Oceania, un nuovo classico targato Disney

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Vacanze di Natale, un martedì qualunque prima di Capodanno. Rosa dai sensi di colpa per il mio latitante ruolo di zia, decido di accompagnare al cinema il nipotame (ottenne lei, quattrenne lui) per vedere Oceania, l’ultimo film della Disney. A ben guardare, sono pure decisamente curiosa, perchè il mondo del compianto Walt ha sempre su di me un effetto benefico, un rilascio lento e graduale di serotonina pari solo a un’endovena di cioccolato fondente. Animata da questi sentimenti, e con una scorta di pop corn da far invidia ai Maya (che dopo un pomeriggio a gelato e biscotti s’avverte comunque un leggero languorino) attendo al buio l’inizio del film, anticipato dal corto Testa o cuore, in cui un anonimo impiegato, novello Charlie Chaplin di questi nostri Tempi moderni, schiacciato da un lavoro noioso e alienante, vive la costante e inevitabile dicotomia tra istinto e ragione, alla perenne ricerca del migliore equilibrio possibile, che spesso richiede coraggio e spirito d’iniziativa. Non so quanto di tutto questo venga compreso dalle brillanti menti dei due nani sgranocchianti, ma ascoltano e se la ridono di gusto, e tanto basta, per ora. Finalmente la proiezione ha inizio, e gli inconfondibili tratti disneyani si stagliano con forza sullo schermo, nelle forme morbide dei personaggi e nei colori accesi di un’ incantevole isola in mezzo al vasto oceano. La protagonista è lei, Vaiana, figlia adolescente del capo villaggio, divisa tra l’amore per la sua terra, le responsabilità verso la sua gente e il richiamo fortissimo del mare, davanti al quale la sua folle e adorabile nonna Tala danza, persa in un tramonto di indicibile bellezza.

Vaiana ha un incredibile sorriso, un maialino imbranato e un allucinato gallo disfunzionale a farle compagnia, una gran voglia di capire quale sia la sua strada e una naturale propensione per tutto ciò che è bello e giusto. Un’eroina doc, concentrata su se stessa e sulla missione da compiere, senza grilli per la testa o principi impomatati per cui sospirare, un distillato di impavida energia e necessaria sfrontatezza, capace di rivoltare come un calzino Maui, spocchioso semidio che ha perso poteri e spina dorsale, e riportarlo agli antichi fasti. La colonna sonora è leziosa e piacevole, i brani sono ben congegnati e orecchiabili, anche se, a mio avviso, siamo lontani dalla memorabilità dell’inarrivabile Gigi Proietti nei panni del genio di Aladdin, ma qui stiamo parlando di un mostro immenso, quindi il paragone non regge.

Un viaggio di formazione, quello della giovane polinesiana, carico di magia, risate, difficoltà, momenti bui e piccole gioie, che la conducono verso la sfida più grande, crescere e diventare adulti senza perdere la parte migliore di sé, quella in grado di sognare e credere nella bellezza. La mia ottenne preferita segue con gli occhi spalancati le gesta di Vaiana e, mentre il fratello ricorda alla protagonista «il papà ha detto che non puoi andare con la barca lontano nel mare, è pericoloso», lo apostrofa seccata, dicendogli che lei può fare tutto, perchè ce la farà ed è l’unica capace di salvare la sua isola. A me scappano le lacrimucce di rito, sul finale, camuffate malissimo davanti allo sguardo inquisitore dei due soldi di cacio, che però decidono di fare finta di niente, un po’ per amore e un po’ perchè sono troppo in gamba per perdersi dietro a questi dettagli. All’uscita dalla sala mi si fanno intorno, e il quattrenne mi comunica che il film gli è piaciuto tantissimo, seguito a ruota dalla sorella, che ancora ride e mi dice che lo vuole pure lei, «un gallo scemo come quello».

Tre pollici alti, dunque, per questo cinquantaseiesimo lungometraggio d’animazione, in cui non si celebra l’affrancamento femminile dalla figura del maschio dominante che tutto risolve e tutti salva, ma la fatica di cercare e trovare il proprio posto nel mondo, la crescita difficile e straordinaria di ogni piccola donna, che affonda radici e cuore in ciò in cui crede e nelle proprie aspirazioni. Come la mia ottenne dai capelli castani, che ora saltella sulla via di casa, ma che domani solcherà tutti gli oceani del mondo per vivere la sua personale, meravigliosa avventura. Perchè se c’è qualcuno che può spingersi senza paura oltre il reef, quella è lei. Ne sono certa.

Dove vederlo

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