Lo and behold: Internet secondo Herzog

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Lo and behold, ultimo film di Werner Herzog, proiettato il 15 maggio allo Spazio Gloria per la rassegna I lunedì del cinema, è un documentario e parla di Internet. Herzog è un regista grandissimo; forse il più grande vivente. I suoi film e i suoi documentari sono opere d’arte travolgenti, in cui le inquadrature e la colonna sonora concorrono a investire lo spettatore. Lo si potrebbe definire un romantico – ma non è mai sdolcinato, o indulgente; va alla ricerca di ciò che nell’Universo è spietato e feroce. Gli interessa la natura, perché gli ricorda la precarietà della condizione umana; l’Amazzonia, il deserto o i Poli fanno da scenario a molti suoi film; lo affascinano la distruzione e l’estasi. Di documentari ne ha realizzati tantissimi. Il suo approccio al genere è assolutamente unico, perché per lui il documentario non è tanto un mezzo d’informazione quanto uno strumento d’indagine. Il regista tedesco si interroga sul significato del mondo in cui viviamo e nel far ciò ne racconta i lati più caotici, brutali e affascinanti.

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Lo and behold ha il respiro di un lungo racconto corale. Invece di esporre linearmente le informazioni in suo possesso, Herzog seziona il proprio film in una serie di capitoletti (Le origini, Senza Internet, La morte della Rete, Internet sogna?), ciascuno dei quali racconta diverse vicende o espone diverse problematiche legate al Web. Per fare qualche esempio: due coniugi hanno ricevuto per e-mail le foto del cadavere della figlia, e da allora credono che Internet sia l’Anticristo; un’equipe di ricercatori vuole costruire una squadra di robot giocatori di calcio; il miglior hacker del mondo racconta di come si è impadronito in un quarto d’ora di centinaia di segreti di stato… Altre persone sono ipersensibili alle onde radio: per loro Internet è un veleno e, per sopravvivere, vivono come in riserva nell’unico luogo al mondo totalmente sprovvisto di ripetitori. Altri ancora sono talmente dipendenti dai videogiochi da esser morti d’inedia pur di non staccarsi dal computer. Poi c’è chi studia i brillamenti solari e avverte che ne basterebbe uno di forza superiore al normale per cancellare completamente la Rete…

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Questa è solo una minima parte degli eventi narrati o delle teorie esposte nel documentario. In Lo and behold hanno spazio i punti di vista più disparati; provare a rintracciare un unico filo argomentativo è impossibile. Solo una cosa manca totalmente; il lato più quotidiano di Internet. Facebook, Rete mobile, Wikipedia – tutto questo non c’è e nemmeno viene citato. Solo Twitter è nominato di sfuggita, e in un momento surreale (quando viene inquadrato un gruppo di monaci in riva all’Oceano, che passeggiano palmare alla mano).

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A Herzog come sempre interessa la deviazione, l’alterità. Non che voglia elogiare l’anticonforismo o l’eccentricità. Ma Herzog ha sempre tratto ispirazione dal lato sublime e distruttivo del nostro mondo; e questo film non fa eccezione. Internet in Lo and behold non è lo strumento di lavoro o di intrattenimento che abbiamo alla portata tutti i giorni; Internet è un cosmo vero e proprio, in espansione costante, coi suoi lati oscuri e coi suoi miracoli; lo abbiamo creato ma da lui dipendiamo, e possiamo esserne sopraffatti. «Internet sogna sé stesso?», chiede Herzog circa a metà film. Perché per lui la Rete in fondo è un organismo, e Internet un essere quasi biologico. Possiamo indagarne il mistero, ma non risolverlo pienamente; i suoi terrori e le sue meraviglie possono stupirci e accecarci; e, come tutto ciò che affascina Herzog, è indifferente, splendido, e pericoloso. Non l’ho ancora detto ma a questo punto si sarà capito; Lo and behold è un bellissimo film. Geniale e colmo dell’umorismo beffardo, come della vena sarcastica e un po’ nichilista del grande maestro tedesco, dimostra che – dopo quel mezzo passo falso che era stato Queen of the desert – Herzog ha ancora parecchie cose da raccontare. E noi non vediamo l’ora che ci incanti di nuovo.

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