Il primo meraviglioso spettacolo

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Una proiezione davvero speciale giovedì 9 marzo alle 21 al Cinema Astra di viale Giulio Cesare 3. Sullo schermo Il primo meraviglioso spettacolo, film di Davide Sibaldi patrocinato da Amnesty International «per aver deciso di approfondire la realtà italiana attuale sulle tematiche dell’immigrazione e dell’inclusione necessaria e positiva», e sostenuto dall’Unicef «per la grande sensibilità e delicatezza con cui affronta il tema della discriminazione del diverso e dello straniero». «È un film – spiega Sibaldi, che sarà presente in sala – che attraverso il racconto della creazione di un grande spettacolo teatrale realizzato con 45 bambini di 8 anni provenienti da undici Paesi differenti (Italia, Etiopia, Nigeria, Ghana, Marocco, Cina, India, Pakistan, Romania, Albania e Serbia), alcuni dei quali con problemi psichici, affronta il delicato tema dell’integrazione dei più piccoli e dei loro genitori nel Nord Italia, concentrandosi sugli aspetti positivi di tali argomenti e descrivendo un esempio di perfetta e gioiosa unione tra individui. Un film per grandi sui grandi, sui bambini e sui loro bambini interiori».

«L’anno scorso ho scritto e illustrato un libro per bambini e adulti, Giuseppe e lo sputafuoco, presentato al Salone del libro di Torino 2016 e patrocinato da Amnesty International, incentrato sulla tematica della famiglia e dei rifugiati. In breve la storia è quella di un padre che porta via il figlio di otto anni (protagonista della storia e punto di vista del lettore) da una terra di guerra e disperazione dove regnano bande di pirati capitanati da un tetro dittatore. Dopo la fuga via mare padre e figlio raggiungono una nuova terra dove sono splendidamente accolti dagli indigeni che li proteggono dagli inseguitori (non ci sono uccisioni né battaglie). Li compiono molte esplorazioni e dopo aver portato conoscenze e bellezza agli indigeni e averne ricevute altrettante partono per altri viaggi. Il libro parla dell’infanzia, dei rifugiati, dell’immigrazione e dell’integrazione non incentrandosi solo sulla cupezza e sulla disperazione iniziale ma, una volta usciti dalle mani del dittatore, tutta la storia si incentra sulla bellezza dell’unione di diverse culture e della libertà.

Da questo libro, l’estate scorsa, una grande scuola elementare lombarda ha tratto uno spettacolo teatrale dove recitano 45 bambini di 8 anni. Tutte le loro famiglie hanno partecipato allo spettacolo creando vestiti, oggetti di scena e attrezzature. Ma di questi 45 bambini la metà sono immigrati di prima o seconda generazione e provenienti da Nigeria, Ghana, Etiopia, Pakistan, India, Marocco, Cina, Albania, Romania, Serbia. E alcuni dei bambini hanno problemi psichici come autismo più o meno grave. Questo spettacolo è stato creato per unire ulteriormente i bambini delle differenti culture e capacità psichiche. E su questo spettacolo ho realizzato un film documentario Il primo meraviglioso spettacolo, uscito a gennaio. Il filmato si divide in tre parti: la storia del libro sui rifugiati raccontata a cartoni animati; il making of dello spettacolo teatrale, da quando i bambini non sanno recitare a quando realizzano la bellissima rappresentazione; settanta interviste a trentacinque bambini dello spettacolo e altrettanti genitori da tutto il mondo sul tema dell’infanzia, perduta e ritrovata, e sul tema dell’integrazione di stranieri e bambini con handicap e dell’immigrazione.

Giuseppe e lo sputafuoco

La particolarità ulteriore di questo documentario è che affronta l’immigrazione concentrandosi sugli aspetti positivi e gioiosi. Non per ipocrisia ma perché tutti gli intervistati hanno già attraversato il Mediterraneo o altri mari e territori. Ma trent’anni fa. Quindi ora sono perfettamente inseriti nella società italiana e si trovano molto bene. Molti cinema, comuni, scuole, associazioni e centri richiedono già il documentario e il libro perché entrambi parlano dell’immigrazione e dei rifugiati portando alla luce gli aspetti positivi e ottimi dell’unione di diverse culture e non concentrandosi, come tutte le opere che sono in circolazione adesso, solo sul dolore e la distruzione. Parti molto presenti certo ma spesso parti che sviano da un’idea di ottimo futuro possibile».

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