Kidman regina dei deserti per Herzog al Lake Como Film Festival

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Se c’è un nome perfetto per le finalità del Lake Como Film Festival, ovvero mostrare il cinema di paesaggio, in una città che ha visto il suo scenario naturale diventare più volte location per il cinema, è quello di Werner Herzog. Dagli albori della sua carriera alterna film di fiction a documentari di staordinaria potenza visiva e dal taglio sempre originale, unito a uno sguardo unico. In entrambi i casi, che si tratti del Perù di Aguirre, furore di Dio (mostrato negli anni passati) e Fitzcarraldo, del Sahara di Fata Morgana, l’Australia di Dove sognano le formiche verdi, l’India di Kalachakra, l’Alaska di Grizzly man fino al caso estremo dell’isola vulcanica sull’orla dell’esplosione de La soufrière, girato a rischio e pericolo suo e dell’ignara troupe, sempre il paesaggio è un protagonista che, talvolta, arriva a schiacciare i protagonisti. Per il suo ultimo film, proiettato lunedì 25 luglio nell’Arena del Teatro Sociale alle 21.30, il grande regista bavarese, è tornato nel deserto.

Queen of the desert (Usa, 2015, 125 minuti) di Werner Herzog con Nicole Kidman, Robert Pattinson, Damian Lewis, James Franco e Jenny Agutter
Non c’era un marito buono per Gertrude Bell in tutta l’Inghilterra. Troppo sveglia, curiosa, acculturata, intelligente e troppo poco disposta a nascondere queste qualità per accasarsi. Solo fuori dai confini del suo paese, nei deserti dell’impero Ottomano in disfacimento, ha cominciato a vivere. Non solo popoli, persone, immensità e luoghi da conoscere ma anche esseri umani che ne apprezzassero la forza intellettuale. Tra un amore civile e uno selvaggio nella sabbia, Bell, cavalcando con tre cammelli e due aiutanti, ha conosciuto, esplorato e preso contatto con luoghi e popoli a cui nemmeno l’intelligence britannica aveva accesso, diventando, di fatto, il loro braccio e la loro spia principale. Tanto che nel 1920 fu lei a dividere l’impero Ottomano, segnando i confini dei nuovi stati e assegnandone il comando. Biglietti a 8 euro.

Alle 18.30, all’interno del Teatro Sociale prosegue il concorso Longscapes con uno sguardo diretto alla Cina.

Behemoth (Cina / Francia, 2015, 95 minuti) di Zhao Liang
Nel mezzo del cammin della sua vita un uomo nudo giace ripiegato su se stesso in posizione fetale nella Cina di oggi, al confine fra due mondi: un paradiso agreste che fa già parte di un passato irreversibile e un inferno minerario creato seguendo l’istinto distruttivo della mitologica bestia Behemoth. La terra è profanata da ruspe che scavano come artigli e viene trasportata lontano dai “giocattoli del mostro”, non prima di essere stata scandagliata da mani febbrili alla ricerca di qualcosa di prezioso che non dà gioia a chi lo trova. I minatori che popolano questo girone dantesco sono sproporzionatamente piccoli rispetto a ciò che producono, e facilmente rimpiazzabili, nel caso venissero spazzati via dalle esplosioni che sventrano le montagne, o fatalmente intossicati dal fumo e dal debris che esala dalle pareti violate, o arrostiti dalla lava che scorre dalle viscere stuprate come sangue incandescente. È una Divina Tragedia la cui guida non è un compositore di endecasillabi ma un uomo comune con uno specchio appoggiato sulle spalle che riflette il disastro a ritroso, e cerca segni di vita nel deserto. Biglietti a 5 euro.

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