L’allegra invasione di Michael Moore

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Dopo la statuetta meritata per Bowling a Columbine, spietata indagine della cultura delle armi negli Usa, a metà strada tra l’indagine e lo sberleffo, Michael Moore è diventato IL documentarista per eccellenza. Si può restare spiazzati, quindi, da questo suo ultimo lavoro che segue Fahrenheit 9/11, sull’11 settembre, Palma d’oro a Cannes, Sicko, sulla sanità statunitense, e Capitalism: a love story. Si può restare spiazzati, quindi, da questo Where to invade next, titolo che i distributori hanno scelto di non tradurre, ma che si potrebbe rendere anche come Una guida ai Paesi da invadere.  Moore si diverte a suggerire nuove possibili invasioni ai governanti di Washington, ma, attenzione: ci sono delle regole da rispettare. Deve essere, innanzitutto, un’invasione senza vittime, senza rubare troppo (petrolio, soprattutto) e con l’obiettivo di importare idee che migliorino la società americana. Guarda alla vecchia Europa, illustra la perfezione delle mense scolastiche francesi, che servono camembert, ben diverso dal rancio da caserma di quelle americane. Poi il ruolo delle donne in Islanda, collocate nei posti chiave, le università gratuite della Slovenia, la depenalizzazione delle droghe in Portogallo, la conservazione della memoria storica e la compartecipazione degli operai alla gestione delle fabbriche in Germania e… le ferie italiane. Soprattutto quando arriva nel Belpaese, la versione di Moore ci fa mettere in dubbio la bontà dell’intera operazione. Descrive un’Italia che ci apparirà altra, prende ad esempio delle situazioni da spot televisivo, illustra un bengodi sconosciuto a molti di noi, soprattutto in questi ultimi anni di crisi, disoccupazione e poca disponibilità economica. Chissà, quindi, se tutto quello che ci mostra degli altri Stati corrisponde a una realtà condivisa? Ma – è bene sottolinearlo – la tagline di questo film non è L’ultimo documentario, bensì L’ultima commedia di Michael Moore con il sospetto che il pacioso regista prenda in giro la sua America, ma, sotto sotto, si diverta un po’ anche con noi. Il parere definitivo spetta al pubblico.

È lo stesso Moore a spiegare la genesi del film: «A 19 anni, subito dopo aver abbandonato l’università, mi sono procurato un pass Eurail e una tessera degli Ostelli della Gioventù e ho trascorso un paio di mesi a viaggiare per l’Europa. Mi trovavo in Svezia, dove mi sono rotto un dito del piede e qualcuno mi ha mandato in una clinica. C’è poco da fare con un dito del piede rotto, ma hanno fatto quello che hanno potuto. Poi sono andato a pagare il conto, ma non c’era nessun conto da pagare. Non riuscivo proprio a capire. Davvero, non avevo mai sentito nulla del genere. Allora mi hanno spiegato come funzionava il loro sistema sanitario. In tutta l’Europa ho continuato a imbattermi in piccole realtà di questo tipo e a pensare, “Che bella idea! Perché non lo facciamo anche noi? La mia idea iniziale era di andare a “invadere” altri paesi e rubare loro qualcosa di diverso dal petrolio. E lo avrei fatto senza sparare un solo colpo. Mi ero dato tre regole: 1) non sparare a nessuno; 2) non prendere neanche una goccia di petrolio; e 3) portare a casa qualcosa da poter utilizzare. Nel momento in cui abbiamo invaso questi paesi ci è parso evidente che sarebbe stato molto meglio fare un film sull’America senza girare un solo fotogramma in America. Come sarebbe stato un film così? Mi piaceva questa sfida. Forse ho semplicemente trovato una maniera più sovversiva di gestire la rabbia che provo nei confronti delle condizioni in cui versa questo Paese. Non sono mai stato un cinico, ho sempre creduto che il cinismo non fosse che un’altra forma di narcisismo. Credo nella bontà delle persone e credo che la maggior parte della gente abbia una coscienza e distingua il giusto dallo sbagliato. Penso che sappia cosa dovremmo fare e che sia solo spaventata o ignorante. E una volta risolti questi aspetti, quando smetteremo di vivere nella paura e di essere stupidi, le cose andranno meglio».

Where to invade next (Usa, 2015, 119 minuti) di e con Michael Moore e con Krista Kiuru e Tim Walker. Biglietti a 11 euro.

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