In viaggio con i passengers dello spazio

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Ho visto il film in compagnia di mio figlio e già questo è un miracolo: trovare un giorno libero tra i suoi impegni. Siamo una famiglia spaziale: se c’è dello spazio in un film noi lo dobbiamo vedere, e questo, in particolare, suscitava la mia curiosità già dal titolo: Passengers. Pensare veramente, un giorno, di diventare passeggeri dello spazio è una delle mie fantasie più recondite. Pensare di poter effettuare un volo tra la Terra e Plutone con la stessa facilità con cui oggi prenotiamo sulle compagnie lowcost un Milano – New York mi fa venire i brividi a fior di pelle. Sorseggiare il tuo Sex on the Beach mentre fuori dal finestrino passi sopra la Via Lattea beh questo sarebbe fantastico. Il film in questo caso è stato di parola, questa nave spaziale gigantesca che trasporta milioni di esseri umani dormienti per più di 100 anni è decisamente fantascienza. In realtà, le cose non vanno per il verso giusto e tra le centinaia di persone alcune capsule si guastano e, per questo motivo, questi sfortunati passeggeri si svegliano troppo presto dal sonno criogenico in cui sono stati ibernati.

Devo dire che il ritmo non è  sempre brillante ed è, a tratti, claustrofobico, dato  che il film è girato interamente all’interno dell’astronave. Io sono sempre curiosa di vedere le tecnologie che vengono utilizzate in questa categoria di film perchè  saranno sicuramente le stesse che avremo tra qualche anno nelle nostre case. È una vita che sogno di avvicinarmi a un schermo, digitare, scegliere quello che vorrei mangiare e vederlo materializzarsi sotto i miei occhi. Qui è possibile, come l’androide con cui fare due chiacchiere al bar mentre prepara il tuo cocktail preferito, oppure i simpatici robottini che puliscono ogni volta che cade per terra una briciola, senza neanche doverli accendere: si muovono in autonomia, basta che ci sia qualcosa da pulire. Ecco, questa è sicuramente una delle tecnologie che vorrei comparisse domani in casa mia: qualcuno si ricordi delle casalinghe disperate… please.

Un messaggio chiaro e forte è arrivato però, anche fra cinquemila anni sarà sempre presente il divario sociale, e lo si capisce già dal mattino quando il nostro povero Chris Pratt è costretto, visto il suo codice di semplice meccanico, a mangiarsi una palla di sbobba con il caffè , mentre la nostra angelica e ricca Jennifer Lawrence si sazia di croissant e crepes francesi… C’est la vie, direbbe qualcuno.

I protagonisti principali sono i due poli di una batteria: lui fisico razionale concreto, in due parole, un ingegnere meccanico che ha puntato tutto quello che aveva su questo viaggio per ricominciare da zero in un nuovo mondo; lei eterea sofisticata intellettuale, in una parola “scrittrice”, nessun problema economico, per curiosità ha deciso di intraprendere questa avventura per poter essere la prima blogger del nuovo mondo e poter scrivere il suo primo romanzo su tutto quello che le succederà, testimone privilegiata di una nuova era.

Se posso dire la mia, la coppia Pratt – Lawrence non ha reso al massimo: ci sono alchimie tra due attori che non si possono ripetere con altri, e mi spiace perché comunque Pratt è proprio un bel vedere, ma la magia o c’è o non c’è, non si può fingere. È anche vero che forse questa sensazione è esattamente quella che il regista Morten Tyldum voleva far arrivare al pubblico: questi diversi mondi umani lontani tra loro, che cercano un modo per avvicinarsi senza per questo cambiare la propria natura. Infatti durante il film si sente questo avvicinamento progressivo, e pian piano, le differenze tra i due diventano i punti di unione che trasformano la loro relazione. L’unico modo che trovano per poter sopravvivere sulla nave, è quello di trovare il lato positivo, cercando in ogni suo angolo un motivo per andare avanti e non arrendersi. L’unica chance è quella di non rimanere passivi intrappolati, ma di reagire e modificare la realtà a proprio piacimento. L’altro messaggio fondamentale presente in questo lungometraggio è l’interpretazione che ognuno di noi da alle famigerate white lies, e qui si potrebbe parlare per secoli dei pro e contro: tutti abbiamo ragione, ma alla fine qualsiasi sia la tua scelta, la verità è che devi solo avere il coraggio di convivere con la decisione che hai preso, niente di più.

A parte questo il film contiene anche piccole gioie per noi aspiranti astronauti, come una passeggiata nello spazio, con tanto di tuta vintage rivisitata e un luogo in particolare,  la piscina della nave con vista “nello” spazio… Ecco, io ho immaginato di essere dentro quella piscina per tutta la durata del film e se solo un giorno potrà accadere sarò felice di aver avuto questa immagine grazie a questo film.


A questo punto qualcosa di brutto doveva pur accadere, e lo sappiamo tutti, ma non posso dirvi di più… Posso ricordarvi che i due protagonisti sanno benissimo come gestire gli imprevisti catastrofici, viste le loro referenze (Pratt con I guardiani della Galassia, la Lawrence con Hunger games) la situazione è sotto controllo, ma con un finale inaspettato, anzi… Sembra non finire.

Dove vederlo:

Cinelandia Como alle 22.15
Uci Cinemas di Montano Lucino alle 22.30

2 commenti

19 gennaio 2017 alle 12:29

Anche io l’ho visto e a me è piaciuto , li per li ho avuto la sensazione che fosse mancato qualcosa ma non so cosa ma tutto sommato lo rivedrei per cogliere qualcosa che mi è sfuggito. Ho adorato il pezzo della piscina che perdendo la gravità ha riversato l’acqua in una gigantesca bollabolla. Ale

19 gennaio 2017 alle 22:35

Beh che dire, io non ho visto questo lungometraggio, ma la tua descrizione così minuziosa nei particolari e talmente precisa mi ha dato la sensazione di essere lì con te. Sarebbe bello se davvero riuscissimo a vivere almeno in parte ciò che hai descritto cuginetta, nel frattempo continuerò ad essere una casalinga e lavoratrice esaurita ? Un abbraccio a presto per un tuo prossimo articolo!!!!! ?

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