Il diritto di contare 35mm sotto il cielo

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Lincoln, 12 anni schiavo, Selma, perfino – a modo suo – Django unchained: il cinema hollywoodiano sta raccontando da capo la storia degli afroamericani, anzi, degli africani in America, dal passato sempre troppo recente, che li ha visti affrancarsi dalla schiavitù suscitando una guerra civile e l’assassinio di un presidente, a quello che è accaduto dopo, quella condizione di nuova e diversa schiavitù, quel chiudere gli occhi che ha portato alla segregazione razziale (da una parte una concessione – se così si può dire – agli stati del Sud degli Usa, dall’altra un’ennesima sospensione dei diritti umani: come a dire schiavi no, ma uomini a pieno titolo neppure). E ognuno di questi lungometraggi cerca di rinfrescare la memoria, in un momento duro per gli Stati Uniti, penalizzati dalla crisi economica che ha colpito soprattutto, le fasce più deboli della popolazione e rinfocolando antichi contrasti che riportano alla superficie il fantasma strisciante del razzismo, sempre meno camuffato. Anche Il diritto di contare contribuisce. Il film in programma mercoledì 6 e giovedì 7 settembre alle 21.30 in piazza Martinelli per la rassegna 35mm sotto il cielo, ci riporta negli anni Sessanta per mostrarci la modernissima e futuribile Nasa che vuole mandare un uomo – bianco, che domande? – nello spazio, ma si adegua alle leggi considerando il personale di origine africana come serie B (per non dire di peggio). Se, poi, a domandare rispetto sono tre donne, ecco che razzismo e sessismo vanno a braccetto, ma le cose possono cambiare.

Il diritto di contare (Usa, 2017, 127 minuti) di Theodore Melfi con Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner e Kirsten Dunst
Nella Virginia segregazionista degli anni Sessanta, la legge non permette ai neri di vivere insieme ai bianchi. Uffici, toilette, mense, sale d’attesa, bus sono rigorosamente separati. Da una parte ci sono i bianchi, dall’altra ci sono i neri. La Nasa, a Langley, non fa eccezione. I neri hanno i loro bagni, relegati in un’aerea dell’edificio lontano da tutto, bevono il loro caffè, sono considerati una forza lavoro flessibile di cui disporre a piacimento e sono disprezzati più o meno sottilmente. Reclutate dalla prestigiosa istituzione, Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson sono la brillante variabile che permette alla Nasa di inviare un uomo in orbita e poi sulla Luna. Matematica, supervisore (senza esserlo ufficialmente) di un team di ‘calcolatrici’ afroamericane e aspirante ingegnere, si battono contro le discriminazioni (sono donne e sono nere), imponendosi poco a poco sull’arroganza di colleghi e superiori. Confinate nell’ala ovest dell’edificio, finiscono per abbattere le barriere razziali con grazia e competenza. Biglietti a 7 euro ridotti a 6 per i soci Arci e a 5 per under 18 e over 65.

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