Il Lake Como Film Festival si fa in tre

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Venerdì 30 giugno il Lake Como film festival si fa, letteralmente, in tre. Iniziamo dalla fine, perché, alle 21.30, si terrà la prima proiezione in piazza Grimoldi. Il film è The odyssey di Jérôme Salle, biopic di Jacques Cousteau, il grande esploratore, oceanografo, regista. È il primo appuntamento della sezione Notti di viaggio in città. Per Longscapes, invece, alle 18 all’Università dell’Insubria a Sant’Abbondio, un incontro tra parole e immagini in movimento a cura di Chiara Codetta Raiteri: Dalla frontiera americana a madre India. Infine una nuova doppia proiezione nel pomeriggio alle 16.30 e la sera alle 21.30 all’Università dell’Insubria a Sant’Abbondio per il concorso Longscapes. Il film in programma è Spoor di Agnieszka Holland. La proiezione pomeridiana si terrà in aula magna, al primo piano, sala che ospiterà anche quella serale in caso di maltempo, altrimenti nel meraviglioso spazio dei giardini all’aperto, tutto da scoprire. Ingresso libero.

Spoor di Agnieszka Holland


Spoor (Polonia / Germania / Repubblica Ceca / Svezia, 2017, 128 minuti) di Agnieszka Holland con Agnieszka Mandat-Grabka, Wiktor Zborowski, Jakub Gierszal e Patrycja Volny

La signora Duszejko è un’anziana signora che insegna l’inglese ai bambini di un villaggio situato al confine tra Polonia e Repubblica Ceca, nei Sudeti. Un giorno le sue due cagne, a cui è affezionatissima, scompaiono. Alcuni mesi dopo è lei a scoprire il cadavere di un vicino, un bracconiere. Le uniche tracce che conducono a questa morte misteriosa, che non sarà l’unica, sono quelle degli zoccoli di un capriolo. Una vita sul crinale tra due mondi e due sfere di spiriti, quelli delle montagne e quelli delle città. In effetti, la Duszejko, donna libera e forte, porta avanti con forza le sue idee e lotta con ogni mezzo contro la brutalità dei cacciatori, trovando legami e inaspettate alleanze con alcune persone, solitarie e bizzarre. Con Spoor, la Holland dà fondo a quella visceralità densa, quella tensione all’irrazionale, che spesso ha attraversato il suo cinema, che qui si espande tra paesaggi brumosi, nella predizione di un nuovo regno millenario di armonia tra l’uomo e la natura.


Dalla frontiera americana a madre India. Incontro tra parole e immagini in movimento a cura di Chiara Codetta Raiteri.

Chiara Codetta Raiteri

La frontiera del western americano, le trincee della prima guerra mondiale, il bush australiano, l’Africa coloniale, la campagna di Madre India, gli altipiani cinesi, le zone di confine: il paesaggio inscritto nello schermo cinematografico diventa una «porzione di spazio dotata di significato» (Massey). Il paesaggio è il luogo in cui si muove la definizione di sé e dell’altro, in cui si leggono i confini dell’appartenenza. Il cinema ha avuto un ruolo decisivo nel narrare e, quindi, nel costruire la nazione come “comunità” fornendo immagini e linguaggi condivisi, modelli di comportamento e valori di riferimento. La nazione ha bisogno di produrre e spazializzare confini, e il cinema fornisce i paesaggi, visuali e simbolici, per immaginare quei confini. Così il paesaggio diventa un personaggio vero e proprio che, con la sua forza visuale ed estetica, offre una rappresentazione mitica e unitaria della nazione. Si offre un percorso accompagnato da una selezione di sequenze cinematografiche, per raccontare l’intreccio tra nazione, cinema e paesaggio in diverse epoche e nazioni. Chiara Codetta Raiteri si laurea prima in scienze politiche con una tesi di ricerca negli archivi Luce che esplora i cinegiornali come risorse dell’immaginario nazionale, e poi in scienze antropologiche ed etnologiche con particolare attenzione all’antropologia estetica e politica. Musicista e insegnante, ha collaborato con il regista Andrea Zambelli, come aiuto regista e ricercatrice per il documentario Di madre in figlia prodotto da RossoFuoco. Attualmente vive a Como dove si occupa delle intersezioni tra musica, cinema, antropologia e Giappone.


The odyssey (Francia, 2016, 122 minuti) di Jérôme Salle con Lambert Wilson, Audrey Tautou, Pierre Niney e Laurent Lucas

Siamo nell’estate del 1946. Jacques Cousteau, la moglie Simone e i loro due figli, Philippe e Jean-Michel, vivono la loro quotidianità in una bellissima casa sul mare. Ma questo sembra non bastare. Lui, il grande esploratore, oceanografo, regista, insegue il sogno del mare, diventata la vera vocazione ed ossessione, alla quale però dedicherà reportage unici e memorabili. Una scelta di vita, ma che si rivelerà tormentata e complessa. Non è una semplice biografia, semmai un viaggio emozionale per raccontare prima di tutto l’uomo, tra pubblico e privato, e quella fascinazione per i misteri dell’oceano che lo hanno fatto diventare però una delle icone assolute.

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