra i cespugli come se un qualcosa vi stesse seguendo correndo parallelamente affianco a voi muovendosi trai i rovi e i rami.

Non può essere un animale di piccola taglia, perciò pensate al solito capriolo che si è smarrito fino a quando non sentite un verso strano, che sicuramente non proviene da nessuna specie a voi conosciuta sulla faccia della terra. Avete paura. Non avete un cellulare con voi e non potete chiamare casa (ancora non esistevano gli smartphone). Non potete gridare aiuto: nessuno vi sentirebbe. Aumentate l’andatura, cercate di velocizzare l’atto motorio delle vostre gambe, ma tutto questo non vi porterà ad avere una velocità poi così tanto differente da quella mantenuta fino ad ora. Vi guardate indietro e intorno per percepire nuovi rumori, ma il rumore che avevate udito prima sembra esser cessato, vi guardate anche alle spalle, non si sa mai, giusto per sicurezza, ma proprio per compiere questo gesto non vi rendete conto del sasso a bordo strada che prendete in pieno con la ruota. È tutto dannatamente veloce: perdete l’equilibrio, finite fuori strada, cadete e vi ritrovate a terra, in mezzo alla sterpaglia, sporchi e infreddoliti. Cercate di risalire in sella alla vostra bici, ma vi rendete conto che la catena si è rotta. A quel punto sentite di nuovo dei rumori, questa volta più vicini, come se una presenza oscura si stesse avvicinando. È sempre più vicina, perché il rumore aumenta di intensità, sempre di più, sempre di più. State tremando e siete immobilizzati dalla paura, ma trovate il coraggio di reagire e cominciate a correre, però comincerete ad avvertire quella sensazione di impotenza e di confusione, cadrete a terra di nuovo e le gambe non vi sorreggeranno più. C’è giusto il tempo di voltarsi e guardare cosa sta succedendo: ecco che dai rami degli alberi, a pochi metri da voi, sbuca fuori un qualcosa di veramente ripugnante e terrificante. Vi corre incontro. Vi ha quasi raggiunto. È su di voi, non avete scampo: vi ha preso.

Questa introduzione era necessaria per introdurre il discorso su Stranger things, una delle serie di punta di Netflix. Nel 2016 ha raccolto molti consensi positivi tra il pubblico e critici. Il telefilm è composto, al momento, da una prima e unica stagione suddivisa in 8 puntate. Lo stile è quello che amalgama il cult di di Steven Spielberg e Super 8 di J.J. Abrams, un mash up armonioso tra lo stile retrò vintage e la qualità visiva delle ultime generazioni. La storia è molto suggestiva e ti coinvolge da subito, catapultandoti nella tranquilla cittadina di Hawkins. Il dodicenne Will Byers, membro di un ristretto gruppo di quattro amici fraterni, sparisce in circostanze misteriose. Allo stesso tempo in un laboratorio segreto nei dintorni della stessa cittadina un ricercatore è vittima di un’inquietante creatura. Dallo stesso laboratorio Hawkins, una stramba ragazzina approfitta della confusione generata dall’incidente per fuggire. Dopo aver trovato rifugio in un ristorante, inseguita da agenti del laboratorio, continua la sua fuga imbattendosi nei tre migliori amici di Will, Mike, Dustin e Lucas, che si erano messi sulle tracce del fidato compagno svanito nel nulla. La ragazza, che si identifica con il numero tatuato sul suo braccio, Undici, e crea un legame in particolare con Mike, il quale accetta di nasconderla nella sua abitazione.

Millie Bobby Brown, alias Undici

Undici, a conoscenza delle sorti di Will, aiuta i ragazzi a cercarlo, spiegando loro come sia finito in un’altra dimensione paragonata a un sottosopra del mondo reale, popolato da mostruose creature. Le indagini della polizia locale, guidate dall’agente Hopper, sono ostacolate dal laboratorio Hawkins, che inscena anche una finta morte del bambino. La madre di quest’ultimo, Joyce, vive nel frattempo bizzarre esperienze soprannaturali nella propria casa, nelle quali il figlio riesce a mettersi brevemente in contatto con lei, mentre Jonathan, il fratello maggiore di Will, inizia a indagare con Nancy, sorella di Mike, su una creatura che potrebbe aver rapito il fratello e un’altra ragazza del luogo. Le ricerche di Hopper, Joyce, Jonathan, Nancy e di tutti i ragazzi convergono presto insieme contrapposte al tentativo degli agenti del laboratorio di insabbiare quanto stia avvenendo nella città e ricatturare Undici.


Ideata dai fratelli Mat e Ros Duffer la serie principalmente doveva esser distribuita con il titolo di Montauk, nome di una cittadina del east Hampton, ed è nata dai due registi, dopo aver visto il film Prisoners, con l’intento di realizzare una serie incentrata sul rapimento di un bambino, ma con l’inserimento di componenti paranormali e con un omaggio al cinema cult degli anni Ottanta. Lo si intuisce sin da subito grazie alla sigla d’apertura: tra musica e animazioni, sembra di tuffarsi nelle atmosfere che solo i film di John Carpenter sapevano regalarci. A capo del cast ecco una Winona Ryder ritrovata e alla sua prima esperienza nel campo delle serie tv, e devo dire che non delude affatto nei panni della madre un po’ pazza e isterica di Will. Troviamo poi David Harbour nel ruolo dello sceriffo di paese dal passato tormentato e dai metodi poco ortodossi, alle prese con diversi casi di natura misteriosa che cominceranno a metter a soqquadro la cittadina. La vera sorpresa positiva è Millie Bobby Brown la ragazzina che interpreta Undici (ha solo 13 anni), che con la sua espressività e la sua bravura mette via tutti quanti. I tre amici di Will – Michael Mike Wheeler (Finn Wolfhard), Dustin Henderson (Gaten Matarazzo) e Lucas Sinclair (Caleb McLaughlin) – che, volendo vedere, ricordano molto da vicino i ragazzi che componevano la banda pazza dei Goonies (altro film cult anni Ottanta), funzionano bene assieme e danno energia alla storia in un crescendo continuo di battute spiritose e taglienti. Il prodotto si presenta con una veste accattivante, ben ideato per una visione adatta a qualsiasi tipo di pubblico: qualche scena violenta c’è, tra un episodio e l’altro, ma si vede di ben peggio in giro ultimamente. I colpi di scena sono ben disseminati tra i vari episodi e nulla (come è giusto che sia) sarà dato per scontato.

Winona Ryder

Stranger things centra in pieno il suo obiettivo: intrattenere. Lo fa intelligentemente senza finire nelle solite storie di alieni che si risolvono con un’inspiegabile invasione di massa. Le peculiarità che rendono questa serie originale sono diverse, tra cui l’utilizzo di ingredienti come le realtà parallele, i superpoteri, alieni e cospirazioni governative che si mescolano con situazioni umoristiche che non cadono mai nel demenziale, intrighi sentimentali, rapporti d’amicizia e quel retrogusto da drive – in che mi ha sempre reso invidioso di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vivere realmente quegli anni. Stranger things per molti versi ti lascia pensare alla giovinezza, a come era spensierata, alle compagnie numerose, ai momenti di ritrovo e di gioco e, in fondo in fondo, seguire questi ragazzi che si aiutano fra loro per trovare il piccolo amico Will, ci permette di fare un viaggio introspettivo: ci rivediamo in loro, perché sfido ognuno di voi a dirmi che, almeno una volta nella vita, non ha sognato di vivere un avventura incredibile… ai confini della realtà.

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