Il Lake Como Film Festival raddoppia al Monumento ai Caduti

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Il Lake Como Film Festival rinnova la doppia proiezione al Monumento ai Caduti, già sperimentata con grande consenso e successo nelle passate edizioni della manifestazione cinematografica che, in questa occasione, si ricollega a Territori cinema architetture, rassegna organizzata con l’Ordine degli architetti di Como. Alle 21.30, sul lato destro, Il bambino che scoprì il mondo del brasiliano Alê Abreu, sul lato sinistro Homo Sapiens, documentario del regista viennese Nikolaus Geyrhalter presentato nella sezione Forum della Berlinale del 2016. Le proiezioni sono gratuite.

Una suggestiva immagine da Homo Sapiens di Nikolaus Geyrhalter


Il bambino che scoprì il mondo (Brasile, 2013, 80 minuti) di Alê Abreu

Un bambino vive con i suoi genitori in campagna e passa le giornate in compagnia di ciò che gli offre la natura che lo circonda: pesci, alberi, uccelli e nuvole, tutto diventa pretesto per un gioco e una risata, briglie sciolte alla fantasia. Ma un giorno il padre parte per la città in cerca di lavoro. E il bambino, a cui il genitore ha lasciato nel cuore la melodia indimenticabile che gli suonava sempre, mette in valigia una foto della sua famiglia e decide di seguirne le tracce. Si troverà in un mondo a lui completamente ignoto, fatto di campi di cotone a perdita d’occhio, fabbriche cupe, porti immensi e città sovraffollate. Affronterà imprevisti e pericoli per terra e per mare, crescerà, ma qualcosa di quel bambino che si tuffava in mezzo alle nuvole in lui rimarrà sempre.«Non ho cercato di disegnare per forza come i bambini, quello che volevo trovare era la stessa libertà che sperimentano i bambini quando disegnano». Ne Il bambino che scoprì il mondo, vincitore di numerosi premi internazionali, Alê Abreu mescola colori e tecniche: pastelli a olio, matite colorate, collage da giornali e riviste. Il regista ha disegnato tutti gli sfondi e si è occupato personalmente di tutte le animazioni che hanno comunque richiesto l’impegno di decine di animatori e cinque anni di lavoro.


Homo Sapiens (Svizzera / Germania / Austria, 2016, 94 minuti) di Nikolaus Geyrhalter

Presentato nella sezione Forum del Festival di Berlino del 2016, Homo Sapiens è l’ultimo documentario dell’austriaco Nikolaus Geyrhalter, una sinfonia malinconia e inquietante, attraverso le rovine della nostra civiltà: arene e teatri abbandonati, parchi giochi in rovina, parcheggi, centrali nucleari in disuso, ospedali senza più letti. Neanche le chiese sopravvivono all’obsolescenza precoce. Il regista ci accompagna con rigorosissimi piani fissi, che sembrano evocare suggestioni pittoriche, attraverso una serie di opere dell’ingegno umano, che la natura sembra pian piano inghiottire: la neve cade dai soffitti sfondati, le foglie ricoprono gli scivoli, l’erba si fa largo nel cemento. In sottofondo si odono solo lo scorrere dell’acqua, il canto degli uccelli, il rumore del vento. La realtà sconfina nella fantascienza apocalittica. Il mondo che osserviamo è devastato dall’abbandono e dalla decadenza. Quello di Geyrhalter è un monito lucidissimo e di straordinaria potenza visiva.

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