La regina del deserto: la prima donna di Herzog

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Queen of the desert, l’ultimo film di Werner Herzog, inedito in Italia, è stato proiettato all’Arena del Teatro Sociale nell’ambito del Lake Como Film Festival.

https://farefilm.it/sites/default/files/styles/node-detail/public/herzog1.jpg?itok=EnOoboCGHerzog è secondo molti il più grande regista del mondo. Ha realizzato un incredibile numero di film e documentari geniali e unici. Ha condotto le sue troupe nei luoghi più estremi del mondo, dal Sahara all’Amazzonia all’Artide. Si è sempre ispirato alla grandiosità della natura senza mai essere stucchevole o sentimentale – anzi, la natura è per lui caotica, violenta e indifferente. Lo affascinano i lati brutali della vita, quelli che la civiltà tenta in ogni modo di occultare. Di fronte all’ultimo film di un autore simile, le aspettative sono inevitabilmente alte. E, in questo caso, almeno a parer mio, sono andate in parte deluse.

Queen of the desert racconta la storia di Gertrude Bell, archeologa ed esploratrice delle vaste distese del Sahara, sostenitrice della Rivolta Araba che, al termine della Prima Guerra Mondiale, contribuì a tracciare i moderni confini dell’Iraq. Nella prima parte vengono narrate l’adolescenza e lo sfortunato amore per il prestigiatore Henry Cadogan, nella seconda la scelta di passare la vita in mezzo al deserto, fino agli inizi della carriera politica.

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Herzog rinuncia in parte alla visionarietà, alla potenza e allo humor nero che lo contraddistinguevano, per creare piuttosto il ritratto di un personaggio a tutto tondo; Gertrude Bell è il primo personaggio femminile protagonista di un suo film, ed è anche il suo primo personaggio a non essere autodistruttivo o titaneggiante. Il regista, forse per la prima volta, si è avvicinato a un suo personaggio. Ma il risultato non convince del tutto.

E questo perché il film è incerto proprio nel terreno su cui meglio dovrebbe muoversi, quello della psicologia e dei sentimenti. Le considerazioni di Getrude sulla bellezza del Sahara, l’elogio della dignità dei beduini, persino la scelta (mai dichiarata ma sempre sottintesa) di darsi al deserto per aver perso il suo primo amore risultano – e questo ad Herzog non era mai accaduto – un po’ banali.

http://www.indiewire.com/wp-content/uploads/2015/06/queen-of-the-desert-2.jpgIl che non toglie che Queen of the desert non sia un brutto film. Tecnicamente è brillante; la Kidman è bravissima; si apprezza il filo di ironia che colpisce per tutto il film gli esponenti del colonialismo britannico, figure inette e isteriche – Churchill in primis – nettamente inferiori alla Bell come ai nomadi. Vi è anche una sorta di dichiarazioni di principi; l’ammirazione di Herzog va alla Bell perché è l’unico personaggio che cerchi davvero di comprendere i beduini immergendosi nel loro punto di vista, nella loro vita, nel loro ambiente. Non vorrei aggiungere al film significati inesistenti, ma credo che Herzog abbia avuto anche in mente l’approccio che oggi l’Europa e l’Occidente riservano al Nord Africa – uno sguardo ora sprezzante, ora pietistico, quasi mai disposto a capire, o anche solo a indagare le ragioni dell’altro.

Soprattutto, e nonostante tutte le incertezze, l’obiettivo del film è raggiunto. Perché da Queen of the desert emerge comunque un ritratto a tutto tondo. Quello di una donna straordinaria, carismatica quanto curiosa e brillante, capace di tenere testa ai signori della guerra islamici come ai militari inglesi; e al tempo stesso fragile, e credibile, e umana.

Certo, non sarà il mio film di Herzog preferito – e neppure uno dei primi dieci – ma rimane un bel film, e se il maestro continuerà su questa strada, sono curioso di vedere cosa ci regalerà in futuro.

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