Il cinema va a teatro e porta Velvet Goldmine

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L’anno scorso, nella tranche al Sociale Il cinema va a teatro della rassegna I lunedì del cinema, Alberto Cano aveva selezionato L’uomo che cadde sulla terra di Nicolas Roeg, grande veicolo cinematografico per David Bowie, scomparso da qualche mese. Quel film giocava con l’idea di un arista alieno figlia di Ziggy Stardust, personaggio incarnato per tutto il biennio 1972 – 1973 che aveva spinto i produttori a ingaggiare il cantante che, peraltro, si era distinto come rocker spaziale per eccellenza già con Space oddity. Ma Bowie era già altrove, si era lasciato alle spalle il glam e il glitter per trasformarsi nell’etereo Thin White Duke. Ma per chi vuole vedere il David precedente lunedì 23 gennaio c’è  Velvet goldmine di Todd Haynes. Non un biopic, ma la storia della star fittizia Brian Slade e dei suoi rapporti con Curt Wild si avvicina a quella che accomunò Bowie a Iggy Pop (ma nei due personaggi ci sono anche elementi, di Marc Bolan e Lou Reed, rispettivamente). Il titolo del film, naturalmente, è quello di un brano delle session di The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, rimasto inedito per qualche anno. Ma la versione originale non si ascolta nel film: Bowie si riconobbe a tal punto, che minacciò di denunciare tutti se la sceneggiatura non fosse stata cambiata. Nella colonna sonora si ascoltano brani di artisti vicini all’artista in quegli anni – Brian Eno, Lou Reed, T. Rex, Roxy Music, Steve Harley & Cockney Rebel – di eredi come Placebo e Pulp, ma soprattutto i Venus in Furs, la band creata appositamente per il film con Thom Yorke dei Radiohead alla voce. Un grande film a luce rock con una struttura che non ha pura di ricalcare quella di un classico come Quarto potere.

Velvet goldmine (Usa / Gran Bretagna, 1998, 123 minuti) di Todd Haynes con Ewan McGregor, Jonathan Rhys-Meyers, Toni Collette, Christian Bale e Eddie Izzard
Agli inizi degli anni Ottanta Arthur, un giornalista inglese che lavora in un quotidiano di New York, riceve l’incarico di scrivere un articolo sulla vicenda di Brian Slade, mitica star del ‘glam rock’, scomparso improvvisamente dalle scene all’apice della fama. Arthur, da ragazzo, era stato tra coloro che avevano per Slade una vera passione. Con qualche emozione, Arthur cerca di ricostruire il quadro di quegli anni: comincia ad analizzare il rapporto tra Brian e la moglie Mandy, rintracciandola in un locale di secondo piano e invitandola a ricordare la sua storia con Brian. Si torna così alla Londra degli anni Settanta, quando ormai dilaga la moda di una musica rock che deve essere sempre più sfrenata e narcisista. Slade si adatta subito a quel clima esibizionistico, indossa abiti sgargianti, pettinature dai colori vistosi, soprattutto insiste sull’ambivalenza e la sfrenatezza degli atteggiamenti sessuali. Si sposa e va in America dove incontra Curt Wild, altra star del rock, di cui diventa intimo amico, lo porta a Londra, la moglie esasperata lo maledice. Si torna agli anni Ottanta e Arthur telefona a Curt Wild che lo invita al concerto di Tommy Stone. Arthur vi si reca, e osserva: quel Tommy somiglia proprio a Brian… Biglietti a 7 euro.

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