Il sangue verde di Segre, il calor bianco de Il Rebus

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Andare al cinema a Milano un martedì sera: perché mai?, dirà qualcuno… Per fiducia nei confronti de Il Rebus, che non delude mai le aspettative. Per curiosità rispetto al documentario che è stato presentato: Il sangue verde di Andrea Segre. Perché è importante sostenere iniziative il cinema , soprattutto quello indipendente , anche tramite la raccolta fondi. Perché passare del tempo con gli amici, chiacchierando di argomenti più o meno seri, è un’ottima conclusione di giornata.

Qualunque sia stato il motivo che ha spinto me e altri ad andare al Plinius, sappiamo che ne è valsa la pena. Il sangue verde ci ha tenuto incollati allo schermo : i fatti di Rosarno sono troppo vicini a noi – nel tempo e nello spazio – per non esserne coinvolti. Abraham, Amadou, John e gli altri raccontano in maniera lucida le sconvolgenti condizioni in cui hanno vissuto e lavorato, le vessazioni dei caporali e gli scontri. Qualcuno di loro a Rosarno si è trovato costretto a tornarci, altri hanno cercato fortuna altrove. Il coinvolgimento della ‘Ndrangheta, che si è infiltrata nel tessuto sociale fin dai tempi del secondo dopoguerra, completa il quadro della situazione, ben delineata anche dall’ex sindaco di Rosarno.

Problemi tecnici con la Skype call a parte, anche il confronto con il regista è degno di nota: Segre non indugia sull’aspetto emotivo del documentario, il cui intento è stato fotografare e raccontare in maniera nitida quel mondo, solo apparentemente lontano dal nostro. I ragazzi de Il Rebus ci hanno poi coinvolto con la loro musica: Vuoti a rendere, Quello che non dico, ma soprattutto Nei ghetti d’Italia e Questo non è un uomo, trasposizioni di un editoriale scritto nel 2010 da Adriano Sofri. Da sempre sensibile all’argomento, non è un caso che la band abbia musicato – ed eseguito in questa occasione – pezzi come questi.
Alla prossima, magari in un cinema comasco…

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