La vita e l’arte di David Lynch al cinema

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David Lynch sta dando gli ultimi tocchi alla terza stagione di Twin Peaks, la serie televisiva che ha cambiato tutto e che arriva a una conclusione (a meno che non spunti fuori un ulteriore seguito) a un quarto di secolo di distanza dall’ultima puntata. Ci furono difficoltà produttive e anche un disamoramento del grande cineasta americano nei confronti del progetto, ma… era tutto previsto? Laura Palmer, parlando in sogno all’agente Cooper, sussurrava «Ci vediamo tra 25 anni». Ed ecco che quella profezia si è avverata. Questo è solo uno dei segni del grande eclettismo di questo creativo americano che arriva allo Spazio Gloria per la prima volta come protagonista di un film. David Lynch: the art life è un documentario girato da Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard – Holm, è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia l’anno scorso. E si tratta esattamente di quello che promette il titolo, concentrandosi su due termini: arte e vita. Perché per Lynch queste due componenti non sono mai state scindibili, ma soprattutto perché considerarlo un regista è, semplicemente, riduttivo. Nasce dall’arte visiva, intesa a 360 gradi, da installazioni, dipinti, sculture, filmati sempre sottilmente inquietanti prima di arrivare a Eraserhead, lungometraggio d’esordio che segnalò quell’eccentrico sconosciuto di Missoula, Montana, come nuovo astro emergente della cinematografia underground statunitense. Da Elephant man fino all’impenetrabile Inland empire una carriera unica, fatta di pochi bassi (Dune, quel Fuoco cammina con me che rappresentò un indegno epilogo per Twin Peaks) e molti alti (Velluto blu, Cuore selvaggio, Strade perdute, Una storia vera, il capolavoro Mulholland drive), ma anche di dischi, di mostre, di esperimenti digitali e non, di estrema libertà che risalta in questo viaggio in una mente unica, in programma allo Spazio Gloria alle 21 di martedì 28 febbraio e mercoledì 1 marzo.

David Lynch: the art life (Usa, 2016, 90 minuti) di Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard – Holm
Ritratto di un artista da giovane, raccontato dall’artista da vecchio. Tallonato da tre filmmaker appassionati ai suoi film, dopo oltre dieci anni di richieste, David Lynch ha aperto le porte del suo studio da pittore tra le colline di Hollywood e si è disposto a raccontarsi, forse anche per lasciare una narrazione di sé all’ultima figlia, Lula, nata nel 2012. The art life, la vita da artista del regista di Missoula, Montana gradualmente si manifesta per ciò che è, ossia l’inizio di tutto. Non c’è intento parodico (niente Vita da bohème alla Aki Kaurismaki) né apologetico: assistiamo a un flusso ben congegnato di riflessioni associate a immagini artistiche, frutto dell’incessante lavoro di Lynch. Biglietti a 7 euro, ridotti a 5 euro.

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