La memoria dell’acqua ai Lunedì del cinema

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«L’oceano racchiude la storia dell’intera umanità. Il mare trattiene tutte le voci della Terra e quelle che arrivano dallo spazio esterno. L’acqua riceve la forza dalle stelle e la trasmette alle creature viventi. Inoltre l’acqua, che in Cile è la frontiera più lunga, conserva il segreto di due misteriosi bottoni che sono statib ritrovati in fondo all’oceano». Parole del regista cileno Patricio Guzmán, autore de La memoria dell’acqua, il suggestivo documentario in programma lunedì 12 dicembre alle 21 allo Spazio Gloria per I lunedì del cinema. Un bottonedi madreperla è quello che è stato ritrovato incrostato a un frammento di rotaia: le vittime del regime di Pinochet venivano legate a quel pesante pezzo di ferro per essere mandate in fondo al mare. L’altro bottone a cui fa riferimento il titolo originale del film è quello con cui l’ufficiale della marina britannica Robert FitzRoy, giunto in terra del fuoco, comprò l’indigeno Yamana Orundellico, chiamato da lì Jemmy Button, per condurlo nel Regno Unito. «Il Cile, con i suoi 4500 chilometri di costa e il più vasto arcipelago del mondo, propone un paesaggio soprannaturale. In esso troviamo vulcani, montagne e ghiacciai. In esso si trovano le voci degli indigeni della Patagonia, dei primi marinai inglesi e anche dei suoi prigionieri politici. Alcuni dicono che l’acqua ha una memoria. Questo film dimostra che ha anche una voce».

La memoria dell’acqua (Cile / Francia / Spagna, 2015, 82 minuti) di Patricio Guzmán
Da un parallelepipedo di quarzo, che contiene al suo interno dell’acqua che risale a millenni fa, si prendono le mosse per riflettere sull’elemento liquido che sta alla base della vita nell’universo e che consente di parlare della storia passata e più recente del Cile. Un bottone di madreperla incrostato nella ruggine di una rotaia in fondo al mare: è una traccia dei desaparecidos di Villa Grimaldi a Santiago, il grande centro cileno di detenzione e tortura sotto la dittatura di Pinochet. Un fiume che scorre e il tintinnio delle cascate: è la canzone dell’acqua alla base della cultura dei Selknams, popolazione nativa sudamericana trucidata dai colonizzatori. Due massacri, e la memoria dell’acqua: sono le chiavi narrative per raccontare la storia di un Paese e delle sue ferite ancora aperte, per percorrere il Cile e la sua bellezza, il Cile e la sua violenza.Biglietti a 7 euro.

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