Lettura e migrazione

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Abbiamo conosciuto Fatoumata Diawara come straordinaria cantante, autrice e inerprete grazie alle sue numerose esibizioni sul nostro territorio negli ultimi anni. Ma l’artista africana ha anche una carriera da attrice e oggi ci sarà nuovamente l’occasione di ammirarla sul grande schermo in Timbuktu del regista mauritano.

L’occasione è data da un convegno organizzato per gli studenti del liceo scientifico e linguistico Paolo Giovio, al mattino dedicato ai ragazzi dell’istituto, aperto a tutto il pubblico dalle 14, proprio in concomitanza con la proiezione del film. Seguiranno un intervento di Claudio Fontana e un dibattito.

Timbuktu (Francia / Mauritania, 2014, 97 minuti) di Abderrahmane Sissako con Ibrahim Ahmed, Toulou Kiki, Abel Jafri, Fatoumata Diawara e Hichem Yacoubi


È una pellicola che sta molto a cuore a Fatoumata, un’artista che, nella musica come nelle sue interpretazioni, non ha paura di raccontare vicende scomode per far conoscere il dramma del suo Paese al resto del mondo, come aveva raccontato l’anno scorso al Lake Como Film Festival. Il lungometraggio mostra la Timbuktu, occupata dagli estremisti sotto la bandiera dello Stato Islamico e oltre alla storia principale – quella di un pastore condannato a morte dopo che la sua mucca ha distrutto la rete di un pescatore, ucciso accidentalmente dall’uomo nella lite conseguente, in quanto non in grado di pagare i venti capi di bestiame richiesti dalla legge – Sissako mostra tanti piccole situazioni che restano impresse: un luogo dove la musica e lo sport sono banditi e, quindi, gli uomini giocano con un pallone immaginario mentre una donna rischia quaranta frustate se viene sorpresa a cantare. Altrettante se è in nella setssa stessa con un uomo che non appartiene alla sua famiglia. L’adulterio, invece, viene punito con la lapidazione dopo che la coppia è stata seppellita fino al collo. Leggi che la popolazione non capisce e che l’iman locale cerca di mitigare con i suoi sermoni.

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