L’enigma e l’arte di Banksy

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Exit through the gift shop porta la firma – la tag? – dello street artist più celebre, che riesce a mantenersi anonimo ed elusivo in un mondo dove il culto dell’immagine è imperante e chiunque chiede solo di essere famoso (possibilmente anche oltre quel quarto d’ora warholiano che non si nega a nessuno). E Exit through the gift shop, in programma giovedì 26 maggio per la rassegna Territori Cinema Architetture, non risponde a nessuna domanda banale: non dice chi è Banksy, non ne svela il volto, non racconta la sua vita, non getta alcuna luce su di lui. O forse sì? Banksy preferisce raccontare il suo mondo. Parla di Thierry Guetta, gestore di un negozio di vestiario vintage con la passione per le videocamere. Di origine francese ma da tempo residente a Los Angeles, filma tutto quanto gli capiti nella vita, dalle vicissitudini familiari, alla clientela del suo emporio, fino a delle candid camera amatoriali da lui stesso improvvisate. Verso la fine degli anni Novanta, mentre si trova in Francia per far visita alla famiglia, Thierry scopre con somma sorpresa che suo cugino è il famoso street artist Space Invader, colui che da tempo riempie le strade più frequentate di Parigi e delle altre capitali europee con dei mosaici raffiguranti le figure squadrate del celebre videogame. Da quel momento, Thierry decide di avvicinarsi al mondo della street art con la sua videocamera e di filmare da vicino tutte le guerrilla performance di questi artisti clandestini. Oltre a Space Invader, Thierry riesce ad avvicinarsi anche a Shepard Fairey, autore del celebre ritratto bicromatico per la campagna elettorale di Obama. Solo il misterioso artista britannico Banksy pare sfuggire al suo sguardo, finché un giorno, mentre l’artista si trova a Los Angeles per preparare la sua prima mostra, Barely legal, è lui stesso a mettersi in contatto con Guetta.

Exit through the gift shop (Usa / Gran Bretagna, 2010, 87 minuti) di e con Banksy e con Shepard Fairey, Rhys Ifans e Space Invader. Ingresso libero.

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