Il labirinto del silenzio per il Cinema di qualità

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Fino alla fine degli anni Cinquanta nessun tedesco avrebbe saputo rispondere seriamente alla domanda «Cos’è successo ad Auschwitz?». E non era l’omertà di un popolo, ma un rimosso forzato collettivo. Un momento che il regista italiano d’origine, tedesco d’adozione Giulio Ricciarelli, racconta in questo film in programma il 19 e 20 aprile al Lux di Cantù.

Il labirinto del silenzio (Germania, 2014, 124 minuti) di Giulio Ricciarelli con Alexander Fehling, André Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch e Hansi Jochmann
Francoforte, 1958. Johann Radmann è un giovane procuratore deciso a fare sempre «quello che è giusto». Un principio, il suo, autografato sulla foto del genitore, scomparso alla fine della Seconda guerra mondiale e di cui conserva un ricordo eroico. Ma i padri della nazione, quella precipitata all’inferno da Hitler, a guardarli bene sono più mostri che eroi e Johann dovrà presto affrontarli. Avvicinato da Thomas Gnielka, giornalista anarchico e combattivo, conosce Simon, artista ebreo sopravvissuto ad Auschwitz e a due figlie gemelle, sottoposte a test crudeli dal dottor Josef Mengele. Simon ha riconosciuto in un insegnante di una scuola elementare uno degli aguzzini del campo di concentramento. Come lui, molti altri ‘carcerieri’ e ufficiali sono tornati alle loro vite rimuovendo colpe orribili. Colpito dal dolore di Simon e dall’ostinazione di Thomas, Johann decide di occuparsi del caso. Schiacciato tra il silenzio di chi vorrebbe dimenticare e di chi non potrà mai dimenticare, il procuratore chiede consiglio e aiuto a Fritz Bauer, procuratore generale, che gli darà carta bianca e il coraggio di perseverare. Testimonianza dopo testimonianza, Johann Radmann prende coscienza dell’orrore, ricostruisce il passato prossimo della Germania e avvia il ‘secondo processo di Auschwitz’.

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