It è (ri)tornato a tormentarci…

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Non credo esista scrittore capace di saper vendere meglio i suoi romanzi, possessore dei diritti su un merchandising imponente come quello cinematografico e televisivo detenuto dalle trasposizioni dei suoi racconti. Stiamo parlando dell’onnipotente e onnipresente Stephen King, classe 1947, nato a Portland in America, uno dei più celebri autori di letteratura fantastica, in particolare horror, dell’ultimo quarto del XX secolo.

Considerato il capolavoro per eccellenza di King, It, il romanzo da cui è tratto questo film, è una lunga e sinistra saga corale che si espande tra orrori inquietanti e drammi umani senza speranza, trattando i temi che in seguito diventeranno il simbolo dell’autore: la forza soverchiante della memoria, la profonda incisività dei traumi infantili, il prezzo della violenza occultata dietro una fragile maschera di felicità, la grettezza e la bassezza umana nascosta dietro le apparenze di una ridente e piccola cittadina e…la forza dell’unione e dell’amicizia vera, invincibile ad ogni ostacolo che incombe…persino il tempo.

Bill Skarsgård ha fatto un ricerca sugli psicopatici fittizi e reali per trovare il proprio modo di interpretare Pennywise. Ha tratto ispirazione da Shining (1980).

It non è nuovo a una trasposizione, di fatti fu prodotta una miniserie televisiva di due puntate nel 1990, diretta da Tommy Lee Wallace. La critica più diffusa alla miniserie è sulla scarsa fedeltà al romanzo di Stephen King, dovuta a due necessità televisive: non estendere eccessivamente il metraggio e censure di temi particolarmente inadeguati al target del piccolo schermo (tematiche sessuali innanzitutto) nonché a precise limitazioni di budget da parte della produzione. Particolarmente apprezzata dal pubblico è stata invece l’interpretazione di Tim Curry, capace di coniugare comicità ed effetti terrorizzanti. La maggior parte dei critici concordano inoltre nel ritenere la prima parte del film, incentrata sul primo incontro dei bambini con Pennywise, di molto superiore alla seconda, quando i ragazzi, ormai adulti, tornano a Derry per sfidarlo. Seconda parte decisamente mal realizzata e di scarso interesse rispetto alla prima parte.

I Duffer Brothers originariamente volevano dirigere il film, ma non erano abbastanza affermati per essere presi i considerazione. I due filmmakers hanno creato la serie tv Stranger things il cui cast include Finn Wolfhard (Richie) e rende omaggio a Stephen King.

E ora di nuovo eccolo qui pronto a terrorizzarci, o almeno a provarci, il nuovo It: capitolo uno, conosciuto anche semplicemente come It (It: chapter one), un film del 2017 diretto da Andrés Muschietti. La pellicola ha come protagonista Bill Skarsgård nel ruolo dell’entità demoniaca Pennywise / It e Jaeden Lieberher nei panni di Bill Denbrough. Il film si concentra sugli avvenimenti narrati nelle parti del romanzo ambientate tra il 1957 e il 1958 (ottobre 1988 – settembre 1989 nella trasposizione cinematografica), mentre un sequel previsto per il 6 settembre 2019 sarà dedicato alle restanti vicende che saranno ambientate intorno al 2015. Ma per ora, senza sviare troppo, cercheremo di analizzare questo primo capitolo con una certa obiettività, possibilmente.

In molti attendevano questo remake e in molti avevano una grande aspettativa al riguardo. Forse per questo, come al solito, bisogna cercare di osservare il film da una certa prospettiva. Un horror, si sa, non ha mai un’accoglienza gradita tra le fila dei critici cinematografici e raramente questi film riescono a sbancare al botteghino. Soprattutto un film tratto da un libro che suscita molto interesse come It ha davanti a se una folta schiera di oppositori che guarderanno quest’opera con un’occhiata veloce, certo è che di pregiudizi questo film ne aveva già sin da prima che uscisse in sala.

Muschietti realizza un prodotto dall’aspetto estetico e tecnico di alta qualità, le ambientazioni sono ben costruite sebbene vi siano state delle modifiche sulla cronologia storica di locazione rispetto al romanzo. Di fatti qui siamo alla fine degli anni Ottanta rispetto agli anni Sessanta descritti da King, ma questo poco importa perché al film viene data nuova linfa vitale e una rinfrescata in previsione di un sequel totalmente ambientato ai giorni nostri.

Circa sei mesi prima dell’uscita nelle sale, il film è stato mostrato in anteprima a Stephen King che ha detto che il film ha superato le sue aspettative e che i produttori hanno fatto «un ottimo lavoro».

Bill Skarsgård nel ruolo di Pennywise è strepitoso e convince, il film viaggia su dei buoni ritmi e la fluidità narrativa e di montaggio ci consente facilmente di prestare attenzione allo svolgersi degli eventi, ma soprattutto con grande curiosità e interesse. Per chi come me apprezza questo genere di film, purtroppo l’unica pecca di It è che non mette paura, almeno non quanto dovrebbe. Ci si aspetta di più, forse anche troppo. Bellissimi effetti speciali, alcuni davvero impressionanti, ma tutti scontati e quasi “telefonati”. La sceneggiatura è ben ricostruita e l’adattamento, seppur non fedele al libro, rimane non cosi squallido come quello visto nella miniserie degli anni Novanta.

All’8 novembre 2017 il film ha incassato 677.718.326 dollari, di cui 326.118.326 in Nord America, battendo Il sesto senso (672.806.292 milioni), diventando così il film horror con maggiori incassi nella storia del cinema. In Italia la pellicola ha incassato 1.2 milioni di euro nel primo giorno, diventando la miglior apertura di sempre per un film horror, e 6.480.375 euro nel primo fine settimana di programmazione, posizionandosi come il secondo miglior weekend dell’anno dopo La bella e la bestia. È il film horror con l’incasso più alto del 2017 ed è all’ottava posizione nella classifica dei film con il maggior incasso del 2017.

Alcuni fan avrebbero voluto riportare per questo film gli attori bambini della miniserie tv del 1990 per interpretae i ruoli adulti. In quel caso Bill avrebbe dovuto subire un recasting a causa della morte di Jonathan Brandis, mentre Marlon Taylor e Jarred Blancard, che hanno interpretato i ruoli di Mike e Henry, hanno detto entrambi che se avessero avuto la possibilità di riprendere i loro ruoli, avrebbero accettato.

Perciò cosa dire di It? Può piacere, indubbiamente non è un brutto film, e nonostante il genere racchiuda in se molti dei valori che King tende a evidenziare nelle sue opere, come i rapporti umani e il valore delle promesse, dell’onestà e della fedeltà, ho goduto nel seguire questa avventura. Più simile a un thriller che a un horror, questo film appaga e regala quasi due ore di intrattenimento di buona qualità, ma non aspettatevi di saltare dalla paura, a meno che non siate dei deboli di cuore.

Aspetteremo dunque il 2019 per vedere il seguito e allora avremo una chiara visione del quadro completo. Fino a questo momento It supera la sufficienza, ma state all’occhio! L’incubo di Pennywise non si fermerà mai, e se davvero siete in cerca di grandi emozioni e siete dei buoni lettori, fate una gran bella cosa. Rimediatevi il libro e provate a leggerlo, se avete il coraggio…

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